La Casa passiva che offre comfort e relax

Oltre quattro miliardi e mezzo di persone, nel mondo, vivono in città. E vivono in abitazioni che, per il loro tradizionale sistema di condizionamento, immettono in atmosfera, ogni anno, milioni di tonnellate di anidride carbonica che incidono radicalmente nel fenomeno dei cambiamenti climatici. Per invertire la rotta, naturalmente, non servono solo tempo e risorse, ma anche grandi e strategiche visioni, su scala globale. Ed è proprio agendo sulla necessità e l’urgenza di rivisitare i nostri paradigmi energetici, a cominciare dalla riprogettazione del luogo nel quale più a lungo viviamo maggiormente la nostra intimità, ossia la nostra casa, la direttiva europea 2010/31/UE prevede che, entro la fine del 2020 per tutti gli edifici – ma già dalla fine del 2018 per quelli pubblici o ad uso pubblico – ogni nuova costruzione in Europa sia “a energia quasi zero”. Gli edifici a energia quasi zero sono edifici ad alte prestazioni, con una bassissimo fabbisogno energetico coperto in parte o completamente con le fonti rinnovabili.

Questa premessa è, quindi, fondamentale per comprendere le origini del successo della “Casa Passiva” o “Passivhaus”. Una tecnologia edilizia che nasce più di 20 anni fa, dallo sviluppo del protocollo “Passivhaus” sottoscritto nel maggio del 1988 dal professore dell’Università svedese di Lund Bo Adamson e il tedesco Wolfgang Feist. E poi diffusasi dal centro-nord Europa in tutto il mondo. Con tempistiche e modalità diverse. Una casa passiva è un edificio ad altissime prestazioni energetiche, il cui fabbisogno per la climatizzazione sia invernale che estiva (riscaldamento e raffrescamento) è bassissimo. L’esigenza è talmente ridotta che è possibile riscaldare o raffrescare l’edificio con il solo impianto di ventilazione dell’aria: in unità fisicamente misurabili, questo valore deve essere inferiore a 15kWh/m²annuo. Le case passive consentono, perciò, di avere temperature piacevoli e costanti sia d’inverno sia d’estate. L’obiettivo è perseguibile perché si impiega il calore derivante dall’irraggiamento solare attraverso le finestre, quello prodotto dalle persone e dalle apparecchiature elettriche presenti in casa. Un’edilizia di questo tipo necessita solo del 10% del calore che serve per riscaldare un edificio tradizionale.

Fonte: www.hanse-haus.it

Esiste almeno una fonte di calore, ma la distribuzione dello stesso avviene nella maggior parte dei casi attraverso un sistema di ventilazione controllata con scambiatori di flusso incrociato che recuperano anche il 95% del calore dell’aria in uscita. Il controllo della temperatura interna per mezzo della ventilazione è la base dei sistemi passivi e il sistema di ventilazione integrato prevede che l’aria fresca venga convogliata in casa attraverso un tubo di aerazione sotterraneo, preriscaldata dal calore geotermico e portata all’impianto di recupero del calore, dove l’energia dell’aria viziata venga ceduta dallo scambiatore di calore all’aria fresca, filtrata e fredda. In questo modo si sfrutta l’energia dell’aria viziata che andrebbe irrimediabilmente perduta in un tradizionale sistema di aerazione diretta. L’aria successivamente è portata nei locali e distribuita attraverso bocchette speciali per evitare che si sentano correnti d’aria. L’aria viziata, proveniente dai bagni e dalla cucina, viene aspirata, per evitare la diffusione domestica di odori sgradevoli.

In sintesi, quindi, i requisiti di una casa passiva, sono:

1) Fabbisogno energetico per riscaldamento < 15 kWh/m²a
2) Fabbisogno di energia primaria (riscaldamento/acqua calda/elettrodomestici)< 120 kWh/m²a
3) Tasso di ricambio dell’aria testato a pressione n50 < 0,6 h-1. Questo significa che in presenza di una differenza di pressione di 50 Pascal, il flusso d’aria orario deve essere inferiore al 60% del volume dell’edificio.

Il principio generale della Passivhaus, soluzione ad alta innovazione tecnologica, è l’efficienza energetica. È il comfort domestico da garantire tutto l’anno, sia d’estate sia d’inverno attraverso una temperatura ordinaria e costante, oscillante a seconda delle esigenze dei residenti. In questo schema, pertanto, non è fondamentale soltanto l’opera di progettazione, ma anche quella di realizzazione e di gestione del manufatto. Nella prima fase, sicuramente la più delicata ed impattante, nessun elemento costruttivo può essere trascurato: dai dettagli impiantistici determinanti per la misurazione dei fabbisogni energetici ai materiali con cui sarà costruita la casa vera e propria. La progettazione, inoltre, dovrà essere fortemente e positivamente condizionata dal contesto geografico nel quale la costruzione sarà edificata, poiché le “case passive”, nel tempo, sviluppano una relazione “attiva” col territorio.

