Consumo di suolo: l’Italia che sprofonda nel cemento

È uno dei Paesi più “cementificati” d’Europa e, contestualmente, tra i più fragili per la sua struttura orografica. È uno dei pochi, nel continente, a non avere ancora una moderna legge per il contenimento del consumo di suolo e per la tutela delle aree rurali o costiere. Ma è anche l’unico ad essere stato conosciuto per decenni, nel mondo, come il “Bel Paese”, per la diffusa bellezza del suo paesaggio e dei suoi beni culturali. Si, quel paese è il nostro. L’Italia. Oggi e più che nel passato, però, il nostro Paese, per il combinato disposto tra dissesto idrogeologico e consumo di suolo, ai cui fenomeni si associano incuria e degrado da un lato e immobilismo politico-burocratico dall’altro, rischia di essere gradualmente, ma rapidamente, stravolto nella sua configurazione ambientale e sociale. Con effetti ed impatti ancor più gravi se correlati anche ai cambiamenti climatici. È importante, perciò, conoscere e capire le proprietà del suolo e del sottosuolo per poter accrescere la nostra consapevolezza e corroborare la nostra corresponsabilità, individuale e collettiva. Sebbene si pensi erroneamente e ancora il contrario, il suolo, come l’acqua, è una risorsa finita e non rinnovabile, per i tempi estremamente lunghi necessari alla sua rigenerazione: 2,5 cm di terra si riproducono in quasi 500 anni. Nella “strategia tematica per la protezione del suolo”, adottata dalla Commissione Europea nel 2006, per suolo si intende lo strato superiore della crosta terrestre – costituito da particelle minerali, materia organica, acqua, aria e organismi viventi – che ospita gran parte della biosfera.

Consumo di suolo

Fonte: www.modenatoday.it

Il deterioramento del suolo, quindi, ha ripercussioni dirette sulla qualità delle acque e dell’aria, sulla biodiversità e sui cambiamenti climatici, ma può anche incidere sulla salute dei cittadini e mettere in pericolo la sicurezza dei prodotti destinati all’alimentazione umana e animale. Pur essendo giunte nell’ultimo decennio, pertanto, diverse raccomandazioni dall’Europa agli Stati membri a recepire nel proprio ordinamento alcune delle prescrizioni comunitarie per limitare l’espansione dei centri urbanizzati e le attività di origine antropica, per adottare soluzioni più sostenibili ed ecologicamente innovative, il nostro Paese, pur avendo avviato l’iter burocratico, non si è ancora dotata di una moderna normativa in merito, integrando ed ampliando lo spesso inapplicato D.Lgs. 152/06 incentrato sulla protezione del territorio dai fenomeni di dissesto geologico-idraulico, ma non sulla conservazione della risorsa suolo. Occorre, tuttavia, evidenziare una differenza tra due espressioni, spesso percepite nella stessa maniera: impermeabilizzazione (soil sealing) e consumo di suolo. In Europa, l’impermeabilizzazione, per lo più da cemento, rappresenta la principale causa di degrado del suolo poiché: minaccia la biodiversità deteriorando le proprietà biologiche-meccaniche-chimiche dei suoli, contribuisce al riscaldamento globale, comporta un rischio accresciuto di inondazioni, contribuisce alla progressiva e sistematica distruzione del paesaggio soprattutto rurale. Per consumo di suolo, invece, possiamo intendere l’incremento della copertura artificiale di terreno legato alle diverse dinamiche insediative (si pensi, per esempio, agli estesi parchi fotovoltaici in aree agricole). Il concetto di consumo di suolo deve, quindi, essere definito come una variazione da una copertura di suolo non artificiale (suolo non consumato) a una copertura artificiale (suolo consumato). Da anni, l’Ispra – l’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale – studia, con sistemi tecnologici sempre più innovativi e precisi, l’evoluzione del consumo di suolo nel nostro Paese, anche in correlazione al fenomeno del dissesto idrogeologico. Fornendo utilissimi conoscenze e informazioni a Stato e Regioni, nell’ottica di avere sempre più aggiornati ed adeguati piani di Protezione Civile e strumenti attivi di prevenzione.

