Caserme dismesse: nuove sfide per la rigenerazione urbana

L’art. 11 della nostra Costituzione lo dice chiaramente: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Eppure, pur essendo da decenni il nostro Paese in un regime internazionale di pace, solo negli ultimi anni è cresciuto l’interesse politico e civico, fino ad affermarsi oggi con forza, per la ri-funzionalizzazione dell’ingente patrimonio pubblico dismesso e, in particolare, quello militare, distribuito su tutto il territorio italiano. Un tesoro di immobili pubblici, dal grande valore storico-architettonico-paesaggistico-simbolico, che, per le mutate condizioni esogene ed endogene al sistema infrastrutturale e logistico della difesa nazionale oltre che per la necessaria riorganizzazione delle Forze Armate in seguito alla notevole riduzione degli effettivi, oggi è sottoposto a un rigoroso intervento di revisione e dismissione.

Tale patrimonio – formatosi principalmente nel periodo che va dal 1863 al 1940 e costituito da caserme, arsenali, industrie, ospedali, depositi, porti, basi aeree, per un totale di 1800 beni circa – stimato in oltre 400 miliardi di euro dall’Istituto Bruno Leoni, per quanto stabilito dal D. Lgs. 300/99 è gestito dall’istituenda Agenzia del Demanio. Istituzione che detiene il controllo e la responsabilità di beni diffusi su 78300 ettari, pari allo 0,26% dell’intero territorio italiano. Le caserme, delle quali ci occuperemo in questo approfondimento, in particolare, sono insediamenti dal notevole pregio storico-architettonico-urbanistico e, nella stragrande maggioranza dei casi, sono localizzate nel cuore delle nostre città. Assumono, pertanto, un carattere di assoluta strategicità per le Amministrazioni Comunali che hanno, stipulando accordi con il proprietario Ministero della Difesa e con il gestore Demanio, l’opportunità – anche coinvolgendo soggetti privati – di riqualificare funzionalmente e staticamente quelli che attualmente sono “non luoghi” aggrediti dal degrado e trasformarli in nuovi poli di aggregazione sociale e culturale. In centri accoglienti ed inclusivi, ristrutturati secondo il vocabolario della sostenibilità ambientale, capaci di rinsaldare o ricreare l’identità della comunità locale.

Una sfida gravosa, ma avvincente, che, soprattutto per le note difficoltà economiche attraversate dai Comuni negli ultimi anni, non tutti i territori sono in grado di affrontare in modo virtuoso. Le aree delle caserme, specificatamente, possono variare dai 6-8 ettari a più del doppio e prevedere al loro interno anche decine di immobili “a padiglioni”, con ciascuno di essi che originariamente accoglieva una funzione militare. Nonostante il nostro Paese, rispetto alla Germania e alla Francia soprattutto, abbia dei ritardi notevoli sulla trasformazione di questi immobili militari ormai dismessi, anche in Italia, tuttavia, non mancano alcune esperienze positive ed innovative. Ne vediamo alcune.

Caserme dismesse

Fonte: www.estense.com

Friuli Venezia Giulia. Non possiamo partire se non da qui. Il Friuli, infatti, è stata la regione più militarizzata d’Italia, per ragioni storiche e geografiche. Per la Regione, lo smantellamento è stato un problema notevole sia perché la riduzione di personale ha comportato, spesso, un aumento della disoccupazione; sia perché centinaia sono le strutture sulle quali si sarebbe dovuta avviare una riflessione concertata con lo Stato. Nelle occasioni in cui il dialogo è stato proficuo e ha portato arisultati importanti, anche con l’ausilio dell’Agenzia del Demanio, i siti militari, a seconda delle loro dimensioni, sono stati trasformati in un carcere, in un parco fotovoltaico, in una pista per automodellismo, in laboratori artistici e centri culturali.

A Trieste, per esempio, sulla base degli accordi di programma stipulati nel dicembre del 2014, si sta lavorando sia sulle caserme dismesse – 10 beni circa in totale – sia sulla sdemanializzazione del Porto Vecchio. La riconversione dei cespiti porterà a nuove funzioni commerciali, residenziali, terziarie e ricettive, per generare un impatto multidimensionale comprendente l’inserimento architettonico, l’indotto economico, la memoria e l’identità socio-culturale.

