Architettura Giapponese: fascino fuori dal tempo

È uno dei Paesi più affascinanti del mondo per la sua storia e la sua cultura. È uno dei pochi Paesi nel mondo nel quale i concetti di nazione e architettura sono nati insieme e nel quale, più che altrove, l’arte di plasmare sinuosamente lo spazio si confonde con la capacità di dialogare armoniosamente con la natura. Parliamo del Giappone e dell’architettura nipponica, per la quale la relazione con il Creato si esprime attraverso l’uso del legno. Con il materiale, naturale e rinnovabile e riciclabile per definizione, rappresentativo da diversi secoli dell’identità nazionale poiché utilizzato per edificare tanto castelli e templi quanto abitazioni e centri di aggregazione. Architettura giapponese: immergendosi nel suo mare e nuotando tra le onde della sua cultura, tuttavia, è possibile riconoscere immediatamente una differenza con lo stile occidentale, basata non soltanto sull’impiego di diversi materiali per la costruzione, ma anche per la visione sottesa a tal processo. Se, infatti, gli occidentali hanno scelto tradizionalmente la pietra, forte e resistente, per sopraffare la natura producendo strutture monumentali e torreggianti, i giapponesi, invece, volendo rispettare e dialogare empaticamente con la natura ammirandone il suo potere e utilizzandone il suo fascino, hanno individuato, come detto, nel legno il materiale predominante.

architettura giapponese

Fonte: www.forwallpaper.com

Il Giappone, patria del design minimalista, inoltre, ha solitamente declinato la realtà attraverso l’orizzontalità delle sue strutture a differenza degli architetti europei o americani che hanno ricercato la verticalità e la maestosità espressiva o compositiva. Anche il castello di Matsumoto, alto 30 metri circa, come quelli analogamente monumentali di Himeji e di Kumamoto, sembra che sviluppino la loro verticalità per sovrapposizione di piani orizzontali con una grande attenzione posta al sistema della copertura conferendo a queste volumetrie una fisionomia originalissima. E nell’architettura giapponese, peraltro, il tetto ha sempre assunto una grande rilevanza. Lo storico Boorstin, infatti, in uno dei suoi lavori dedicati al “Paese del Sol Levante”, scrisse che “la bellezza più visibile dell’edificio è il tetto, con le sue curve e la modellazione scultorea” con la gerarchia d’importanza degli edifici definita proprio sulla base della “conformazione del tetto”. Ancora oggi, del resto, gli ingegneri giapponesi, non sottovalutando la natura sismica del territorio nipponico, dicono che quanto più è pesante il tetto tanto più è stabile la struttura: ciò deriva dalla scelta di poggiare gli edifici su colonne a livello del suolo, invece che su fondazioni profonde, in modo che possano ondeggiare e fluttuare durante un terremoto anziché collassare. E proprio salvaguardando questo grande patrimonio di valori sia storici sia socio-culturali nell’idea di valorizzarne e ampliarne l’interpretazione in chiave contemporanea, anche saldando il principio della tradizione con quello dell’innovazione, ma sempre nel rispetto del vocabolario della natura, sin dal 1980 si è affermata nel panorama internazionale la Scuola nipponica. Negli ultimi 30 anni, infatti, a cominciare dal 1987 con Kenzo Tange, l’architettura giapponese è stata premiata per ben 7 volte con il prestigioso Pritzker Architecture Prize, ossia il “Nobel dell’Architettura”. Dopo Tange, hanno ottenuto il mirabile riconoscimento Fumihiko Maki nel 1993, Tadao Ando nel 1995, il duo Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa nel 2010, Toyo Ito nel 2013 e Shigeru Ban nel 2015. Esploriamo, pertanto, l’opera di alcuni grandi maestri dell’architettura giapponese.

architettura giapponese

Fonte: www.archello.com

Tadao Ando. Ispirato dal modernismo occidentale di Le Corbusier, Frank Lloyd Wright e Louis Kahn, Ando, che è stato un autodidatta ottenendo solo nel 2002 una Laurea ad Honorem dalla Facoltà di Architettura dell’Università La Sapienza di Roma, ha realizzato la maggior parte dei suoi progetti in Giappone, concentrati principalmente nell’area della sua città natale, Osaka. Tadao Ando, da sempre critico nei confronti dell’architettura contemporanea rea di aver “dimenticato che lo spazio può essere fonte di ispirazione”, assumendo rigorosamente l’ordine geometrico per le sue volumetrie suscita essenzialmente tre impressioni: la prima è una forte materialità (i muri in cemento); la seconda riguarda la tangibilità (muri possenti, ma soffici al tatto); la terza rappresenta il senso di vuoto (luce e spazio interno).

architettura giapponese

Fonte: www.dariopuri.blogspot.com

Toyo Ito. Ito è considerato degli architetti più innovativi ed influenti al mondo ed è particolarmente apprezzato per la creazione ed elaborazione di concetti architettonici estremi, nei quali combina il mondo fisico con quello virtuale. “Per quanto mi riguarda, ritengo che la vita degli uomini sia stata influenzata dal mondo della natura. Più mi avvicino alla complessità del sistema naturale, più spontaneamente cerco di usare una geometria che esprima una architettura vicina al mondo della natura”. All’origine di quanto Ito ha costruito o progettato, perciò, vi è il tentativo di rendere l’architettura immateriale, liberandola dai consueti involucri. Ossessionata dalla leggerezza, l’architettura di Ito sembra rifuggire tutto ciò che può evocare gravità e appoggio. Anche gli spessori tendono a scomparire e gli edifici a diventare veri e propri schermi vaporosi. Il processo di ricerca progettuale dell’architetto giapponese Toyo Ito risulta evidente nella sua opera più significativa: la Mediateca di Sendai.

architettura giapponese

Fonte: www.azuremagazine.com

Shigeru Ban. Tra gli esponenti dell’architettura giapponese, probabilmente, Ban è quello che presenta un carattere più marcatamente ecologico e più profondamente utopico. Non solo per l’impiego di materiali non convenzionali, riciclabili ed economici impiegati in quei territori sventrati da terremoti o disastri naturali, sostenuti anche attraverso una propria Ong, ma anche per la metodologia di impiego altamente tecnologica ed innovativa di materiali più tradizionali come il legno per architetture diversamente prestigiose come la nuova sede di Tamedia a Zurigo. Per questo edificio di sette piani, infatti, anche con l’utilizzo di macchinari a controllo numerico di precisione millimetrica, ha realizzato una struttura interamente ad incastro con 2000 metri cubi di legno lamellare di abete rosso, proveniente da foreste certificate, le cui parti sono connesse senza l’uso di giunti metallici, neppure per l’unione tra travi e colonne. Per evitare le giunzioni metalliche, perciò, Ban ha progettato un sistema di travature ovali che penetrano attraverso le doppie travi e la colonna in modo da ottenere un nodo di giunzione.

Credits cover: www. vooila.com

Author: Giuseppe Milano, ingegnere e giornalista



Vuoi sapere qual è il rivenditore a te più vicino o avere maggiori informazioni? Contattaci!

Nome*

Email*

Cognome*

Provincia*

Messaggio

vedi anche

altri articoli