Alla scoperta dei grattacieli in legno

L’esigenza sempre più diffusa di avere un’edilizia sempre più efficiente da un punto di vista energetico e meno impattante da un punto di vista ambientale, sta imponendo ai progettisti una rivisitazione, anche culturale, di consolidati processi costruttivi e consuetudinarie tradizioni. Una delle più difficili da scalfire, in Europa, ma soprattutto in Italia, è quella secondo la quale non sarebbe possibile edificare, principalmente, senza l’uso del cemento armato. Un materiale che nel nostro Paese, nell’ultimo secolo, ha trovato un ampio consenso e una legittimazione talmente estesa da escludere qualsiasi possibile alternativa. In America, ma soprattutto in Asia, invece, già da decenni, le costruzioni in legno sono realtà consolidate.

E attingendo da queste esperienze, nella volontà di innovare i processi di costruzione ed esplorando ulteriormente i campi di ricerca della sostenibilità ambientale, alcuni progettisti, da qualche anno, hanno lanciato una sfida, intrigante ed avvincente: realizzare grattacieli in legno. Sfidando il luogo comune per il quale il legno non sia materiale sufficientemente resistente per simili architetture verticali, sono stati progettati e creati già alcuni modelli.

Verificando, inoltre, che conciliare ragioni etiche – il legno, a differenza del cemento armato, è un materiale rinnovabile e assolutamente eco-compatibile – e ragioni estetiche – il legno, opportunamente lavorato, fornisce alte prestazioni per la sua duttilità, oltre ad essere visivamente elegante – non è più utopia. E, allora, in questo ideale giro del mondo, scopriamo i primi grattacieli in legno, nei quali si combinano tecnologia energetica ed alta ingegneria.

Norvegia. Nel 2005, a Trondheim, è stato realizzato un primo esperimento: un edificio con appartamenti per studenti da 5 piani, in seguito ad un concorso proposto dalla Municipalità. Il bando fu vinto dagli Architetti Brendeland & Kristoffersen quando erano ancora degli studenti. Il progetto, molto innovativo per le soluzioni adottate, prevedeva che l’intera struttura fosse realizzata con pannelli prefabbricati lignei; e oltre all’altezza, fu premiata la capacità dei progettisti di mostrare le diverse proprietà del legno, materiale assolutamente versatile.

Inghilterra. A Londra, progettata ed innalzata nel 2009, troviamo la Stadthaus: un edificio torre di nove piani per ventinove appartamenti. Osservandolo dall’esterno, appare come un grande alveare costituito da pannelli laminati di abete bianco: ogni muro è portante e ciò ha consentito agli architetti di “risparmiare” sul 50% delle superfici verticali.

Australia. Da una delle città più estese del mondo, Melbourne, non poteva, forse, non arrivare una delle proposte più innovative del mondo. A firmarla l’architetto Michael Green. Il “Forte Building”, al momento l’edificio in legno più alto al mondo, è un grattacielo di 32 metri, per 10 piani destinati ad appartamenti e prevede un sistema di raccolta delle acque piovane, un sistema di illuminazione con tecnologia Led, parcheggi per car e bike sharing, giardini pensili. Realizzato con pannelli di legno in Cross Laminated Timber, ossia a lamine incrociate, il “Forte Building” ha tagliato 1.400 tonnellate di CO2 nella sola fase di costruzione, rispetto alle emissioni che sarebbero state generate da un edificio in cemento e acciaio. Non solo si è ottenuta un’architettura dalle notevoli prestazioni energetiche, ma si è anche dimostrato, inoltre, come l’adozione del legno sia vantaggioso dal punto di vista ambientale ed economico.