Caserme dismesse

Fonte: www.impresedilinews.it

Liguria. Situazioni analoghe, per la forte presenza della Marina, in Liguria, dove tra Genova, Imperia e La Spezia, decine, e tutte molto estese, sono le aree di pertinenza, opportunamente censite e bisognose di una pragmatica rivisitazione funzionale. I principali interventi, spesso anche di bonifica dall’amianto, hanno portato in dote ai territori servizi a carattere residenziale, culturale e soprattutto turistico. A Imperia, su impulso dell’associazione culturale Senape, il recupero dei tre immobili di un ex-caserma a forte impronta ecologica ha determinato la nascita di un eco-villaggio nel quale numerose sono le destinazioni sportive-ricreative-artistiche per tutti i fruitori della struttura.

Caserme dismesse

Fonte: www.millenniourbano.it

Piemonte. Risalendo verso Torino, si scopre come la gestione di queste grandi architetture militari dismesse da potenziale criticità si trasforma in reale opportunità. Per affrontare e risolvere alcuni considerevoli disagi sociali, come quello abitativo. Sia a causa della crisi che tra il 2008 e il 2012 ha fatto quasi raddoppiare il numero di sfratti per morosità incolpevole; sia perché la città sabauda è oggi uno dei principali “feudi universitari”. Per queste ragioni e sulla base dell’art. 26 del Decreto Legge 133/2014 (il cosiddetto “Sblocca Italia”) ai Comuni italiani è concesso di riconvertire a social housing le ex caserme nell’ambito dei processi di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico. Non solo social housing, però. Per le grandi superfici disponibili, infatti, le destinazioni d’uso finali prevedono un mix funzionale: oltre al carattere residenziale, pubblico e privato, si progettano attività direzionali, commerciali e ampie aree verdi attrezzate.

Lombardia. Nell’estate del 2014, dopo un protocollo d’intesa siglato tra Ministero, Comune e Cassa Depositi e Prestiti, è partito un progetto di recupero per l’ex caserma Mameli, situato nell’area nord-est della città. Composto da 18 fabbricati con gli annessi di servizio e tettoie, l’ex caserma si estende su una superficie lorda di quasi 90.000 mq e verrà trasformata, secondo un masteplan in elaborazione da parte di Onsitestudio, in un insieme multifunzionale di residenze, anche sociali,aree commerciali e per servizi raccolte attorno a un parco.

Emilia. Attraversando il Paese, ci fermiamo a Piacenza. Nella cittadina, fortemente segnata dalla presenza di “vuoti urbani”, sin dal 2005 si avviano laboratori civici per affrontare la questione e nel 2008 vengono avviati due distinti percorsi volti alla valorizzazione di due diversi gruppi di aree militari. Per questa sua previdente scelta di occuparsi di questa materia urbanistica, il Comune è diventato il soggetto capofila di un progetto europeo “Città disarmate” che coinvolge cittadine croate, ungheresi e spagnole con l’obiettivo di trovare idee e soluzioni innovative per la riconversione ecologica dei beni che torneranno nella disponibilità dei cittadini. Nello specifico il recupero del patrimonio ex militare riguarderà la creazione di un polo della logistica sostenibile incentrato sullo spostamento dello scalo merci e, quindi, sul potenziamento del trasporto combinato ferro-gomma; la realizzazione di un parco lungo il Po e di un altro grande parco, dai caratteri tipicamente urbani, da realizzare attorno all’anello delle mura storiche. La cintura verde che potrebbe nascere a partire dalla realizzazione di questi parchi disegnerebbe, perciò, un corridoio verde di collegamento con il corso dei due torrenti Nure e Trebbia.

Caserme dismesse

Fonte: www.comune.bari.it

Puglia. L’ex caserma Rossani, abbandonata da oltre vent’anni e ubicata nel cuore della città-nuova, a ridosso del fascio ferroviario da un lato e dei quartieri popolari Carrassi-San Pasquale dall’altro attraversati da un evidente degrado socio-urbanistico, rappresenta per l’Amministrazione Comunale una grandissima sfida per ricucire queste porzioni di città e ricreare un tessuto identitario omogeneo attraverso la funzionalizzazione di un’area estesa almeno otto ettari nella quale scarseggiano i servizi. Per il suo carattere fortemente attrattivo e strategico, inoltre, l’area Rossani è stata inserita nel concorso internazionale di idee “Bari Centrale” vinto alcuni anni fa dall’archistar Massimiliano Fuksas che, per volere della nuova assessore all’Urbanistica del Comune di Bari, ha dovuto rimodulare il suo progetto originario a seguito di un processo partecipativo che ha interessato centinaia di cittadini. Sulla base delle ultime evidenze note, nella Ex Caserma Rossani dovrebbero trovare dimora un grande parco da tre-quattro ettari, un nuovo e innovativo centro culturale-bibliotecario a carattere regionale e altri servizi per il quartiere.

Credits: www.wikimedia.org

Author: Giuseppe Milano, giornalista ambientale



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