L’architettura delle cantine vinicole: fra design e sostenibilità

Fino a qualche decennio fa l’architettura delle cantine vinicole era definita sulla base di scelte essenziali, dettate quasi esclusivamente da criteri funzionali: erano ricavate, molto spesso, all’interno di annessi dell’azienda agricola e presentavano determinati requisiti dal punto di vista, ad esempio, dell’umidità e dell’illuminazione interne, ma mancavano di una propria identità, di elementi che le caratterizzassero al di là di come semplici luoghi per la produzione e conservazione del vino.

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Fonte: www.mymarca.it

Negli ultimi anni l’affinamento dei processi di vinificazione e la disponibilità di tecniche e materiali migliori ha contribuito ad imprimere una forte accelerazione alla crescita ed allo sviluppo del settore enologico e di quello turistico legato al vino, in Italia e in tutto il mondo. Questo ha generato, di riflesso, un salto di qualità anche nell’ambito della progettazione delle cantine (e delle aziende ad esse connesse), non più riducibili a meri luoghi di trasformazione e conservazione, ma realtà sempre più complesse destinate ad ospitare anche attività agricole, ricerche e sperimentazioni, operazioni di accoglienza e di promozione territoriale e dei propri prodotti. Il loro ruolo e la loro immagine tendono a legarsi, sempre più strettamente, alle strategie di marketing e all’identità commerciale delle aziende, e a dover essere espressioni del brand. Per questo sono numerose le imprese che hanno commissionato la riqualificazione delle proprie strutture o la realizzazione di nuovi edifici o complessi produttivi a nomi illustri dell’architettura internazionale: Botta, Calatrava, Siza, Moneo, Herzog & De Meuron, Aulenti, Piano, Gehry.

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Herzog & De Meuron, Dominus Winery, Yountville (California), 1997 | Fonte: www.dominusestate.com

La comunicazione dei contenuti di immagine deve rispettare, in ogni caso, sia le esigenze tecnico-funzionali legate ai procedimenti produttivi, sia definire delle relazioni paesaggistiche con il contesto all’interno del quale si inseriscono.

Si tratta pertanto di progettazioni estremamente articolate e stimolanti dal punto di vista architettonico in cui, spesso, ildesign ricerca la propria espressione attraverso scelte sostenibili quali la bioedilizia, l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, l’impiego di materiali riciclati o riciclabili (sughero, pisè, terra cruda, ecc.), lo sfruttamento delle acque di recupero. Quest’ultimo aspetto, in particolare, risulta di notevole peso perchè i processi di produzione necessitano dell’impiego di cospicue quantità di acqua (circa 20 l per 1 l di vino): per cui tecnologie virtuose finalizzate al suo recupero e depurazione(vasche di recupero, filtri e sistemi di fitodepurazione naturale, ecc.) possono ridurne consumi e sprechi. Fondamentali sono anche i sistemi di climatizzazione, che devono garantire agli interni il rispetto dei giusti parametri termo-igrometrici necessari ai processi di fermentazione e conservazione del vino, e quelli per la produzione e la limitazione dei consumi di energia elettrica. Per questo molto spesso le scelte progettuali si rivolgono verso soluzioni come pareti e coperture verdi o comunque ad elevate prestazioni dal punto di vista del contenimento energetico, spazi ipogei, impianti che garantiscano l’autosufficienza.
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Società Agricola Salcheto di Montepulciano | Fonte: www.excellencemagazine.it

Sotto tutti questi aspetti, una delle cantine pionere è la Società Agricola Salcheto di Montepulciano, uno dei primi casi italiani di cantina off-grid, cioè non collegata alla rete di distribuzione: infatti l’azienda ottiene circa il 54% della propria produzione grazie all’energia generata da collettori solari che convogliano la luce naturale all’interno dei locali. Inoltre lesoluzioni verdi di copertura e pareti verticali garantiscono l’isolamento termico e la protezione dell’interno dai raggi solari, mentre sistemi che sfruttano il fotovoltaico, le biomasse, l’energia geotermica ed i gas auto-prodotti dalla fermentazione del vino assicurano il restante fabbisogno.

