I waterfront in area mediterranea: le città del futuro

“Coloro che vivono in riva al mare difficilmente possono formare un solo pensiero di cui il mare non sia parte”. Così scriveva lo scrittore e drammaturgo austriaco Hermann Broch in una delle sue opere nel corso del secolo scorso. Il mare è, infatti, una presenza totalizzante ed armonizzante, anche quando sfiora paesaggi umiliati dal degrado. E il mare, negli ultimi 15-20 anni soprattutto, come rivelano una pluralità di pratiche, in modo particolare nelle Città attraversate dalla crisi dell’urbanistica contemporanea, è diventato un fondamentale e strategico “elemento costitutivo-costruttivo” per quelle conurbazioni invitate a ripensarsi, spesso in occasioni di alcuni Grandi Eventi internazionali. Se, quindi, fino a qualche decennio fa l’idea era che le città “finissero” in prossimità dei porti, ossia dove “iniziava” il mare o il fiume, oggi, questo approccio si è quasi capovolto: l’acqua non è più un problema, ma una risorsa. E le città possono nascere sull’acqua. O, meglio, rigenerarsi attraverso l’acqua.

L’acqua, quindi, viene usata, spesso dalle più celebri archistar mondiali, come “matita” trasparente che disegna nuove icone e nuove fenomenologie urbane nella visione di generare nuove attrattività e nuove esperienze sensoriali. Parliamo dei water-front, termine inglese mediante il quale gli addetti ai lavori, solitamente, non indicano solo un processo esclusivamente urbanistico o ingegneristico, ma anche socio-culturale, ben calibrato nel territorio, il cui successo dipende dalla valente attività di pianificazione prima e di partecipazione poi. Concentrandoci sull’area mediterranea, vediamo alcuni dei progetti di rigenerazione urbana più celebri che si sono succedutisi negli anni.

Barcellona – L’anno di svolta, per la città catalana, è il 1992, quando ospita i Giochi Olimpici. Con un processo di analisi e pianificazione già avviato anni prima e sfruttando anche la scia di Madrid “Capitale Europea della Cultura” (sempre nel 1992), la metropoli viene investita da una vera e propria “rivoluzione urbanistica” governata dall’architetto Oriol Bohigas. Barcellona migliora servizi e accoglienza del porto storico collegato all’asse stradale centrale (le Ramblas), riqualificando tutto il fronte mare e le spiagge con aree attrezzate, verde e percorsi pedonali, costruendo, inoltre, ex novo il cosiddetto porto olimpico. Il progetto traduce un’idea di waterfront polifunzionale con il lungomare che si trasforma in un’area strutturalmente complessa costituita da spazi funzionalmente interconnessi. Ai blocchi residenziali ordinati che seguono la trama della maglia ottocentesca, infatti, sono contrapposti gli edifici per i servizi, distribuiti sulla linea di costa. Tra questi, aree destinate a verde si alternano, con un proprio ritmo, a passeggiate pedonali su vari livelli e piazze. Dal 1992, Barcellona, migliorando molto la propria offerta turistica e culturale, è stata premiata da oltre 30 milioni di visitatori.

Fonte: www.civicstudios.wordpress.com

Fonte: www.civicstudios.wordpress.com

Valencia – Restando in Spagna, altra città simbolo è senza dubbio Valencia. Sebbene anch’essa sia stata invitata a rinnovarsi profondamente, diversi anni fa, dopo essersi aggiudicata l’America’s Cup di vela (ancora un Grande Evento sportivo: che ha mosso, alla fine, un flusso di due miliardi di euro circa), a differenza di Barcellona dove il recupero e la ristrutturazione hanno avuto essenzialmente fini culturali, a Valencia si è provveduto a creare ex novo un porto “turistico” per issarsi sugli scenari internazionali come nuova referente per gli sport acquatici attraverso una grande e prestigiosa “marina urbana”. La monumentale opera di riqualificazione urbana è stata sostenuta e favorita dalla locale archistar Santiago Calatrava le cui architetture hanno certamente incrementato l’attrattività della città. Ma, indipendentemente dalla Coppa America, notevole è stata la determinazione con cui l’amministrazione ha lavorato per realizzare la sua visione: il fiume Turia, a 5 km dal centro della città, fu deviato con la costruzione di un corso artificiale che portò ad un nuovo sbocco al mare a quasi 3 km dalla sua foce naturale. Il vecchio letto del fiume venne riempito e l’area resasi disponibile a poco a poco fu arricchita con spazi verdi, piste ciclabili, strutture sportive e di tempo libero. Verso la foce del vecchio fiume, l’architetto Calatrava ha costruito un nuovo Museo marittimo, l’Osservatorio, la Città delle Arti e della Scienza. Oggi Valencia è una città molto amata dai giovani per la quantità di spazi aperti e di luoghi immersi nel verde, ma anche per la qualità della vita, con il mare sempre pronto ad indicare la strada da seguire, idealmente.