È ideale, per esempio, prevedere un orientamento dell’edificio verso sud con ampie vetrate (almeno il 40% della superficie complessiva della facciata): questo consente all’abitazione di ricevere maggiori radiazioni d’inverno, che è la stagione più fredda, permettendo di sfruttare a pieno il calore prodotto dal sole. Come pure può essere utile predisporre sistemi di ombreggiatura dal sole per le zone esposte ad est o ad ovest. Per diagnosticare più opportunamente e realisticamente il fabbisogno energetico, inoltre, è possibile, poi, quando si è già nella fase di realizzazione dell’intervento, applicare il Blower-Door-Test – che recepisce la UNI EN 13829 – per verificare che tutti i collegamenti e i componenti siano effettivamente quasi ermetici. Essendo la caratteristica dell’ermeticità una di quelle fondamentali per definire una soluzione passiva o meno. La posa in opera e la realizzazione è altrettanto fondamentale: non solo è indispensabile l’alta qualità e verificabilità dei materiali e di tutta la componentistica utilizzata; per un risultato assolutamente ottimale, la posa in opera deve essere assicurata da personale qualificato e altamente specializzato in simili lavorazioni. Da non trascurare neanche la successiva gestione e manutenzione.

Essendo le case passive nate nel Centro e nel Nord Europa, quasi un ventennio fa e poi sviluppatesi a tutte le latitudini del globo, sono numerosi gli esempi che potrebbero essere richiamati, ma, sfatando anche il tabù che simile tecnologia edilizia non potesse trovare accoglienza nel clima mediterraneo, citerò brevemente alcune esperienze, anche italiane e pugliesi, particolarmente significative. Uno dei primissimi tentativi di casa passiva fu fatto in Germania nel 1990, a Darmstadt. La soluzione prevedeva un ottimo sistema di isolamento termico e già si evidenziava una cura per la progettazione bioclimatica interna degli ambienti domestici. In Scandinavia, soprattutto per far fronte alla rigidità del clima invernale, tra la Danimarca e la Svezia, notevoli sono i risultati raggiunti, a conferma che riqualificare energeticamente il proprio habitat domestico non solo è possibile, ma è anche conveniente.

Fonte: www.laporta.it

Fonte: www.laporta.it

Perché, come ha dichiarato diverse volte in alcune interviste Wolfgang Feist, il direttore del più importante centro di ricerca al mondo per questo genere di indagini, il “Passive House Institute”, oggi, realizzare e vivere in “case passive”, è davvero alla portata di tutti. È un investimento per se stessi e per la propria famiglia, che si ripaga in pochi anni. E, forse, è quello che devono aver pensato anche a Parigi i professionisti dello studio francese Vous Etes Ici Architectes che hanno progettato un complesso abitativo da 11 alloggi, per 1500 mq totali, per social housing, che integra perfettamente questa visione ecologica-ingegneristica evoluta a una cura del dettaglio, da designer, rendendo questo edificio quasi una attrazione turistica nel centralissimo e antichissimo V Arrondissement.

In Danimarca, addirittura, sognano già di andare oltre il modello della casa passiva, chiamata la “casa del futuro”, con la “casa-centrale energetica”. Il progetto della casa ecologica che sarà realizzata a Lystrup, vicino Aarthus, fa scalpore. Si punta, infatti, integrando mini-impianti innovativi ad energia rinnovabili, a produrre più energia di quanta necessaria per il fabbisogno dei residenti e a immettere nella smart grid cittadina il surplus energetico. La propria abitazione si trasforma una centrale di energia pulita. Ecco il sogno dei danesi da realizzare nei prossimi decenni!

Tornando in Italia, invece, possiamo registrare buoni e diffusi esempi anche in Trentino, in Liguria, in Umbria, in Toscana, in Puglia. Se nel centro Europa sono importanti l’esposizione vetrata a sud, l’impermeabilità all’aria e il controllo della ventilazione, nel clima mediterraneo sarà il caso di prevedere un accurato sistema di oscuramento dal sole. Il parametro sicuramente più importante sarà l’inerzia termica dell’involucro poiché se elevata garantirà un passaggio di calore tra esterno e interno gradualmente, permettendo di giorno di mantenere una temperatura più bassa rispetto all’esterno, mentre il calore accumulato nella parete, venendo rilasciato di notte, potrà facilmente essere controllato mediante un’adeguata ventilazione.

Fonte: www.latuacasainlegno.com

Fonte: www.latuacasainlegno.com

In Puglia, in particolare, due sono le esperienze degne di nota. La prima è del 2009, avviata nella comunità brindisina di San Vito dei Normanni, per la quale furono impiegati materiali tradizionali come il tufo per l’involucro edilizio e la fibra di vetro per l’isolamento termico, e furono previsti profondi porticati concepiti come filtro tra esterno ed interno per permettere un buonissimo ombreggiamento dal sole estivo. La seconda sperimentazione, infine, decisamente più nota e pluripremiata a livello nazionale negli anni scorsi, si trova a Bisceglie. Il progetto delle “Case di Luce” nasce dall’esigenze di garantire una rigenerazione urbanistica e una ricompattazione ambientale a un’area degradata con l’intervento residenziale che innesta nel tessuto urbano ben 61 alloggi a standard passivo, con caratteristiche formali e tipologiche differenti secondo i due modelli ivi inseriti, quali l’edificio in linea e le ville urbane.

Author: Giuseppe Milano

[Credits Cover: lignoalp.it]



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