Il tetto verde e il verde verticale

Recuperare spazi verdi nelle nostre città è un’esigenza sempre più sentita e va di pari passo con la volontà di un miglioramento delle qualità abitabili dei nostri edifici. La soluzione di destinare al verde la copertura delle costruzioni, se per noi italiani costituisce un’innovazione legata alla Bioarchitettura per limitare l’impatto ambientale degli edifici, nella storia dei paesi scandinavi fa parte, invece, della tradizione. Nei paesi Nordici fin dall’antichità i tetti delle case sono stati coperti da zolle erbose al punto da renderli una caratteristica tipica che ancora oggi colora il paesaggio di quelle zone.

Già Le Corbusier nel suo libro “Vers une Architecture” poneva il tetto giardino tra i cinque principi fondamentali dell’architettura: il toit terrasse doveva restituire il verde all’uomo che poteva così contemplare la natura, nonché circondarsene. Da Le Corbusier fino ai giorni nostri la realizzazione di edifici con tetto verde ha avuto una sua diffusione. In Germania, nel 2011, si stimava che il 10% dei tetti fossero verdi. In Australia e Svizzera, nel 2012, sono stati introdotti incentivi per l’allestimento di un tetto vegetalizzato; la Francia ha stabilito per legge che gli edifici pubblici e commerciali di nuova costruzione debbano avere almeno in parte tetti verdi o coperti da pannelli solari. In Italia la strada da percorrere è ancora lunga, tuttavia, diversi esempi di tetti giardino sono diffusi nel Nord del nostro paese.

Le soluzioni di rinverdimento sono classificate in due gruppi secondo il grado di manutenzione richiesta. Il verde di tipo estensivo prevede un tipo di vegetazione bassa, una manutenzione ridotta, è indicato per grandi superfici ed ha un substrato di terra non superiore ai 15 cm.

Il tipo intensivo, al contrario, richiede una manutenzione più attenta e costante perché la vegetazione varia dai manti erbosi agli arbusti e agli alberi che necessitano di concimazioni e potature. Lo spessore di terriccio può variare da 30 a 50 cm, perciò la copertura deve essere adeguata a sopportare carichi superiori rispetto ad un rinverdimento di tipo estensivo.

IL TETTO VERDE E IL VERDE VERTICALEFonte: www.xromatadiakosmisi.com

La struttura di un tetto verde consta di diversi strati: sotto lo strato vegetale si pone un substrato colturale (terriccio, compost) a sua volta costituito da un sistema di filtraggio. La funzione principale dello strato filtrante è quella di consentire il passaggio della sola acqua, ostacolando quello di altri elementi. Sotto di esso si trova uno strato drenante che funge da riserva di acqua per la vegetazione: l’acqua piovana che si raccoglie risale per capillarità nel terriccio soprastante con conseguente nutrimento della vegetazione. Al di sopra si colloca una membrana impermeabilizzante che deve essere resistente all’aggressione delle radici.

Sviluppare la logica del tetto ricoperto da vegetazione è importante perché può modificare in meglio la condizione dello spazio urbano, dal momento che la sua realizzazione porta con sé diversi vantaggi:

  • cattura le polveri sottili filtrando l’aria inquinata e mitiga l’effetto di isola termica riducendo sensibilmente la temperatura della città in estate;
  • migliora l’isolamento termico dell’edificio garantendo un maggior risparmio energetico;
  • controlla le acque piovane assorbendole gradualmente;
  • riduce la velocità del vento;
  • protegge i solai che essendo più riparati durano più a lungo;
  • offre un buon isolamento acustico;
  • costituisce un oasi verde in cui trovare ristoro.

Questi medesimi vantaggi si potrebbero ottenere ricoprendo di verde non solo i tetti degli edifici, ma anche le facciate. Infatti, il verde verticale mantiene una funzione anti smog, protegge l’involucro edilizio dal freddo durante l’inverno e dal caldo durante l’estate evitando l’irraggiamento diretto all’interno, ha proprietà fonoassorbenti, oltre ad un grande valore estetico.

Il Quai Branly Museum si trova a Parigi a due passi dalla Torre Eiffel. Nato da un progetto di Jean Nouvel e inaugurato nel 2006, è un museo dedicato alle arti e alle civiltà primitive . Esso è noto per il grande muro verde che riveste la facciata rivolta verso la Senna, opera dell’artista botanico Patrick Blanc che da anni si occupa di rendere più verdi i grigi edifici che popolano le nostre città.

Il prato adotta una posizione verticale, ma non si tratta di semplice edera arrampicata su palazzi, bensì della progettazione di un vero e proprio sistema artistico, innovativo, che permette di inserire sulle pareti verticali piante che normalmente si trovano nei nostri giardini realizzando delle opere d’arte. Le piante del muro verde non hanno bisogno del suolo, ma di acqua, di minerali disciolti in essa e di luce. Il loro giusto apporto ed equilibrio permette alla vegetazione di mantenersi, evitando che cresca a dismisura danneggiando le superfici.

IL TETTO VERDE E IL VERDE VERTICALEFonte: www.verticalgardenpatrickblanc.com

Anche in italia, nel quartiere Isola di Milano, è stato inaugurato il Bosco Verticale (2014) progettato dall’architetto Stefano Boeri. Su due torri residenziali è stato riprodotto un vero e proprio bosco con arbusti e più di mille varietà di piante che rispondono al bisogno umano di contatto con la natura. Il verde che avvolge le terrazze crea una sensazione di intimità e dà vita a un paesaggio di giardini pensili di grande impatto. La combinazione tra struttura architettonica e dotazioni tecnologiche garantisce le più alte prestazioni ambientali, riducendo le escursioni termiche e contribuendo alla produzione di ossigeno. La Torre D di 17 piani (alta 78 metri) e la Torre E di 24 piani (alta 111 metri) regaleranno un’esperienza estetica sempre diversa data la mutevolezza stagionale dei colori delle piante.

IL TETTO VERDE E IL VERDE VERTICALEFonte: www.retroonline.it

Abbiamo sintetizzato i vantaggi che un tetto verde o una parete verticale potrebbero portare alle città contribuendo a renderle più belle e vivibili, ma, a prescindere da tutti gli aspetti tecnici, come non pensare a come si distenderebbero il nostro sguardo e il nostro umore nel camminare circondati dal verde?

Auspichiamo di andare in direzione di una “rinaturalizzazione”delle nostre città, anche perché sarebbe giusto restituire, almeno in parte, sulle coperture e sulle pareti dei nostri edifici quel verde che spesso sottraiamo al suolo col cemento.

Author: Simone Animobono

Credits Cover: Maria Vittoria Smaldone



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