Le Eco-Chiese: dove la preghiera si sposa con la natura

I cristiani hanno le chiese. I musulmani le moschee. I buddhisti il tempio con la vihara. Luoghi diversi per culti diversi. Cosa accadrebbe se le religioni, per millenni divise e scontratesi tra loro anche in modo cruento, fossero unite dalla “fede per l’ecologia” e decidessero di “convertire” i propri santuari secondo i dettami della bioarchitettura per saldare il cielo con la terra? Sebbene non ci sia un disegno unitario e corresponsabile, quella che potrebbe sembrare un’utopia, in molte parti del mondo, già da anni, sta diventando una realtà. Parliamo, infatti, delle Eco-Chiese e di tutti quei luoghi di culto nei quali la preghiera per il Creatore (o per il Profeta) raggiunge la frontiera della tutela e salvaguardia del Creato. E di Creato, come “casa comune” da curare, del resto, parla diffusamente anche l’enciclica di Papa Francesco “Laudato Sì”, sebbene già con il suo predecessore, Papa Benedetto XVI, la Chiesa Cattolica ha creato una radicale discontinuità col passato. La Conferenza Episcopale Italiana (Cei), infatti, nel 2008, ha pubblicato le nuove linee guida sull’edificazione e ristrutturazione delle strutture ecclesiastiche, puntando sull’efficienza e il risparmio energetico. Per chiese sempre più eco-compatibili.

Fonte: www.holzbausud.it

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Presente. E un’esperienza “pilota”, che doveva rappresentare un modello per le altre diocesi italiane, fu fatta, sempre in quegli anni, a Bari. Furono sottoposte a processo di ristrutturazione ecologica due chiese: una più moderna, costruita negli anni ‘80 e una più antica, di epoca medievale. Qualche anno fa, sette parrocchie della Diocesi di Mantova, con un prestito bancario di 6 milioni di euro, hanno concorso a realizzare un consorzio per costruire un parco fotovoltaico. L’energia in più è stata venduta al Gse e con i ricavi ottenuti sono state adeguatamente ristrutturate, evitando l’immissione in atmosfera di circa 700mila tonnellate di CO2. Un’altra pratica virtuosa arriva dalla Diocesi di Bressanone-Bolzano nella quale, sull’esempio della conterranea esperienza di Casaclima, molte parrocchie sono state riqualificate energeticamente. Gli interventi hanno previsto la sostituzione degli infissi e degli impianti per la rimodulazione al ribasso dei consumi e la dotazione di pannelli solari per l’approvvigionamento necessario per la gestione delle strutture.

Nonostante gli sforzi compiuti negli anni e profusi ancora oggi da molte chiese cristiane per “elevare” l’esperienza della preghiera e accogliere i fedeli in luoghi sempre più comfortevoli da un punto di vista termico-energetico, in Italia, ad oggi, il titolo ideale di “eco-chiesa” va conferito al tempio valdese di Via Sforza a Milano. La struttura nel gennaio del 2013 ha ricevuto il “Gallo Verde”, ossia l’attestato di gestione ecologica Iso 14001 creato appositamente per i luoghi di culto dai tedeschi nel 2005 e assegnato nel decennio successivo a più di 800 luoghi sacri tra Germania, Francia, Austria e Ucraina. L’istituto valdese prima ha sostituito sia tutte le vetrate per sfruttare meglio la luce naturale sia i punti luce con quelli a tecnologia led per ridurre i consumi elettrici; poi sono stati eliminati, a favore di quelli in ceramica, gli oggetti in plastica usati correntemente per i pranzi in chiesa. Sono stati, infine, con successo, sperimentati il car-pooling tra i fedeli e la creazione tra gli stessi di un Gruppo d’Acquisto Solidale per promuovere la spesa collettiva. Non venendo tralasciate le sfere della formazione per i più giovani e quella dell’informazione per gli altri Ordini Religiosi che volessero adottare analoghe misure sostenibili.

Se in Italia, tuttavia, nei prossimi anni il principale impegno sarà quello di ristrutturare e di ammodernare le numerosissime chiese già esistenti, in Olanda, nella cittadina di Elspeet, è stata edificata la prima chiesa al mondo interamente realizzata in legno riciclato, secondo la tradizione mennonita: ossia il design è volutamente semplice, povero ed essenziale, così come gli ornamenti interni. La filosofia mennonita vede nella povertà degli ambienti la dimensione ideale per entrare in contatto con Dio, concentrarsi solo sulla preghiera e lo stare insieme agli altri fedeli. Progettata e realizzata secondo questo spirito dallo studio di architettura FARO, la eco-chiesa di Elspeet si caratterizza per le volumetrie lineari con qualche tocco contemporaneo, utilizzate soprattutto come espediente per la ricerca di soluzioni architettoniche sostenibili e dal basso impatto ambientale. Il tetto è ricoperto di tegole di acacia francese provenienti da foreste sostenibili, mentre la facciata anteriore è in rovere. Il materiale isolante utilizzato nelle pareti per coibentare l’edificio è il lino.

