La realtà dei quartieri ecosostenibili

Negli ultimi decenni il comportamento antropico ha determinato una condizione di criticità del nostro pianeta, portando a conseguenze preoccupanti come l’inquinamento dell’aria o lo sfruttamento eccessivo delle risorse. Ciò dimostra come l’azione intrapresa dall’uomo debba essere riequilibrata e come l’architettura sia chiamata ad interrogarsi su nuove possibilità di riprogettare gli spazi. La creazione di quartieri ecosostenibili potrebbe essere sicuramente una delle strade da intraprendere per una riconciliazione tra uomo e ambiente.

I quartieri ecosostenibili sono concepiti in modo da ridurre lo sfruttamento di risorse non rinnovabili come il suolo, per valorizzare, invece, quelle rinnovabili come il legno, l’acqua o l’energia solare.

Essi dovrebbero rispondere a determinate caratteristiche che prevedano: la mobilità sostenibile, quindi l’immediatezza nel raggiungimento dei mezzi di trasporto pubblici in modo da inibire l’uso dell’automobile; la realizzazione di case passive, dove l’energia richiesta per il riscaldamento non si ottiene tramite un normale impianto a consumo energetico, ma attraverso fonti passive di calore (prima fra tutte l’irraggiamento solare); la coesistenza di spazi non monofunzionali, ma “misti”, dove abitazioni, attività e servizi si integrino favorendo la coesione sociale; il recupero di parti di territorio dismesso per evitare lo sfruttamento ulteriore di suolo.

Stiamo parlando di un’utopia?

Basta spostarsi di pochi kilometri dal centro di Friburgo, in Germania, per capire che un quartiere ecosostenibile è un quartiere realizzabile. Vauban, a cui si può accedere comodamente in tram o in bicicletta, sorge sulle aree precedentemente occupate da una caserma francese dismessa all’inizio degli anni ’90 ed è stato progettato per una mobilità senz’auto, circondato da spazi verdi e parchi gioco.

Uno dei suoi punti di forza è stata la progettazione partecipata, basata sul confronto continuo tra cittadini, investitori e amministrazione comunale: un forum in cui incontrarsi, ascoltare e progettare in maniera comunitaria. Il quartiere è attraversato da un viale principale (Vaubanallee) dove scorre il tram e si concentrano le attività; è costituito da numerose aree verdi, da spazi pubblici, da un elevato numero di case passive, da impianti di co-generazione e da sistemi integrati di reti elettriche. Tutte le scelte architettoniche e tecnologiche sono finalizzate a ridurre la domanda di energia.

Passeggiando per questo centro si incontrano spazi coltivati in modo comunitario e si avverte la sensazione di trovarsi in un luogo nato per essere a misura di pedone. Infatti, è promosso il carsharing e le poche auto che vi circolano vengono lasciate in due garage pubblici che si trovano ai bordi del quartiere (coloro che non utilizzano il parcheggio godono di veri e propri incentivi economici).

IMG_9365 (2)Foto: Maria Vittoria Smaldone

Anche la Città Solare di Linz, in Austria, rappresenta un’eccellenza nella sostenibilità sociale ed ambientale. Il progetto della Città Solare è stato coordinato dall’architetto Thomas Herzog e si basa sul principio ecosostenibile del risparmio energetico. I suoi edifici sono stati costruiti seguendo il giusto orientamento bioclimatico. Pannelli fotovoltaici, serre, vetrate e balconi sono disposti secondo un disegno che mira a sfruttare al massimo l’energia e l’illuminazione solare. Tale energia produce, inoltre, elettricità che alimenta impianti per la separazione delle acque di scarico che, passando attraverso sistemi di filtraggio, vengono convogliate nei campi per l’irrigazione.

In questo insediamento di 3000 abitanti la viabilità carrabile si concentra sul viale centrale e sulle due diramazioni verso il parco, mentre all’interno dei lotti residenziali i percorsi sono unicamente ciclopedonali. Grande importanza è riservata alle aree verdi, divise tra giardini privati e parco pubblico. Il parco funge da luogo di transizione tra la zona residenziale e il paesaggio naturale, all’interno del quale si trova un lago.

Il progetto e la realizzazione del quartiere Bo01 (2001) di Malmo, in Svezia, si fonda, invece, sul recupero di ex zone industriali e di cantieri navali. 800 edifici sono stati costruiti con la facciata rivolta a sud interamente in vetro in modo da catturare i raggi solari. Largo spazio è stato lasciato alle energie rinnovabili con impianti eolici e fotovoltaici che rendono gli appartamenti indipendenti dal punto di vista energetico, tanto da autoprodurre l’energia che consumano. Qui le auto possono circolare solo lungo il perimetro esterno del distretto, da cui raggiungono ampie autorimesse interrate: questo permette all’area residenziale di essere integralmente pedonale.

httpsgeonancy.wordpress.comFonte: www.geonancy.wordpress.com

L’altezza e la tipologia degli edifici sono variabili: si passa da edifici alti fino a sei piani a case isolate, da case a schiera a blocchi di appartamenti. Gli edifici dai cinque ai sei piani si trovano lungo la banchina, per riparare tutto il quartiere dal forte vento proveniente da ovest, e sono uniti attraverso percorsi ad aree dove si trovano bar, ristoranti, uffici e luoghi socio-culturali in cui incontrarsi per favorire la coesione sociale. Gli edifici che si trovano nell’area fronte mare sono connessi con l’acqua tramite una gradinata dove è possibile sedersi e godere delle belle giornate.

Potremmo andare avanti citando altri esempi di quartieri ecosostenibili in Europa come quello di Kronsberg ad Hannover, il BedZED di Londra o l’ Ekoviikki di Helsinki; quartieri in cui la periferia si libera dall’accezione negativa che indossa nelle nostre città per riappropriarsi della sua identità: quella di essere “luogo” intorno ad un centro, ma “luogo” in cui un centro non manca. La periferia diventa semplicemente un altro quartiere della città stessa e si pone in questi casi come realtà innovativa a cui guardare.

E noi allora cosa aspettiamo?

Author: Simone Animobono

Credits Cover: Maria Vittoria Smaldone



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