Il bambù: la meraviglia dell’acciaio verde

Se l’obiettivo, per molti Paesi dell’America Latina e dell’Asia, da diversi anni, è progredire verso un’architettura sempre più sostenibile attraverso l’incontro tra la tradizione e l’innovazione, il materiale eco-compatibile più idoneo a vincere la sfida del futuro è il bambù. Questa pianta, non ancora diventata di “moda” in Nord America e in Europa, è costituita da fibre di cellulosa inserita in una matrice di lignina. Le sue dimensioni sono variabili: alcuni esemplari possono essere alti pochi centimetri, altri, invece, possono raggiungere i 40 metri di altezza e i 30 centimetri di diametro. Il bambù, inoltre, presente in natura con più di 1200 varietà diverse (con la tipizzazione dovuta anche all’area geografica nella quale nasce la pianta medesima), ha numerose proprietà che conferiscono a questo materiale una grande versatilità. È applicato, del resto, non solo in architettura, ma anche nel design, nel tessile, addirittura nell’ambito dell’enogastronomia.

Dall’agevole usabilità alla favorevole rinnovabilità il passo è breve. Ha una crescita spontanea e rapida: a certe latitudini, e a seconda della tipologia della pianta, anche 55 cm al giorno. Il bambù, infatti, può essere tagliato ed impiegato già dopo 3-5 anni di vita e non ha bisogno di essere seminato, annaffiato o concimato. Si propaga autonomamente, rigenerandosi all’infinito anche senza l’intervento dell’uomo. Il suo fitto apparato radicale costituisce una barriera naturale a rischi di smottamento, frana, dilavamento del suolo. E’ un alleato strategico per la mitigazione del rischio idrogeologico. Inoltre, le foglie di un bosco di bambù assorbono anidride carbonica e rilasciano ossigeno come poche altre specie naturali.

Grazie alla sua flessibilità e resistenza, qualità applicate ampiamente nel settore delle costruzioni, il bambù si è meritato l’appellativo di “acciaio verde” o “acciaio della natura”. La natura fibrosa dei suoi tessuti conferisce al bambù, quindi, una straordinaria resistenza meccanica, maggiore sia in trazione sia in compressione di quella del legno, maggiore in trazione di quella dell’acciaio (la resistenza può sfiorare i 12.000 kg/cmq), maggiore in compressione di quella del calcestruzzo.

Fonte: www.treehugger.com

Per la sua economicità e la sua versatilità, inoltre, negli ultimi decenni, è stato ampiamente utilizzato per la realizzazione di alloggi temporanei e di costruzioni d’emergenza necessarie dopo alluvioni o catastrofi naturali. Dopo questa premessa, vediamo alcuni esempi. Le architetture naturali in bambù sono moltissime. Architetti e ingegneri di tutto il mondo hanno fatto ricerca sul bambù, dal tedesco Frei Otto allo statunitense Richard Buckminster Fuller, dal giapponese Arata Isozaki all’italiano Renzo Piano. In America Latina si sono sviluppate tecniche costruttive rivoluzionarie: in Colombia, per esempio, l’architetto Carlos Vergara ha realizzato a Cali, negli anni Ottanta, la struttura in bambù a pianta quadrata più grande del mondo. In Costa Rica, Ecuador, Perù e Colombia sono stati costruiti interi quartieri di case popolari. Simòn Vélez, il massimo esponente mondiale per questo tipo di costruzioni,  ha realizzato ville, capannoni, stalle, ponti e, addirittura, una cattedrale. A Pereira, in Colombia, nel 1999, l’opera venne completata in sole 5 settimane, con un costo pari a 30.000 dollari americani. Caratteristica sorprendente di questa architettura è il richiamo diretto allo stile gotico, con accentuati sviluppi verticali e una leggerezza strutturale invidiabile.

Lo stesso Simòn Vélez è l’autore di alcune tra le prime realizzazioni contemporanee in bambù d’Europa: si ricorda, in particolare, il “Padiglione Zeri” all’Expo 2000 di Hannover, edificio a pianta poligonale alto 14 metri e mezzo e largo 40 con uno sbalzo perimetrale di 7 metri per proteggere l’interno dal sole e dalla pioggia. E a proposito di Expo, anche a Milano non poteva mancare un padiglione che celebrasse il trionfo del bambù: è quello del Vietnam, ispirato agli stagni di loto, ambiente caratteristico del Paese asiatico. È stato progettato dall’architetto vietnamita Vo Trong Nghia, che ha sentenziato: “Penso che il bambù e il laminato di bambù sostituiranno altri materiali e diventeranno l’acciaio verde del 21° secolo”.