Fonte: www.tuttogreen.it

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Spostandoci dall’Olanda alla Germania non cambiamo solo Paese, ma anche religione. È particolarmente curiosa, infatti, l’esperienza della cittadina di Norderstedt, nei pressi di Amburgo. In questo paese, su progetto dell’architetto di origine turca Selcuk Unyilmaz, è stata realizzata la prima moschea eolica al mondo. Tale energia rinnovabile è stata preferita alle altre perché sono presenti due minareti alti 22 metri e la struttura sorge in un’area molto ventosa. L’impianto, che dispone di pale da 1,5 metri di lunghezza e che fornirà almeno un terzo dell’energia necessaria totale, è stato realizzato con il coinvolgimento della comunità musulmana locale ed è disposto in modo tale da creare giochi di luce in alcune ore del giorno. Non è questo, tuttavia, l’unico caso al mondo di moschea “ecologica”. Tra qualche anno, anche nella capitale degli Emirati Arabi Uniti, Abu Dhabi, sorgerà un’architettura integralmente “green”: sia per l’impianto principale sia per il contiguo centro islamico, infatti, saranno utilizzati materiali ecocompatibili e l’illuminazione interna sarà garantita in gran parte dalla luce naturale; mentre l’involucro esterno, rivestito da un manto erboso, sarà sormontato da pannelli solari. E ci sarà, inoltre, un sistema in grado di catturare l’acqua usata nelle rituali abluzioni per irrigare il paesaggio circostante.

Fonte: www.econote.it

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Passato. Durante l’età medievale, mentre in Europa iniziavano ad essere costruite, nelle più grandi ed importanti città, immense cattedrali in pietra, in Norvegia venne sviluppata una tecnica simile per costruirle in legno. Pur essendosi poi sviluppati altri analoghi esempi in Slovacchia e in Polonia, è in questo Paese scandinavo che sussistono le architetture più antiche e degne di nota. Le chiese in legno, o Stavkirke, si trovano nell’entroterra del Paese: pur essendone state censite addirittura 1300 nel corso dei secoli, oggi solo 28 sono quelle ancora visitabili. Da alcuni documenti antichi si evince che esistono diverse tipologie architettoniche, ma l’elemento che le accomuna tutte sono i pali verticali portanti, detti stav, posti agli angoli e rinforzati con degli zoccoli, mentre la struttura è in travi di legno. Le decorazioni delle chiese sono caratterizzate da un misto di motivi cristiani e vichinghi, come per esempio il motivo a intreccio del drago. La chiesa di legno di Urnes è patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Questa fu costruita nel 1150 come chiesa privata di una potente famiglia. I suoi interni sono arricchiti da preziose decorazioni con colombe e alci, ed anche animali di fantasia come centauri e draghi. Oggi, tuttavia, la più grande chiesa di legno in Norvegia è quella di Heddal. E’ un capolavoro dell’architettura medievale e sul muro del corridoio esterno si trovano degli scritti antichi che dedicano la chiesa alla Vergine Maria. La deliziosa Stavkirke di Heddal si trova a 30 chilometri da Kongsberg e a 120 chilometri da Oslo. La chiesa fu edificata nel 1250 e ha un aspetto monumentale conferitogli dalle sue 3 torri, dal portico esterno e dai 64 tetti a spiovente. All’interno la chiesa di Heddal presenta 3 navate e custodisce una sedia vescovile del XIII secolo, 4 portali intarsiati con volti di draghi e gli affreschi murali realizzati nel 1600.

Fonte: www.en.wikipedia.org

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Futuro. Le chiese, ma come abbiamo visto anche le moschee, sempre più saranno costruite secondo i parametri tecnici-funzionali della bioarchitettura. Uno dei segmenti più importanti che continuerà ad essere esplorato, per innovarlo, sarà quello dell’illuminazione e del comfort termico-energetico. Non solo, quindi, dovranno diventare strutturali l’adozione di punti luce led a basso consumo a integrare grandi vetrate per la diffusione della luce naturale, o l’installazione di pannelli solari per l’acquisizione di energia pulita atta a soddisfare i fabbisogni necessari; ma anche, necessariamente, sarà fondamentale prevedere, sin dal progetto, per realizzazioni realmente eco-compatibili, materiali naturali e locali che sappiano conciliare l’esperienza della preghiera con l’esigenza di una natura da preservare, per donarla intatta alle prossime generazioni. Per questo, in conclusione, si riporta l’esperienza suggestiva della Tree Church. La “chiesa vegetale” si trova in Nuova Zelanda: è fatta di alberi e piante rampicanti, con la vegetazione che si è sviluppata intorno ad una struttura in metallo progettata per indirizzare la crescita dei rami e delle foglie. Ci sono voluti quattro anni perché la natura ricoprisse interamente lo scheletro costituente la struttura e oggi, che può accogliere fino a 100 fedeli, è diventata meta di pellegrinaggio di fedeli e curiosi di tutto il mondo.

Credits cover: www.tgcom24.mediaset.it

Author: Giuseppe Milano, giornalista ambientale



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