Fonte: www.alchimag.net

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Canada. Lo stesso architetto Michael Green (evidentemente ispirato dal suo cognome!), dopo il progetto australiano, si è ripetuto a Vancouver con il “Tall Wood Buildings”, dove ha ideato due torri alte trenta metri. I due grattacieli ospiteranno residenze ed uffici. Sono stati pensati con l’intenzione di inserire nel contesto urbano involucri edilizi poco energivori. È ormai noto, infatti, che il 47% delle emissioni di CO2 globali provenga dagli edifici, di cui il 10% dai soli materiali da costruzione. Nello specifico, se un edificio in legno di 20 piani arriva a sequestrare fino a 3.100 tonnellate di carbonio, un edificio in cemento di dimensioni analoghe emette fino a 1.200 tonnellate di CO2. Una differenza di ben 4.300 tonnellate equivalenti alla CO2 emessa da 900 auto per un anno intero. Questi grattacieli, dunque, si caratterizzano per la presenza di pannelli solari, per le modalità di trattamento e riciclo dei rifiuti, per il recupero dell’acqua piovana. Il legno utilizzato nelle torri di Vancouver, è possibile leggere nella scheda di progetto, è di due tipi: con filamenti “laminati” (ovvero pezzi di legno incollati) o “lamellati” (strati di legno fusi).

Svezia. Ad oggi è solo un progetto fortemente d’avanguardia, ma il grattacielo “Wooden Skyscraper” – atteso per il 2023 – potrebbe far diventare la città di Stoccolma, e il suo quartiere Marieberg, la sede della torre in legno più alta del mondo, con i suoi 34 piani. Realizzata interamente in legno, con alcune parti della struttura in cemento armato. Le ampie vetrate isolanti, i giardini pensili, i pannelli solari sul tetto e il sistema di raccolta delle acque piovane faranno del grattacielo di legno di Stoccolma un evoluto esempio di bioarchitettura ad alta efficienza energetica e a bassi consumi. Nella volontà di diffondere ulteriormente la consapevolezza che il legno non è solo un materiale da costruzione solido e flessibile, ma anche resistente e versatile. Un materiale, assolutamente rinnovabile ed eco-compatibile, che oggi, opportunamente trattato, resiste più a lungo agli incendi e all’umidità.

Austria. Il legno, quindi, come materiale per un’architettura di qualità che punta non solo a raggiungere performance energetiche sempre più elevate e benefici ambientali diffusi, ma anche vantaggi economici importanti. Questo assioma devono averlo ben compreso anche in Austria, se, precedendo l’esperienza di Stoccolma, entro il 2018, a Vienna, sorgerà il grattacielo in legno più alto del mondo “HoHo”. Il merito sarà degli architetti Rüdiger e Lainer che hanno progettato questo volume. Alto 84 metri, per 24 piani, sorgerà a Seestadt Aspern, periferia del 22mo distretto della capitale. “HoHo” farà risparmiare 2.800 tonnellate di emissioni di CO2, rispetto a una struttura di pari dimensioni in calcestruzzo.

E in Italia?

Il nostro Paese, seppur in ritardo rispetto agli altri Stati richiamati per la sua cronica incapacità di innovarsi e specialmente di avviare sperimentazioni nel campo dell’edilizia, nonostante alcune importanti eccezioni, sta cercando di recuperare il terreno perso. E a Milano, in seguito ad un concorso proposto da Polarisi Investment e Abitare Sociale, è già in fase di realizzazione un complesso di 4 torri alte 9 piani collegate tra loro da edifici di 2 piani, che ospiteranno circa 130 appartamenti, 450 mq di negozi, 220 mq di servizi per gli abitanti e ulteriori 1800 mq di servizi per il quartiere, tra cui un centro di fisioterapia, un bar, car e bike sharing.

Nonostante alcuni passi, incoraggianti, siano stati fatti, la strada per la conversione ecologica dell’edilizia e dell’architettura è, probabilmente, ancora tutta da percorrere. Ai progettisti il dovere di non perdere la bussola, di riorientarla sempre lungo i sentieri della sostenibilità e di procedere ricordando la lezione, pronunciata nel 1995, dall’architetto Giancarlo De Carlo: “L’architettura diventa generosa e significante per gli esseri umani solo se è un’estensione gentile e delicata dell’ordine naturale”.

Author: Giuseppe Milano

Credits Cover: www.alchimag.net



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