Fonte: www.greenb.it

Uno dei progetti più interessanti è la “Blooming Bamboo Home” realizzato dallo studio H&P Architects. Si tratta di un prototipo di casa pensato per resistere a inondazioni alte fino a tre metri: è stato previsto un piano di calpestio sollevato rispetto al suolo, per permettere all’acqua di scorrere al di sotto del solaio. Le pareti e alcune sezioni della copertura si aprono verso l’esterno per consentire la ventilazione naturale.  Zona giorno e zona notte occupano il piano principale, con il sottotetto che può essere adibito a studio o ad area per la preghiera. Di notte, l’illuminazione interna si diffonde all’esterno attraverso le fenditure delle pareti perimetrali. L’immobile è dotato di un sistema di riscaldamento e raffrescamento controllato per una costruzione ecologica anche nella sua funzionalità quotidiana. La struttura, secondo i progettisti, può essere assemblata in appena 25 giorni.

Il nostro Paese non sta a guardare e si segnala per alcune esperienze innovative che abbracciano l’imprenditoria sociale e collaborativa, nonostante in Europa gli esempi non siano ancora numerosi e degni di nota. In Toscana, nella regione della Versilia, si trova un piccolo bosco di bambù, esteso su una superficie di un ettaro. La crescita del Bambuseto versiliese viene controllata e ogni anno il bambù idoneo viene tagliato, in quanto l’essenza, come detto, ha una veloce capacità riproduttiva. Le canne possono essere direttamente utilizzate, oppure sottoposte a lavorazioni, a seconda degli impieghi. Generalmente i fusti sono prima trattati con una soluzione di acido borico contro gli attacchi degli insetti e, successivamente, vengono naturalmente essiccati.

Nel rispetto degli obiettivi del Rapporto Bruntland, della Convenzione di Rio, del Protocollo di Kyoto e di altri successivi documenti che si inseriscono nel medesimo solco della salvaguardia della biosfera, invece, il designer e giornalista Thomas Allocca, alcuni anni fa, ha avviato il progetto sperimentale “Madake Italian Network” dal nome della specie giapponese di bambù gigante, appunto Madake. L’intento è quello di “promuovere, favorire e coordinare l’attività di liberi professionisti, coltivatori ed imprenditori interessati ai possibili impieghi di questa pianta, per accrescere la diffusione di una cultura teorica e di una sapienza pratica, per riconoscere e diffondere il bambù come reale alternativa sostenibile e creare una reale economia verde”. Il progetto Madake intende favorire un’interessante operazione di imprenditorialità a livello nazionale in grado di sostenere le diverse fasi di ciclo di vita del prodotto, dalla coltivazione della materia prima e raccolta/lavorazione del materiale, alla trasformazione in semilavorato e in lavorato, fino alla produzione dell’oggetto finito.

Altra esperienza italiana è il progetto dell’architetto Mauricio Cardenas “The kinder garden”, che prevede la realizzazione di un asilo nido ecologico a Milano: il pavimento della zona giochi sarà in bambù come anche l’arredo. Il bambù non è ancora diventato, almeno alle nostre latitudini, un materiale eco-compatibile notevolmente impiegato nei processi edilizi, soprattutto nell’ottica di avere green building sempre più efficienti e moderne. Ma nel resto del mondo c’è già chi guarda al futuro.

È il caso di ricercatori cinesi e americani che da alcuni anni stanno lavorando sul Wood Plastic Composite (il Wpc). Trattasi di un composto resistentissimo, costituito da fibre a base legnosa, derivate dalla canna di bambù, unite a particolari plastiche. Da questa “comunione chimica” nasce un materiale smart, eco-sostenibile e con alte caratteristiche prestazionali. Le plastiche che concorrono alla formazione del WPC, derivano, inoltre, esclusivamente da materiale riciclato e, a loro volta, sono termofondibili, ovvero riutilizzabili in un secondo impiego: in questo modo si limita il volume dei rifiuti plastici ed il consumo ulteriore di combustibili fossili legati al petrolio.

E, allora, non facciamolo attendere troppo il futuro. Raggiungiamolo presto.

Fonte: www.mrark.com

Autore: Giuseppe Milano, giornalista ambientale



Vuoi sapere qual è il rivenditore a te più vicino o avere maggiori informazioni? Contattaci!

Nome*

Email*

Cognome*

Provincia*

Messaggio

vedi anche

altri articoli