“Costruire pensando al futuro”: la sostenibilità secondo Renzo Piano

Impostosi sulle scene internazionali nel 1971 grazie al progetto per il Centre George Pompidou di Parigi, Renzo Piano ha saputo dare vita ad una produzione architettonica di grandissimo valore per il mondo contemporaneo, oltre che vastissima.

L’aspetto che più colpisce nei suoi progetti è la capacità di ricercare e dare, costantemente, risposte sempre nuove e sensibili alle tematiche di volta in volta affrontate. Il risultato sono opere sorprendentemente eterogenee, accomunate da una concezione di architettura integrata al contesto e alla cultura locali ma, nello stesso tempo, proiettata verso il futuro dall’utilizzo (spesso commistionato) di materiali tradizionali e tecnologie d’avanguardia, in primis quelle rivolte alla sostenibilità.

Ma che cosa intende Renzo Piano per “sostenibilità”? E’ lui stesso a fornirci la risposta: “La sostenibilità consiste nel costruire pensando al futuro, non solo tenendo conto della resistenza fisica di un edificio, ma pensando anche alla sua resistenza stilistica, negli usi del futuro e nella resistenza del pianeta stesso e delle sue risorse energetiche” (Renzo Piano, Giornale di bordo, Passigli, Firenze 1997).

Costituisce, quindi, una componente essenziale ed imprescindibile del progetto, con il quale nasce e si sviluppa in maniera “simbiotica”. E se le architetture di Piano stupiscono ogni volta per le soluzioni sempre innovative che propongono, ciò è dovuto anche, e in larga misura, all’applicazione di queste tecniche e tecnologie sostenibili costantemente all’avanguardia.

Nel California Academy of Sciences (San Francisco, U.S.A., 2000-2008), uno degli edifici più rappresentativi da questo punto di vista, il concetto di sostenibilità viene affrontato con un “tetto verde che respira”: la copertura è un frammento vivo ed animato di natura che interagisce con quella circostante del Golden Gate Park. Tale rapporto è ulteriormente sottolineato dalla sua morfologia: di forma rettangolare e piano ai bordi, il tetto diventa infatti ondulato verso il centro, richiamando il profilo delle colline intorno. Le essenze che ospita sono state selezionate tra le specie autoctone della California, più resistenti alla siccità e quindi meno bisognose di manutenzione, irrigazione e fertilizzazione. Questo strato vegetale, unito alla massa di terra, accumula umidità durante le ore notturne per poi fungere da isolante termico in quelle diurne. Altri accorgimenti interessanti riguardano il condizionamento dell’aria, che avviene naturalmente attraverso le finestre, la ventilazione delle serre interne, resa possibile anch’essa naturalmente dalla forma inclinata che consente all’aria calda di salire e fuoriuscire, la produzione di energia (circa il 15% di quella necessaria) assicurata da circa 18.000 mq di microcristalli sensori che captano i raggi solari.

E’ rilevante anche la scelta di ricorrere a materiali di recupero: buona parte dell’acciaio e del calcestruzzo utilizzati provengono infatti dalla demolizione del precedente museo, mentre l’isolamento termico è ottenuto impiegando anche cascami di jeans.

Fonte: www.rpbw.com

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Un altro eccellente esempio, in questo caso in Italia, della profonda attenzione di Renzo Piano verso sostenibilità ed efficienza energetica, è il progetto per il MUSE – Museo delle Scienze (Trento, Italia, 2002-2013), inserito all’interno del nuovo Quartiere Le Albere (ex area industriale Michelin). Come il California Academy of Sciences, anche questo edificio si caratterizza per un profilo fortemente riconoscibile che ricorda le vette delle montagne circostanti. I materiali impiegati nella costruzione sono stati scelti in base ai criteri di provenienza locale e rinnovabilità: ne sono esempio la pietra Verdello, il legno delle strutture ed il bambù utilizzato nella pavimentazione delle aree espositive.

Dal punto di vista energetico, è quasi esasperato il ricorso alle energie rinnovabili: celle fotovoltaiche, pannelli solari e sonde a scambio termico consentono di sfruttare l’energia solare e geotermica, mentre serbatoi per il recupero dell’acqua piovana, pannelli radianti a pavimento e lucernai domotizzati garantiscono risparmio d’acqua, riscaldamento ottimale, ventilazione e illuminazione naturali.

Fonte: www.rpbw.com

Fonte: www.rpbw.com

Chiudiamo con un’altra opera italiana di Renzo Piano, inaugurata ad Aprile: la torre per uffici Intesa San Paolo (Torino, Italia, 2006-2015), progetto fortemente discusso e che ha suscitato non poche polemiche per il forte impatto sull’immagine consolidata del capoluogo piemontese.

Piano l’ha presentato come “un edificio che respira, perché ha intenzione di consumare pochissima energia” e sono davvero tante le soluzioni sostenibili che qui vengono adottate: l’acqua di falda viene recuperata ed utilizzata per il raffrescamento degli uffici, pannelli solari catturano l’energia solare, facciate a doppia pelle permettono di limitare la dispersione di calore in inverno, un sistema a lamelle motorizzate controlla l’irraggiamento della luce nelle aree di lavoro, doppi solai consentono, in estate, di incanalare l’aria fresca notturna e restituirla nei locali durante giorno.

Fonte: www.abitare.it

Fonte: www.abitare.it

Questi tre esempi, molto diversi tra loro, mettono quindi in luce, da un lato, la profonda eterogeneità formale che pervade le opere di Renzo Piano e, dall’altro, il denominatore comune costituito dalla continua, quasi esasperata, ricerca di soluzioni per la sostenibilità e l’efficienza energetica. Senza tuttavia scadere in tecnicismi nè svilire gli aspetti formali ed estetici dell’architettura.

“Credo che l’accento sulla sostenibilità, piuttosto che diminuire il potenziale poetico di un edificio, debba aumentarlo attraverso il rinforzo di aspetti come la trasparenza, la luce e la relazione col paesaggio. Un architetto deve avere grandi conoscenze tecniche e essere informato degli ultimi avanzamenti in questo campo affinché la sua architettura sia capace di assimilarli senza farli vedere. Credo che ‘architettura sostenibile sia quella che è capace di trovare quest’equilibrio.” (Renzo Piano, Giornale di bordo, Passigli, Firenze 1997)

Credits cover: www.rpbw.com

Author: Elena Ottavi



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