Declinazioni del legno ad Expo Milano 2015

Expo Milano 2015. Parola d’ordine: sostenibilità.

Il tema è complesso perchè punti di vista e declinazioni sono molteplici. Tra quelli che Expo ha dimostrato di tenere in particolare considerazione, ci sono la prevenzione, la riduzione e la gestione degli impatti ambientali connessi alla presenza (seppure temporanea) dei padiglioni e delle strutture espositive. Non a caso questo aspetto costituisce una delle principali tematiche sviluppate all’interno delle “Sustainable Solutions Guidelines. Design, construction, dismantling, reuse”. E non a caso l’approccio tematico di Expo Milano 2015 è innovativo in quanto concepito come fil-rouge che ne pervade tutti gli aspetti, compresi quelli costruttivi degli spazi espositivi, le cui architetture si fanno veicolo di comunicazione di come i Partecipanti intendono muoversi e, concretamente, attuare le proprie “soluzioni sostenibili”.

Il risultato è una varietà di architetture fondate, in diversi modi e misure, sui comuni principi fondamentali di sostenibilità, riciclabilità e riuso, ma sviluppate ciascuna secondo propri temi, ispirazioni, linguaggi, tradizioni, tecnologie. In tutto ciò, se da un lato le scelte progettuali si sono rivolte verso l’utilizzo di tecniche e materiali di nuova generazione (ad esempio i pannelli di cemento che rivestono Palazzo Italia sono capaci di catturare gli inquinanti presenti nell’atmosfera liberandola dallo smog), dall’altro, una delle presenze tradizionali più ricorrenti all’interno dell’Expo è quella del legno, la cui applicazione è sviluppata e declinata in soluzioni varie e molteplici.

Legate alla tradizione si dimostrano, ad esempio, le proposte progettuali del padiglione della Spagna, dove elementi modulari in legno (e acciaio), prefabbricati ed assemblati a secco, costituiscono l’ossatura di una struttura porticata a due navate che richiama la tipologia della serra.

Una soluzione ibrida è, invece, quella elaborata dalla Slovenia, dove un telaio in legno si unisce ad elementi portanti in laminato incrociato. Sulle facciate esterne grandi vetrate triangolari si alternano a superfici rivestite da listelli di legno interrotti da profili di acciaio bianco che ricordano le venature delle foglie.

Fonte: www.sono.si

Fonte: www.sono.si

Il tema della scatola è quello sviluppato, seppure con esiti ben diversi, dai padiglioni di Estonia e Polonia: il primo è composto da tre livelli di blocchi di legno sovrapposti uno sull’altro e tra i quali si sviluppa la galleria, mentre il secondo si configura come un grande parallelepipedo traforato ispirato e costituito dai contenitori di mele.

Dall’assemblaggio di circa 17.000 identici pezzetti di legno, prende forma la griglia tridimensionale al cui interno si sviluppa il padiglione del Giappone. L’architetto Atsushi Kitagawara ha elaborato il progetto applicando moderni metodi di analisi strutturale e tecnologie avanzate alla tecnica tradizionale della “tensione compressiva”, dove i singoli elementi collegati con sistemi di agganci e giunture consentono di ottenere sostegni resistenti anche ai terremoti.

Ma se nel padiglione giapponese la struttura modulare tridimensionale segna la delimitazione fra interno ed esterno, in quello del Cile essa non è più semplice frontiera ma acquista spazialità. Il progetto, opera dell’architetto Cristián Undurraga, è infatti configurato come uno scheletro di elementi incrociati in legno lamellare e sospeso su pilastri.

Strutture modulari tridimensionali ma che definiscono spazi e volumetrie nettamente diverse sono, invece, le due cupole progettate da Benedetta Tagliabue per Copagri Expo e che nascono dall’intenzione di rappresentare l’Italia ed il suo ricco patrimonio agroalimentare a partire dall’osservazione del paesaggio naturale ed urbano. In esse l’architetto sintetizza e racconta la storia della civiltà e dell’arte italiane, elaborando il prototipo di una “cupola per il futuro”: una struttura tridimensionale totalmente smontabile, trasportabile e rimontabile, costituita da elementi in abete lamellare connessi da piastre in acciaio.

Fonte: afasiaarq.blogspot.com

Fonte: afasiaarq.blogspot.com

Configurazione analoga è quella del padiglione della Malesia, la cui struttura in glulam, legno lamellare costituito da essenze locali, riproduce quattro semi di foresta pluviale, simbolo di crescita.

Chiudiamo con il padiglione della Francia, che reinterpreta, rovesciandola, la tipologia del mercato coperto e ricostruisce, in una dimensione astratta e deformata, la varietà del territorio. La struttura, una grande volta tridimensionale da cui scaturisce la volumetria interna, è interamente realizzata in legno (francese) lamellare, di abete all’interno e in larice all’esterno. La complessità di linee sinuose ed irregolari unita all’utilizzo di sistemi di connessione invisibili, dimostrano la capacità, spesso sottovalutata, del legno di sapersi coniugare anche con forme più organiche.

Fonte: aasarchitecture.com

Fonte: aasarchitecture.com

Le variazioni sul tema sono, dunque, molteplici ed interessanti. Gli esempi citati ne riportano solo alcune ma, allo stesso tempo, suggeriscono l’idea di quante siano le strade effettivamente percorribili e di quali ottimi risultati (non solo architettonici) si potrebbero conseguire.

Credits cover: www.expo2015.org

Author: Elena Ottavi



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