Le costruzioni a secco per l’architettura contemporanea

Recuperare i valori dell’architettura tradizionale per rilanciare quelli dell’architettura contemporanea. Coniugando tradizione ed innovazione. Saldando qualità e sostenibilità. È lungo questi binari che, attualmente, corre veloce il treno delle costruzioni a secco. Questo modello, sempre più anche nel nostro Paese, sta sfidando con il proprio genoma tecnico lo schema dell’edilizia “umida” che ha un proprio linguaggio e una propria precisa filosofia. Un sistema, quindi, che si sta affermando nel mercato delle costruzioni, attraversato da una radicale e profonda rivisitazione dei paradigmi tecnici innescata da una sempre più diffusa “conversione ecologica” del pensiero progettuale degli operatori del settore. Pur essendo una modalità costruttiva nota da sempre. È risaputo, infatti, che alcuni dei più celebri e monumentali templi greci, ancora oggi esistenti, furono edificati a “secco” – ossia senza l’uso dell’acqua come legante – valorizzando i materiali locali e le maestranze del tempo. O, ancora, utilizzando non la pietra ma il legno, a secco sono state realizzate le tipiche chiese norvegesi per architetture impregnate di fascino e capaci di alimentare la memoria.

costruzioni a secco

Fonte: www.polight.piemonte.it

Cosa vuol dire, perciò, costruire “a secco”, all’alba del terzo millennio e in una stagione fortemente caratterizzata dalla ricerca anche tecnologica di soluzioni sempre più orientate all’efficienza energetica? Significa, prima di tutto, agendo nel segmento della bioarchitettura e dell’edilizia “green”, promuovere e adottare una visione integrata e multi-scalare che declini la pratica dell’assemblaggio in cantieri “smart”. L’assemblaggio a secco, specificatamente, è una tecnica per cui il manufatto edilizio è realizzato attraverso l’unione di due o più componenti diversi, uniti con tecnologie di giunzione di tipo meccanico e resi solidali attraverso una precisa logica costruttiva senza l’impiego di materiali di connessione destinati a consolidarsi dopo la posa, come collanti e sigillanti. Numerosi, pertanto, i vantaggi del costruire a secco, rispetto al modello oggi più classico e tradizionale basato sull’uso del calcestruzzo o del laterizio: per la prefabbricabilità industriale dei componenti e per la loro flessibilità, i lavori di costruzione o di ristrutturazione si caratterizzano per rapidità e qualità esecutiva (con un beneficio anche in termini di costi globali dell’intervento); le strutture, spesso profilate in acciaio, sono più leggere, assumendo, inoltre, un’elevata capacità isolante dal punto di vista termo-acustico-igrometrico; proprio per la leggerezza, soprattutto in caso di nuove costruzioni, dell’intero apparato costruttivo, ridotte sarebbero le opere di fondazione; la posa in opera, inoltre, avvenendo in un intervallo temporale minore rispetto allo schema classico e compiendosi mediante soluzioni tecnologiche prodotte accuratamente altrove, si realizza in cantieri sicuri per la manodopera impiegata che, anzi, proprio per la tipologia di lavorazioni necessarie dovrà essere fortemente specializzata; con, infine, l’opportunità della riciclabilità dei materiali utilizzati, trattandosi, spesso, di prodotti naturali che conferiscono un tratto ulteriore di sostenibilità all’intero processo costruttivo.

costruzioni a secco

Fonte: www.edilportale.com

Da quanto detto, quindi, si desume che un intervento edilizio realizzato con metodologia a secco agisce su più livelli, ciascuno dei quali risponde ad una funzione specifica e secondo requisiti prestazionali ben definiti e quantificabili: la struttura portante; l’involucro esterno e il sistema di partizione interna. È importante sottolineare, tuttavia, l’esistenza di due modelli: il primo basato sull’uso dell’acciaio e il secondo sull’uso del legno. Nel primo caso, è possibile distinguere i sistemi stratificati a secco eseguiti in opera da quelli interamente prefabbricati che andranno soltanto assemblati. Ai sistemi stratificati, nei quali le lamiere in acciaio costituiscono lo strato più esterno dell’involucro, sono demandate le funzioni di protezione dagli agenti atmosferici o anche di mitigazione delle radiazioni solari, non trascurando la possibilità di creare strati di microventilazione per la regolazione termoigrometrica dell’edificio. Con la coibenza termoacustica garantita efficacemente da isolanti in materassini di lana minerale, pur potendosi impiegare le fibre di legno, la canapa, il poliuretano espanso o il sughero. Nei sistemi a secco interamente prefabbricati, invece, sono particolarmente rilevanti, per l’interno delle abitazioni, i pannelli coibentati metallici di tipo “sandwich” (con isolamento termoacustico incluso) costituiti da un’anima in schiuma poliuretanica e rivestimento prevalentemente in lamiera d’acciaio zincato preverniciato che andrà a coprire i pannelli in cartongesso. Tale tramezzo in cartongesso, oltre a garantire leggerezza e rapidità di esecuzione, consente di ottenere un miglioramento delle prestazioni termoacustiche rispetto ai divisori tradizionali. Per gli spessori ridotti, poi, è possibile guadagnare, per tutta l’estensione dell’edificio, metri quadrati preziosi.

I sistemi di costruzioni a secco in legno e misti, applicati negli ultimi anni soprattutto in ambito industriale, ma oggi secondo schemi complessi applicati anche all’ambito residenziale, infine, nella consapevolezza di avere dispositivi sempre più energeticamente efficienti, rappresentano, in un’ottica di recupero e rivalorizzazione del patrimonio edilizio o storico delle nostre città, una delle soluzioni preferite e di maggiore potenzialità, anche anti-sismica. Per un Paese che, conscio della sua memoria storica e della creativa laboriosità della sua manodopera, investa con fiducia nell’avvenire per un’architettura sempre più naturale e sostenibile.

Credits cover: www.polight.piemonte.it

Author: Giuseppe Milano, ingegnere e giornalista ambientale



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