Esempio di progettazione ad alta efficienza energetica è anche la cantina Navarro Correas a Mendoza, in Argentina: la struttura in cemento e acciaio è rivolta a sud-est ciò e consente di annullare gli effetti dovuti all’aumento della temperatura del sole estivo, mentre le camere di fermentazione proteggono il lato orientale dell’edificio, bloccando le brezze calde provenienti da ovest. In alcune parti il terreno degrada al livello del tetto in pareti verdi che mantengono l’interno fresco e nelle giuste condizioni per l’ottimale conservazione dei vini.
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aft Arquitectos, Navarro Correas Winery, Mendoza (Argentina), 2009 | Fonte: www.archdaily.com

Un altro esempio italiano di cantina a massima efficienza energetica ed all’avanguardia dal punto di vista della logica progettuale è quello della Mori Colli Zugna in provincia di Trento, ideata da Andrea Tomasi e Associati. Si tratta di unastruttura prevalentemente ipogea di circa 100.000 mc (di cui solo 1.500 circa sono fuori terra), tra le più grandi d’Europa di questo tipo, perfettamente integrata con il territorio in cui si inserisce e del quale sfrutta il naturale dislivello. Anch’essa dispone di vari sistemi finalizzati alla riduzione dei consumi di acqua ed energia: in particolare ci sono impianti geotermico e fotovoltaico, di recupero, razionalizzazione e potabilizzazione dell’acqua e apparati GIS per inserire, gestire ed analizzare in modo georeferenziato i dati provenienti dalle varie zone dell’azienda ed ottenere, in tal modo, un quadro realistico dell’andamento delle maturazioni, di visualizzare lo stato di avanzamento della vendemmia per le diverse varietà, di individuare eventuali aree problematiche, ecc.
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Tomasi e Associati, Cantina Colli Mori Zugna, Mori (Trento, Italia), 2008 – 2012 | Fonte: www.tomasieassociati.it

Un altro celebre esempio di architettura ipogea è quello della Cantina Marchesi Antinori, nel Chianti. Il progetto del gruppo Archea Associati guidati da Marco Casamonti presuppone, “attraverso l’architettura, la valorizzazione del paesaggio e del territorio circostante quale espressione della valenza culturale e sociale dei luoghi di produzione del vino. L’edificio instaura un legame strettissimo con il territorio, fino a fondercisi: la copertura definisce un nuovo piano di campagna coltivato a vigneto e che segue il pendio naturale. E’ quindi la terra, l’elemento naturale, a costituire l’involucro dell’architettura, l’elemento artificiale, ed a raffrescare e coibentare gli interni garantendo, al tempo stesso, le condizioni termo-igrometriche e di illuminazione ottimali ai fini dei processi di produzione.
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Cantina Marchesi Antinori, Bargino (Italia), 2012 | Fonte: www.archilovers.com

Rispetto alla Marchesi Antinori è decisamente meno dialettico il rapporto con il contesto che instaura la sede dell’azienda vinicola francese Chateau Cheval Blanc, nella regione di Bordeaux. Il progetto di ampliamento è di Christian de Portzamparc (Pritzker Prize 1994) e si sviluppa su due livelli, di cui uno interrato. L’architettura prende forma in un’enorme vela di cemento bianco che sembra adagiarsi sui vigneti disegnando una sorta di collina artificiale che si eleva dal terreno. Anche qui i criteri di sostenibilità trovano applicazione nella presenza di una terrazza verde in copertura, nel complesso sistema di ventilazione e nel meccanismo di filtraggio e recupero dell’acqua piovana.
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Cantina Chateau Cheval Blanc, Saint Emilion (Francia), 2011 | Fonte: www.archilovers.com

Gli approcci in questo tipo di progettazione possono quindi essere molti e molto diversi e pertanto, a fronte del miglioramento e dell’affinamento delle tecniche e delle soluzioni sostenibili che il futuro metterà a disposizione, l’unico vero limite sarà costituito dal tipo di rapporto, che l’architettura instaurerà con il territorio e con il paesaggio: di integrazione e, di conseguenza, valorizzazione, oppure di “dominio” dell’artificiale sul naturale.

Credits cover: www.archilovers.com 

Author: Elena Ottavi



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