Bioplastica: la plastica del futuro

La maggior parte delle cose che facciamo quotidianamente ci mettono a contatto con oggetti prevalentemente realizzati in plastica che vengono smaltiti con difficoltà determinando un pesante impatto sull’ambiente. Una buona alternativa all’utilizzo della plastica potrebbe essere quel materiale entrato nelle nostre case con i nuovi sacchetti della spesa: la bioplastica.

Il nome stesso ci fa intuire che siamo di fronte ad una plastica naturale, ricavata da materiale organico come mais, frumento, barbabietola e, quindi, con un’origine completamente vegetale.
Ha la stessa leggerezza della plastica tradizionale, ma una composizione diversa, poichè nasce dagli scarti di lavorazione di alcuni prodotti alimentari ed esclude l’impiego di petrolio, risorsa esauribile e costosa. Come la plastica, può essere utilizzata per oggetti di uso comune: bicchieri e posate usa e getta, nylon, accessori vari. La vera sfida è la possibilità di poter far entrare nel mercato del design oggetti realizzati con questo materiale o di utilizzarlo in architettura studiando le sue possibili applicazioni costruttive. Eppure c’è chi non solo si sta interrogando su questa possibilità, ma cerca di renderla concreta.

Bioplastica: la plastica del futuroFonte: www.answer.com

Il designer francese Jean Luis Iratzoki ha disegnato per Alki la prima sedia in bioplastica e legno di quercia proveniente da foreste gestite in modo sostenibile. Grazie al processo di iniezione di questo materiale naturale è stato possibile ottenere forme fino a questo momento realizzabili solo con le plastiche ed il risultato è stata una sedia confortevole realizzata con uno scafo semi concavo riciclabile e biodegradabile chiamata “Kuskoa Bi”.

Bioplastica: la plastica del futuroFonte: www.trends.archiexpo.com

In campo architettonico, il frutto degli studi condotti dall’Istituto per l’Edilizia e la Progettazione Strutturale (Itke) dell’Università di Stoccarda si chiama ArboSkin. Realizzato nell’ambito del Progetto di Ricerca per le Facciate in Bioplastica, è un prototipo di padiglione realizzato per il 90% da un tipo di bioplastica ricavato da fibre naturali. Disegnato da maglie triangolari di diverse dimensioni realizzate con elementi di facciata in 3D, dimostra le potenzialità estetiche e strutturali della bioplastica. Il padiglione è caratterizzato da una doppia curvatura resa possibile dal fatto che i fogli di bioplastica sono stati plasmati e termoformati ad alta temperatura consentendo di coniugare una elevata adattabilità ai disegni più complessi. I rifiuti prodotti durante la fresatura sono stati recuperati, ricostituiti e riutilizzati per creare altri elementi di facciata tridimensionali dimostrando, ancora una volta, che questo materiale ha il vantaggio di essere riciclabile e quindi di ridurre gli oneri di gestione dello smaltimento.

Bioplastica: la plastica del futuroFonte: www.arquidecture.com

Nonostante ArboSkin rimanga un caso quasi isolato di utilizzo della bioplastica in ambito architettonico, ha costituito un’occasione unica per presentare le qualità di questo materiale. Sono state sottolineate le sue caratteristiche strutturali dimostrando come combinando la sua elevata malleabilità con la sua resistenza si possano ottenere standard elevati di durata. A queste caratteristiche si aggiungono anche le sue proprietà ignifughe e soprattutto il pregio di essere biodegradabile sotto l’azione degli agenti naturali presenti nella terra o nell’atmosfera. Per essere definito biodegradabile, infatti, un materiale deve potersi decomporre in natura in sostanze più semplici. Condizione necessaria perché ciò avvenga è la presenza di un microrganismo la cui attività attacca la struttura del materiale, liberando sostanze che vengono assorbite dall’ambiente senza alterarlo. Le plastiche tradizionali, contrariamente alla bioplastica, sono formate da una molecola troppo complessa per subire l’attacco microbico e sono il caso più emblematico di materiale non degradabile.

Speriamo per questo che l’impiego della bioplastica, ancora in una fase esplorativa sia nel campo dell’arredamento, sia in quello dell’architettura, possa portare presto nuove applicazioni e altri risultati concreti. Il suo sviluppo potrebbe contribuire a rivoluzionare il mondo dell’Architettura rispondendo ad esigenze sempre più “green” e portando a costruzioni più eco-compatibili, ponendosi come valida alternativa al cemento.

Author: Simone Animobono

Credits Cover: www.inhabitat.com



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