Palermo – E veniamo in Italia. Essendo in area mediterranea, non può essere trascurata l’esperienza del capoluogo siciliano. Dalla scheda di progetto, non ancora in cantiere, è possibile leggere che il “waterfront non è un nodo locale, ma è l’incrocio di fasci infrastrutturali che lo attraversano, che lo alimentano: nodo di una rete sempre più planetaria di energie relazionali. Ma non è solo un nodo, è soprattutto un luogo formato dall’intersezione di usi, di funzioni, di flussi: sintesi di spazio e di comunità. Un waterfront non è un luogo dello svago, non si limita a essere una “macchina di intrattenimento”, ma è luogo di produzione, di commercio: macchina funzionale delicata”. Ossia dalla complessa e articolata progettazione se ne ricava ancora che il “waterfront di Palermo non è semplicemente un ambito urbano, ma è piuttosto un cluster mediterraneo su cui concentrare azioni congiunte: è una “geocomunità” che chiede un’azione strategica di area vasta per mettere a valore le vocazioni culturali, turistiche e produttive. E’ anche il portale di una potente piattaforma produttiva situata in pieno Mediterraneo che deve insediare funzioni che superino la retorica delle aree depresse per ambire a mettere in valore il “capitale territoriale” che possiede attraverso la potente energia del “capitalismo delle reti” che attraversa oggi il Corridoio Meridiano: nuova visione geopolitica e produttiva”.

Marsiglia – Sebbene non sia località propriamente mediterranea, chiudiamo questa panoramica con la città transalpina, perché particolarmente significativa è stata l’esperienza ivi condotta. Marsiglia nel 2013 è stata la Capitale Europea della Cultura e questo appuntamento internazionale ha spinto questa città, fino ad allora attraversata da una forte crisi sociale, anche per la notevole presenza di cittadini di origine straniera, a ripensarsi profondamente. A cominciare dal porto e dal suo legame identitario col mare. Marsiglia è, infatti, una città che dal mare non si è mai completamente separata: l’ha piuttosto inglobato, addomesticato, rendendolo quasi irriconoscibile dalla terra nell’insenatura del Vieux Port. Quest’area, quasi chiusa rispetto al mare aperto, è diventata nei secoli sempre più indistinguibile dalla città, in un progressivo processo di integrazione nell’area urbana. Lo specchio d’acqua è stato ricoperto da moli a cui sono ormeggiate quasi duemila imbarcazioni private. Si tratta di piccole barche da pesca, di barche a vela e di qualche motoscafo e yacht. Il progetto di rigenerazione del Vieux Port, una delle cinque aree di intervento del più ampio processo di riqualificazione urbana, è partito proprio dalla constatazione di una separazione tra città e mare. Uno degli interventi principali è stato la parziale pedonalizzazione, con la riduzione delle corsie di traffico veicolare e l’abbattimento delle palizzate che separavano le aree in concessione alle società dei pescatori dalla carreggiata. Oggi i circoli dei pescatori sono confinati all’estremità esterna della riva settentrionale: nella parte interna hanno conservato esclusivamente l’accesso ai moli, mentre sulla riva meridionale gli attracchi sono stati affidati in gestione a diverse società.

Fonte: www.dezeen.com

Fonte: www.dezeen.com

Sul Vieux Port orbitano artisti di strada e semi-professionisti che promuovono la loro arte in quello che ormai si riconosce come uno spazio di aggregazione, nonostante non ci siano sedute e alberi. Vero fulcro di questa attività è l’ombrière, inizialmente concepita come tettoia sotto cui ospitare il mercato del pesce, ma ad oggi utilizzata come centro nevralgico del Vieux Port. Un’altra sezione del waterfront marsigliese fortemente interessata dalla rigenerazione per il 2013 è l’area dell’attuale Musée des Civilisations de l’Europe e de la Mediterranée. Questa architettura ha permesso alla cultura di essere percepita come strumento di rigenerazione anche etica con un’appropriazione più ampia e democratica degli spazi, in cui si mescolano persone di diverse appartenenze sociali e culturali. L’incontro non necessariamente genera interazione, ma la distribuzione dello spazio permette l’acquisizione di una familiarità reciproca e l’identificazione in simboli e territori comuni.

Credits: www.gingeringermanyagain.wordpress.com

Autore: Giuseppe Milano, giornalista ambientale



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