Architetti Senza Frontiere: la Secondary School in Cambogia

L’edizione 2015 del Premio Internazionale di Architettura Sostenibile, ideato e promosso dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara e dall’azienda Fassa Bortolo, ha visto la candidatura di oltre cento progetti provenienti da tutto il mondo che sono stati sottoposti al giudizio della giuria presieduta da Thomas Herzog. Ad aggiudicarsi il titolo, o meglio, la Medaglia d’Oro, è stato il progetto Onomichi U2 degli architetti Suppose Design Office, relativo al recupero funzionale di un magazzino nell’area portuale di Onomichi, nella prefettura di Hiroshima. Quello su cui, tuttavia, vogliamo oggi puntare l’attenzione è uno dei due ex aequo premiati con la Medaglia d’Argento: si tratta del progetto della Secondary School per il villaggio cambogiano di Roong, curato da A.S.F. – Architetti Senza Frontiere Italia ONLUS, nel quale materiali e tecniche tradizionali come bambù e terra cruda vengono applicati a soluzioni nuove.

L’intervento nasce dal coinvolgimento di A.S.F. Italia da parte di un’altra ONLUS, Missione Possibile, la quale opera in Cambogia già dal 2005 con attività educative e sanitarie e che aveva già realizzato, nello stesso villaggio di Roong, una scuola primaria: l’esigenza di offrire agli studenti l’opportunità di proseguire il loro percorso di studi, ha portato, a partire dal 2012, all’avvio di questo progetto.

Il nuovo corpo sorge su un lato del lotto a disposizione e lascia così libero il resto dell’area attualmente dedicata per intero al gioco. La posizione dei servizi definisce, tuttavia,il punto di partenza di una successiva espansione e presuppone la futura suddivisione di questo spazio aperto in due cortili distinti, di cui uno per il gioco ed uno per la didattica all’aria aperta.

Architetti Senza Frontiere

Fonte: www.archdaily.com

L’edificio è disegnato come un volume semplice e lineare al cui interno trovano collocazione sei aule disposte in linea e collegate l’una all’altra da un corridoio – portico concepito come luogo di incontro: la pura funzione distributiva viene quindi ridefinita in un ampio spazio (largo 3 m ed alto 5 m al colmo) in cui si svolgono le relazioni ed i giochi degli alunni durante la stagione delle piogge o nei mesi di maggiore caldo.

Fonte: www.archilovers.com

In quest’ottica di valorizzazione degli aspetti pedagogici dei rapporti sociali, grande importanza è stata attribuita allo studio delle soluzioni per gli elementi di separazione fra le aule ed il corridoio: ai tamponamenti in muratura tradizionale sono stati preferiti grandi pannelli fissi in bambù a ritmo variabile (dimensioni 3,6 m x 1,7 m) capaci di garantire il costante rapporto visivo tra chi studia all’interno e chi è fuori oltre a consentire la perfetta ventilazione incrociata degli ambienti e la naturale illuminazione.

Architetti Senza Frontiere

Fonte: www.archilovers.com

Il limite tra interno ed esterno, cioè tra il portico ed il cortile, è definito da un diaframma costituito da una serie di setti murari di dimensione variabile ma con passo strutturale costante pari a 2,3 m. In tal modo gli architetti hanno dato vita ad una percezione visiva che cambia in funzione dello spazio: c’è maggiore permeabilità nelle aree prospicienti gli spazi comuni, minore in corrispondenza delle aule.

Dal punto di vista di materiali e tecniche costruttive, ciò che rende interessante questo progetto è la scelta di tornare ad utilizzare i materiali tradizionali locali, come terra cruda e bambù, ma applicandoli a forme contemporanee ed a procedure costruttive industrializzate, con l’obiettivo di raggiungere maggiore razionalizzazione delle procedure, semplice e veloce replicabilità dei prodotti, contenimento dei costi.

Dopo aver accuratamente scelto i materiali sulla base di parametri ben definiti (qualità e provenienza in primis), gli architetti hanno disegnato le geometrie dei principali elementi costituitivi, il blocco in terra cruda essiccato al sole e le travi di bambù, così da standardizzarli e renderli, nello stesso tempo, facilmente realizzabili anche da manodopera non specializzata. Ad esempio i blocchi sono stati realizzati grazie all’uso di casseri in ferro che consentono di realizzarne 16 alla volta, con notevoli vantaggi dal punto di vista di vista della velocità di produzione.

TERRA-CRUDA

Fonte: www.archilovers.com

Il sistema costruttivo con schema a muri e travi, poggia su fondazioni separate dal terreno da un foglio di poliuretano ed in cui la tradizionale rete elettrosaldata è stata sostituita da con una maglia di strisce di bambù inchiodate e posate all’interno del getto. Al di sopra, i setti murari realizzati con i blocchi posati con malta cementizia, presentano sistemi di irrigidimento verticale ottenuti attraverso “pilastrini” colati all’interno di speciali blocchi cavi a sezione rotonda e contenenti un ferro da 8 mm connesso alle fondazioni.

Architetti Senza Frontiere

Fonte: www.archilovers.com

La copertura presenta struttura portante in bambù ed manto in fibrocemento; all’intradosso è rivestita di elementi di foglie di palma che creano anche una micro camera d’aria isolata.

Gli intonaci sono differenziati fra esterno ed interno: per i primi si è fatto ricorso a terra addizionata con cemento e pigmenti colorati allo scopo di aumentare la tenuta contro l’effetto dilavante delle piogge, mentre i secondi sono a base di calce.

Architetti Senza Frontiere

Fonte: www.archilovers.com

Non è mancato, infine, l’approfondimento delle tematiche connesse al benessere termico: innanzitutto l’edificio presenta un’unica grande falda orientata a nord per diminuire l’angolo di incidenza dell’effetto radiante del sole. La ventilazione naturale è garantita verticalmente dall’altezza interna di colmo, che favorisce la fuoriuscita dell’aria calda, e orizzontalmente dalla presenza dei diaframmi in bambù tra aule e corridoio. I setti murari del portico proteggono l’interno dal sole, consentendo agli spazi per la didattica di rimanere freschi anche nelle stagioni più calde.
Architetti Senza Frontiere

Fonte: www.archdaily.com

La sostenibilità di questo progetto trova quindi espressione, in primo luogo, nella scelta dei materiali impiegati: essi, con la sola eccezione del cemento e del ferro utilizzati per le fondazioni, sono in maggioranza di origine naturale ed ecocompatibili e, per circa il 75% di provenienza locale. A ciò si aggiunge la messa a punto e l’applicazione di tecniche e processi standardizzati che hanno portato a due importanti risultati: quello economico del contenimento dei costi (basti pensare che la totale realizzazione della scuola è costata circa 65.000 €), e quello sociale, relativo alla possibilità di impiegare ed offrire una possibilità di formazione a manodopera locale non specializzata.

Credits cover: www.archdaily.com

Author: Elena Ottavi



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