L’architettura sostenibile è l’unica possibile: parola di Glenn Murcutt

Glenn Murcutt, australiano nato a Londra nel 1936, è una figura di spicco nel panorama dell’architettura contemporanea, nonchè vincitore del Pritzker Prize 2002. Profondamente sensibile al tema della sostenibilità, definisce la sua architettura “funzionalismo ecologico” e fonda i suoi progetti sulla comprensione dei luoghi e dei paesaggi in cui, delicatamente, si inseriscono e dai quali, in maniera necessaria, derivano: per questo ha lavorato, realizzando soprattutto residenze private (se ne contano oltre 500), quasi esclusivamente in Australia, l’unico contesto che ritiene di conoscere in modo sufficientemente approfondito e nel quale si sente perciò legittimato ad operare. Aria, acqua e luce, elementi costitutivi della natura e della vita, sono anche ciò che egli plasma e che rende tangibili nei suoi progetti, concretizzandoli all’interno dell’architettura attraverso materiali “poveri” come legno, pietra, laterizio e lamiera ondulata. Ne risulta una capacità unica di dialogo con il contesto e di riproduzione, nel progetto architettonico, dei ritmi naturali dell’ambiente. La profonda conoscenza che Murcutt ha di questi luoghi gli consente, inoltre di dare vita ad edifici flessibili ed adattabili (e quindi anche più durevoli nel tempo) alle varie esigenze e condizioni atmosferiche: ad esempio staccando un po’ gli edifici dal suolo, li rende in grado di fronteggiare i fenomeni delle piogge torrenziali e delle inondazioni, lasciando l’acqua libera di scorrere e defluire al di sotto delle costruzioni.

Glenn Murcutt

Marika – Alderton House | Fonte: www.architetturaecosostenibile.it

La costante tensione ad una (comunque rispettosa) comprensione della natura e delle sue regole, viene ulteriormente accentuata dall’utilizzo degli elementi già citati, aria , acqua e luce, non solo dal punto di vista formale, ma anche da quello della gestione ecosostenibile dell’edificio. L’adeguato sfruttamento delle caratteristiche del contesto (corretto orientamento, conoscenza dei venti, controllo dei raggi solari) può infatti, già di per sè, assicurare elevati livelli di benessere e comfort interni senza bisogno di ricorrere a tecnologie per il raffrescamento ed il condizionamento dell’aria. In quest’ottica si inserisce anche il suo intervento, dello scorso Settembre 2015, al Cersaie di Bologna, in cui affermava che “l’architettura deve diventare da un lato più primitiva, dall’altro lato più sofisticata” ma, in ogni caso, “non deve essere impositiva”. Questo per sottolineare che la sua riflessione supera la visione di “una utopia nella boscaglia” per dare forma ad un’architettura contemporanea ma, nello stesso tempo, profondamente radicata nel territorio e, che proprio in funzione di ciò, ne sappia sfruttare al meglio le caratteristiche e le potenzialità: la tecnologia ed il progresso devono diventare strumento attraverso cui dare concretizzazione a questo pensiero, guardandosi però bene dal rischio di renderli puro esercizio di design. Si tratta pertanto di una concezione che presuppone soluzioni in equilibrio con il paesaggio ma nelle quali la contemporaneità si manifesta attraverso la flessibilità e l’adattabilità degli spazi e l’uso (senza eccessi e senza esibizione) di tecnologie.

Glenn Murcutt

Marie Short House | Fonte: www.ozetecture.org

Una delle prime residenze che ha progettato e che rappresenta una sorta di manifesto della sua architettura, è la Marie Short House (immagine di copertina) a Kempsey, realizzata nel 1970 e poi modificata nel 1974 e nel 1980. Si tratta di due padiglioni coperti da un doppio tetto ventilato in lamiera ondulata curva e che ospitano, rispettivamente, la zona giorno e la zona notte. L’orientamento e l’articolazione della casa sono stati definiti in funzione di considerazioni sul clima locale, mentre delle feritoie in metallo regolano i livelli di luce e privacy e lamelle mobili di vetro consentono il controllo della ventilazione naturale.

Glenn Murcutt

Marie Short House, Sezione | Fonte: www.ozetecture.org

Un’altra celebre abitazione progettata da Murcutt e che ben esemplifica il suo pensiero è la Marika-Alderton House, realizzata per la leader aborigena Banduk Marika nel 1991 ad Eastern Arnhern Land. L’edificio sorge in un’area con clima tropicale spesso soggetta a fenomeni ciclonici con forti venti , piogge e frequenti alluvioni e per questo viene sollevato rispetto al livello del suolo. La casa, interamente prefabbricata e realizzata a secco, presenta una forma semplice ed elementare, con pianta modulare rettangolare e tetto a capanna rivestito in lamiera ondulata. La struttura in acciaio sostiene una piattaforma flottante in legno, mentre pannelli che si aprono e chiudono e camini rotanti assicurano lo sfruttamento della ventilazione naturale.

Glenn Murcutt

Marika – Alderton House, Sezione | Fonte: www.ozetecture.org

“L’architettura deve proporre soluzioni non solo sostenibili, ma anche responsabili per l’uomo, per il pianeta, per la terra, la flora, la fauna, la tecnologia, lo spazio ed il tempo”.

da Glenn Murcutt, Lectio Magistralis, Palazzo dei Congressi – Cersaie Bologna, 29 Settembre 2015

Credits cover: www.catalogo.artium.org

Author: Elena Ottavi



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