Greenwashing: quando l’architettura è falsamente sostenibile

La scorsa settimana abbiamo introdotto il tema del greenwashing, la pratica che alcune aziende, istituzioni od organizzazioni mettono in atto allo scopo di attribuirsi un’immagine falsamente ecologica. Abbiamo analizzato la questione sotto un profilo generale e valutato che tra i rischi maggiori che comporta, oltre ai danni all’ambiente, vi è quello di stimolare la sfiducia ed il disinteresse di clienti e consumatori nei confronti di tali tematiche.

All’interno di questo nuovo post cercheremo di entrare un po’ più nello specifico soffermandoci sul greenwashing “applicato” all’architettura. Negli ultimi anni infatti, parallelamente all’aumento della sensibilità verso una progettazione sempre più attenta ai temi della sostenibilità, abbiamo assistito anche alla crescita della disponibilità e dell’efficienza di prodotti, tecniche e tecnologie volte al risparmio dell’energia e delle risorse. Ma è tutto oro ciò che luccica? O meglio: è davvero sostenibile tutto ciò che viene definito tale?

Greenwashing

Fonte: www.vvox.it

Purtroppo non è sempre così e può capitare, pertanto, di imbattersi in progetti, edifici o prodotti per l’edilizia (materiali da costruzione, impiantistica, ecc.) falsamente sostenibili o che lo sono per certi aspetti ma non per altri. Anche in questo settore, quindi, occorre fare bene attenzione alla qualità sia delle scelte progettuali sia dei componenti e delle tecniche impiegati nella realizzazione, distinguendo tra chi svolge il proprio lavoro con serietà e correttezza e chi, invece, mira semplicemente alla “conquista” di nuove porzioni di mercato attraverso operazioni di marketing ingannevole. Da questo punto di vista, uno degli esempi più diffusi di greenwashing architettonico è quello di edifici definiti “green” perchè dotati di impianti di ultimissima generazione o che utilizzano energie rinnovabile ma che fanno registrare pessime prestazioni sotto il profilo delle dispersioni termiche. Questo perchè la qualità della componente impiantistica è sì molto importante ai fini di un’architettura efficiente dal punto di vista energetico, ma non è la sola determinante: ruoli fondamentali sono infatti rivestiti anche, ad esempio, dai materiali impiegati per i tamponamenti esterni e dalle loro combinazioni, o dalla forma e dall’orientamento dell’edificio.

Il punto di partenza per la buona progettazione di edifici sostenibili è quello che consiste proprio nell’analisi e nell’adeguato sfruttamento del contesto e delle sue caratteristiche, come il tipo di clima, la luce naturale, le correnti d’aria. Da ciò dovrebbero derivare le prime scelte formali e quelle relative ai materiali ed alle tecnologie, come l’ipotesi di brise-soleil per proteggere fronti particolarmente soleggiati oppure la previsione di tipi di involucro in grado di ottimizzare gli scambi di calore fra interno ed esterno nelle diverse stagioni e di rendere l’edificio quanto più possibile capace di riscaldarsi e raffrescarsi in maniera passiva. Infine vi è la progettazione della componente impiantistica, che dovrebbe presupporre il ricorso anche a fonti rinnovabili di energia, ma i cui vantaggi risulterebbero poco efficaci o addirittura nulli nel caso in cui il progetto non tenga conto (almeno parzialmente) delle precedenti ipotesi.

Greenwashing

Fonte: www.abitarebios.it

Un altro fattore utilizzato per valutare la sostenibilità di un prodotto è l’impatto che esso ha sull’ambiente per tutta l’intera durata del suo ciclo di vita: dal punto di vista dell’architettura ciò implica la necessità di scegliere materie prime che siano, ad esempio, di origine naturale, riciclate o riciclabili, di provenienza quanto più possibile locale, a loro volta prodotte in maniera ecocompatibile. La preferenza di una piuttosto che di un’altra, in ogni caso, va contestualizzata e valutata in rapporto a tutto il complesso delle ipotesi progettuali, oltre che alle proprie caratteristiche: ad esempio l’impiego di componenti in PVC potrebbe garantire, da un lato, costi vantaggiosi e buone prestazioni ma, dall’altro, produrrebbe notevoli problemi di smaltimento al termine del ciclo di vita oltre che danni all’ambiente in fase di produzione.

Greenwashing

Fonte: www.domusweb.it

Sono quindi numerosi gli aspetti che contribuiscono a delineare il concetto di architettura sostenibile: tale varietà può tuttavia costituire un’arma a doppio taglio perchè dà anche la possibilità agli operatori di questa porzione di mercato di focalizzare le loro operazioni promozionali e di marketing su specifici aspetti del progetto, singolarmente considerati, distogliendo l’attenzione da altre questioni più problematiche. Contro queste strategie di greenwashing, lo strumento di difesa migliore di cui disponiamo è l’informazione: l’adeguata preparazione di progettisti, professionisti del settore e dei loro interlocutori, insieme ad esempi di architetture virtuose realizzate e realizzabili, devono essere in grado di fronteggiare lo scetticismo generato dalle progettazioni falsamente sostenibili.

Credits cover: www.prefabbricatisulweb.it

Author: Elena Ottavi



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