Certificazione energetica: le nuove norme innovano l’edilizia

Rendere energeticamente efficiente il patrimonio edilizio esistente. Pubblico e privato. Impiegato e dismesso. Residenziale ed industriale. Politici e imprenditori, ordini professionali di ingegneri ed architetti e giornalisti. Lo sanno tutti: è questa, da alcuni anni e lo sarà ancor più nei prossimi, la sfida più importante da giocare e da vincere. Non solo per gli indubbi vantaggi economici, ma anche e soprattutto per i benefici ambientali. Meno CO2 immessa in atmosfera e più comfort termo-igrometrico nelle nostre abitazioni o nei nostri uffici. Nell’articolato mosaico dell’efficienza energetica, oggi una delle più importanti tessere, perciò, è rappresentata dalla certificazione energetica. Espressione con la quale indichiamo la procedura di valutazione istituita per stimolare il miglioramento del rendimento energetico degli edifici, mediante l’informazione fornita, a proprietari e utilizzatori, dei consumi energetici richiesti per mantenere un determinato clima interno. Nella necessità, pertanto, da un lato di semplificare i procedimenti burocratici-amministrativi per tutti gli operatori professionali e dall’altro di arrivare gradualmente ad un’uniformità di norme a livello comunitario – nell’auspicio che poi rapidamente ed efficacemente i singoli Stati sovrani recepissero nei propri ordinamenti le nuove disposizioni – la materia è stata, negli ultimi anni, più volte rigenerata. Cerchiamo di capire come e con quali risultati.

Certificazione energetica: le nuove norme innovano l'edilizia

Fonte: www.elettrainvestimenti.it

Sebbene non si parli di certificazione energetica, ma di “uso razionale dell’energia”, uno dei primi provvedimenti degni di nota è la L. 10/91 con la quale si voleva favorire sia lo sviluppo delle fonti rinnovabili sia la riduzione dei consumi specifici di energia nei processi produttivi. Poi pur essendoci state negli anni successivi altre norme, dobbiamo attendere, per una prima vera evoluzione, la direttiva comunitaria 2002/91/CE sull’” Energy Performance of Buildings” (prestazione energetica degli edifici) che aveva i seguenti obiettivi: diminuire del 22% i consumi energetici comunitari entro il 2010; ottenere un risparmio di energia primaria pari a 55 milioni di Tep; ridurre le emissioni di CO2 di un valore pari a 100 milioni di tonnellate; introdurre nuovi standard progettuali. Nello specifico, la direttiva 2002/91 si proponeva di migliorare il rendimento energetico degli edifici, sulla base anche delle condizioni locali e climatiche esterne, prevedendo: l’applicazione di requisiti minimi in materia di rendimento energetico degli edifici sia esistenti di grande metratura sottoposti a importanti ristrutturazioni sia di nuova costruzione; una metodologia per il calcolo dello stesso rendimento; l’ispezione periodica delle caldaie e dei sistemi di condizionamento e l’istituzione dell’Attestato di Certificazione Energetica (Ace), messo a disposizione in fase di costruzione, compravendita o locazione. Queste disposizioni comunitarie sono state recepite, nell’ordinamento italiano, con il D. Lgs. 192/2005 che prevede, in particolare, l’obbligatorietà della certificazione energetica. Si tratta di un provvedimento importante, sebbene incompleto e sprovvisto di quei decreti attuativi che avrebbero modificato profondamente e con più efficacia il mercato immobiliare.

