Architettura hi-tech: le facciate “smart” che assorbono Co2

“L’architettura deve basarsi sulla meraviglia”, scrive l’architetto statunitense Daniel Libeskind. E alcuni nuovi edifici, progettati e realizzati dalla Cina all’Italia, passando dalla Germania, di stupore ne producono tanto. Simboli emblematici di un’architettura moderna e contemporanea che non vuole più essere interpretata con i dettami del passato, ma con un linguaggio rinnovato letta profondamente attraverso la lente del presente e accompagnata nel futuro secondo una visione capace di saldare sostenibilità ambientale ed innovazione tecnologica. Le architetture bioenergetiche con prospetti biologici in microalghe, perciò, come rivelano le attuali sperimentazioni, rappresentano, probabilmente, l’evoluzione più interessante per coloro i quali, sulla scia di cosa affermava Giancarlo De Carlo, “l’architettura diventa generosa e significante per gli esseri umani solo se è un’estensione gentile e delicata dell’ordine naturale”. Le microalghe sono minuscole sostanze naturali dal grande potenziale. Possono essere, infatti, se opportunamente trattate, applicate dall’alimentazione alla farmaceutica, dal segmento della bonifica di suoli inquinati alla bioedilizia e alla bioarchitettura. Analizziamo, pertanto, alcuni degli esempi più virtuosi per comprendere meglio come l’innovazione tecnologica sta configurando l’Architettura 2.0.

Cina. Nella città di Shenzhen, nell’ottobre del 2011, è iniziata la costruzione del “Galaxy Yabao Hi-Tech Enterprises Headquarter Park”, ossia un nuovo quartiere green e hi-tech da 65 ettari, commissionato dalla compagnia farmaceutica Galaxy Yabao allo studio di architettura “10 Design”, nel quale sorgeranno 18 alte torri da quasi 300 metri l’una – e destinate a residenza, hotel e servizi – immerse in un parco urbano di 32 ettari. La rivoluzione copernicana, da quanto si desume dal progetto, non è negli ormai frequenti terrazzamenti o soluzioni di verde pensile previste, ma è nell’aver ideato e realizzatofacciate con materiali fotocatalitici che neutralizzeranno l’inquinamento atmosferico. Il sistema di microalghe impiegato, infatti, sarà capace di produrre ossigeno e di fungere anche da isolante per gli ambienti interni. Le torri, inoltre, prevedono un dispositivo di microfiltrazione delle precipitazioni che consentirà il riciclo dell’acqua piovana per destinarla all’irrigazione.

Architettura hi-tech

Fonte: www.greenme.it

Germania. L’esperienza più innovativa, finora, la troviamo in Germania, ad Amburgo, nel quartiere di Wilhelmsburg. Nella città che nel 2013 ha organizzato l’Esposizione Internazionale d’Architettura, infatti, è stato realizzato, ed oggi è perfettamente in funzione, il Biologic Intelligence Quotient (BIQ), ossia il primo edificio al mondo con una “bio-adaptive façade”, una facciata biodinamica in microalghe capace di coprire il 100% del fabbisogno energetico dell’involucro edilizio. Il progetto – dello studio austriaco Splitterwerk Architects, che si è avvalso della collaborazione per gli aspetti più tecnologici dei professionisti di Arup – anche per rispondere alle sempre più stringenti normative europee che richiedono edifici ad energia quasi zero, dispone di un sistema intelligente capace di fornire simultaneamente biomassa ed energia termica. Il prospetto orientato a nord ha un rivestimento “tradizionale”; quello rivolto a sud e più esposto alla luce solare, oggetto del nostro interesse, invece, ha un insieme di vetrocamere al cui interno crescono e agiscono le microalghe che, per effetto dell’innescata fotosintesi, producono, come detto, l’energia necessaria per alimentare l’edificio, ma anche formando uno strato isolante naturale tra interno ed esterno configurandosi come un brise-soleil. Il sistema della facciate, poi, è stato calibrato, oltre che per la produzione di energia, anche per il controllo della luce solare all’interno degli ambienti e per l’isolamento acustico. Una parte delle alghe a fine vita viene raccolta e separata dal resto della piantagione e trasferita in un vano tecnico presente nell’edificio. Le piantine sono fermentate per generare biogas in un impianto termico centralizzato di quartiere.

Architettura hi-tech

Fonte: www.energynnovation.it

Italia. Nell’ambito del progetto “Future Food District”, ideato dall’architetto Carlo Ratti per l’Expo 2015 di Milano, ha visto la luce un prototipo unico, in scala reale, che riproduce una facciata con un rivestimento in microalghe integrato e perfettamente funzionante: l’Algae Canopy. Il suo principio di funzionamento sfrutta le proprietà fotosintetiche delle microalghe, veri e propri bioreattori naturali nonché straordinarie per la capacità di assorbire la CO2 fino a dieci volte di più degli alberi. Algae Canopy, infatti, applicato a palazzi alti 18 metri e lunghi 70 metri, produrrà lo stesso quantitativo di ossigeno che sarebbe in grado di produrre un bosco di 4 ettari e ben 150 kg di biomassa al giorno. A differenza della soluzione tedesca, precedentemente esaminata, la cui realizzazione sarebbe onerosa per l’abbondante presenza di strutture metalliche atte a sopportare il peso delle vetrate, questa proposta avrà un profilo “low cost” poiché sono state brevettate “piccole celle in bioplastica per ospitare le alghe”. Nello specifico, le pareti di Algae Canopy sono realizzate con un quadruplo strato di EFTE, ossia un polimero con elevata resistenza alla corrosione in un ampio intervallo di temperature. La tipicità di queste future “palazzine in microalghe” è nell’ombreggiatura e rinfrescamento dell’edificio con la possibilità di produrrebiomassa. Secondo le stime, si avrebbe una dote di circa 15 grammi di biomassa al giorno, per ogni metro quadrato di superficie della facciata. Una produzione, quindi, di circa 4.500 kWh/anno, ben superiore ai 4000 kWh usati generalmente da una famiglia di quattro persone.

Credits: www.alghe.org

Author: Giuseppe Milano, giornalista ambientale



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