Consumo di suolo

Fonte: www.salviamoilpaesaggio.it

Perché, rivela appunto l’Ispra, tra il 2008 e il 2013 in Italia, in media abbiamo consumato 55 ettari al giorno di suolo, con una velocità compresa tra i 6 e i 7 metri quadrati di territorio persi ogni secondo. Parliamo di una superficie di quasi 22mila kmq, ossia l’estensione delle regioni Campania, Marche ed Abruzzo. Un consumo di suolo che continua a coprire e a sigillare, quindi ininterrottamente, aree naturali e agricole con edifici, capannoni e strade: per nuove infrastrutture, insediamenti commerciali, produttivi e di servizio; e per l’espansione di aree urbane, spesso a bassa densità. I dati mostrano, infatti, come a livello nazionale il suolo consumato sia passato dal 2,7% degli anni ’50 al 7,0% stimato per il 2014, con un incremento di 4,3 punti percentuali. Diverse le tipologie di copertura artificiale che devono essere considerate. Le infrastrutture di trasporto rappresentano circa il 41% del totale del suolo consumato. Le aree coperte da edifici costituiscono il 30% del totale del suolo consumato e si collocano prevalentemente in aree urbane a bassa densità (11,5%) e in ambito rurale (11,1%). Gli edifici in zone residenziali compatte rappresentano solo il 2,5% del totale del suolo consumato. Le altre superfici asfaltate, impermeabilizzate o fortemente compattate o scavate, come parcheggi, piazzali, cantieri, discariche, aree estrattive e serre permanenti, costituiscono complessivamente il 28,7% del suolo consumato.

Consumo di suolo

Fonte: www.left.it

Per una corretta analisi del fenomeno, inoltre, va esplorato anche il processo demografico, poiché l’espansione urbana è sempre stata fortemente condizionata dall’incremento o decremento delle nascite. Negli ultimi decenni il legame tra demografia e processi di urbanizzazione non è più univoco e le città sono cresciute anche in presenza di stabilizzazione, in alcuni casi di decrescita, della popolazione residente. Di conseguenza analizzare in confronto gli andamenti demografici con quelli dell’urbanizzazione diventa ancora più importante per poter identificare di volta in volta quali siano i driver principali del fenomeno nei diversi contesti. Il tasso di consumo di suolo in Italia, confrontato con la crescita demografica, mostra una crescita consistente nel corso degli anni fino al 2013, con un valore di suolo consumato pro-capite che passa dai 167 metri quadrati del 1950 per ogni italiano, a quasi 350 metri quadrati nel 2013.

Consumo di suolo

Fonte: www.isprambiente.gov.it

L’Ispra, approfondendo i dati pubblicato nel 2015 nell’annuale rapporto sul consumo di suolo e pubblicando poche settimane fa uno studio aggiornato e rigoroso sul dissesto idrogeologico, fa uno screening del nostro territorio sulla base della pericolosità da frana (molto elevata P4, elevata P3, media P2, moderata P1 e aree di attenzione AA) e idraulica (elevata P3, media P2 e bassa P1). Con la prima determinata dai Piani di Assetto Idrogeologico (PAI), mentre la seconda ai sensi D.Lgs. 49/2010 (recepimento della Direttiva Alluvioni 2007/60/CE). La mappatura rivela, quindi, che i comuni interessati da aree a pericolosità da frana P3 e P4 e idraulica P2 sono 7.145 pari all’88,3% dei comuni italiani, per una popolazione potenzialmente coinvolta di quasi 47 milioni di persone.

Credits cover: www.millenniourbano.it

Author: Giuseppe Milano, giornalista ambientale



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