Certificazione energetica: le nuove norme innovano l'edilizia

Fonte: www.niinstudio.com

Trascorrono pochi anni e nel 2010 la Commissione Europea, integrando e abrogando la precedente direttiva, approva la 2010/31. La finalità è sempre il miglioramento della prestazione energetica degli edifici, adottando una comune metodologia di calcolo che tenga conto: degli impianti di condizionamento; degli impianti di illuminazione; degli impianti di teleriscaldamento; delle condizioni climatiche interne e locali; delle caratteristiche termiche (es. isolamento, capacità termica, ecc.); dell’esposizione al sole e dell’illuminazione; dei sistemi di cogenerazione dell’elettricità. I requisiti minimi dovranno essere differenti se si considerano edifici nuovi o già esistenti, ma anche a seconda della tipologia edilizia. Viene stabilito, inoltre, che gli elementi edilizi fanno parte dell’involucro e hanno un loro impatto significativo relativo alla prestazione dell’involucro (es. gli infissi). Devono, perciò, anche questi rispettare dei parametri prestazionali ed essere eventualmente sostituiti per concorrere al risultato migliore di efficienza energetica. L’obiettivo ambizioso è di avere, entro il 31 dicembre 2020, tutti gli edifici di nuova costruzione a energia quasi a zero, mentre per gli edifici pubblici ciò deve avvenire entro il 31 dicembre 2018. E per raggiungerlo vengono suggerite le misure adottabili dai singoli Stati membri per favorire una adeguata “conversione ecologica” degli organismi edilizi. La Commissione Europea istituisce, quindi, in sostituzione dell’Ace, l’Attestato di Prestazione Energetica (Ape) che dovrà essere indicato in tutti gli annunci commerciali dell’immobile e allegato alla documentazione, in caso di vendita o locazione. Deve essere redatto in caso di nuova costruzione o di ristrutturazione edilizia. In Italia, il recepimento della Direttiva Europea 2010/31/UE è avvenuto mediante la legge 90/2013, ma occorrerà attendere il 26 giugno 2015 per ottenere, dopo quasi 10 anni, i tre decreti attuativi del D. Lgs 192/2005 e disporre, normativamente, di una compiuta definizione delle Linee Guida Nazionali per la Certificazione Energetica. I tre decreti in materia di certificazione energetica degli edifici, prescrizioni e requisiti minimi di prestazione energetica, mediante i quali il nostro Paese darà piena attuazione alla direttiva 2010/31/UE, sono stati pubblicati sul Supplemento Ordinario nr. 39 della Gazzetta Ufficiale nr. 162 del 15 luglio 2015.

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Fonte: www.ilsole24ore.com

Il primo decreto (c.d. Decreto “Prestazioni”) si riferisce all’”Applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici”. Il secondo (c.d. Decreto “Requisiti”), già entrato in vigore il 16 luglio scorso, attiene agli “Schemi e modalità di riferimento per la compilazione della relazione tecnica di progetto ai fini dell’applicazione delle prescrizioni e dei requisiti minimi di prestazione energetica negli edifici”. Il terzo (c.d. Decreto “Linee Guida”) punta l’attenzione sull’”Adeguamento Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici”. Il primo e il terzo provvedimento sono entrati in vigore il 1° ottobre scorso. Con il terzo, in particolare, si elabora un nuovo modello di Ape, basato su una metodologia di calcolo omogenea e valido per la prima volta su tutto il territorio nazionale per evitare frammentazioni e confusioni tra le Regioni che dovranno adeguarsi entro due anni. L’Ape, che avrà una validità di 10 anni e che prevede anche un database nazionale dei certificati energetici (SIAPE), deve contenere la prestazione energetica globale dell’edificio, sia in termini di energia primaria totale sia di energia primaria non rinnovabile; la qualità energetica del fabbricato, ai fini del contenimento dei consumi energetici per il riscaldamento e il raffrescamento; le emissioni di anidride carbonica e l’energia esportata; le proposte per migliorare l’efficienza energetica dell’edificio, distinguendo le ristrutturazioni importanti dagli interventi di riqualificazione energetica; le informazioni su incentivi di carattere finanziario per realizzarli. L’indice di prestazione energetica globale, espresso in energia primaria non rinnovabile, determinerà la classe energetica dell’edificio. Queste non saranno più sette, ma dieci: dalla A4 alla G, più la A+, la A++ e la A+++. Il nuovo pacchetto normativo fissa, infine, anche i doveri e gli obblighi del certificatore, ossia colui che deve diagnosticare lo “stato di salute” energetico dell’edificio e che materialmente redige l’Ape. Questa figura professionale, che può incorrere anche in sanzioni economiche ove non adempisse correttamente alle proprie mansioni, deve fare obbligatoriamente un sopralluogo tecnico per la determinazione dell’indice di prestazione energetica dell’immobile e per l’individuazione degli interventi di riqualificazione energetica che risultano economicamente convenienti.

Credits cover: www.giurdanella.it

Author: Giuseppe Milano, giornalista ambientale



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