La stampa 3d per l’edilizia e l’architettura del futuro

Da Filippo Brunelleschi e Leon Battista Alberti a Norman Foster. Dagli inventori del Rinascimento agli innovatori del Cambiamento. “Cambiamento” è una parola bellissima, ma oggi è retoricamente inflazionata. E non sempre adeguatamente impiegata. È la parola, tuttavia, più giusta, probabilmente, per descrivere il moto ondoso che infrangendosi contro lo scoglio della tradizione, segue il vento dell’innovazione che soffia sui paesaggi dell’edilizia e dell’architettura. Queste due galassie, infatti, nell’immaginario collettivo di molti addetti ai lavori e operatori professionali, non sono mai state attraversate per decenni dalla luce dell’innovazione. Si è sempre progettato e costruito secondo schemi rigidi e norme ferree. Provando a rispettare, alla fine in modo più ideale che sostanziale, le regole vitruviane. Oggi, o meglio da qualche anno, però, non è più così. Non solo per l’avvento della cultura della sostenibilità che sta ridefinendo i paradigmi concettuali della professione, spingendola ad accogliere e a declinare i verbi della gestione virtuosa delle risorse e dell’efficienza energetica; ma anche per la nascita di dispositivi tecnologici che mirano a semplificare i processi costruttivi. In questo senso, la stampante 3d sta rivoluzionando, oltre al mondo della moda e del design, pensando soprattutto in prospettiva, anche gli universi dell’edilizia e dell’architettura.

La stampa 3d per l'edilizia e l'architettura del futuro

Fonte: www.espresso.repubblica.it

E proprio uno dei suoi più autorevoli “maestri contemporanei”, appunto Norman Foster, si è aggiudicato un concorso internazionale indetto dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) per realizzare, attraverso una stampante 3D, una base lunare per quattro persone, impiegando come materiale edilizio la regolite, ossia la polvere che ricopre la superficie del satellite. E sempre Norman Foster, con la collaborazione dell’impresa di costruzioni svedese Skanska e i ricercatori della Loughborough University del Regno Unito, sta sviluppando la prima macchina robotizzata per stampare strati sovrapposti di calcestruzzo ad alte prestazioni con l’obiettivo di ridurre i tempi di costruzione. Il celebre archistar non è l’unico ad essersi incuriosito ed appassionato alla tecnologia della stampante 3D.

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Fonte: www.tomshw.it

In Cina stanno suscitando un grande clamore le imprese realizzate dalla multinazionale WinSun: dopo aver realizzato negli scorsi anni “10 case in 24 ore” al costo irrisorio di quasi 3700 euro l’una, recentemente, al costo di 138mila euro, hanno “stampato” una villa di 1100 metri quadri. L’obbiettivo è stato raggiunto con una stampante 3D gigante – 32 metri di lunghezza, 10 di larghezza, 6,6 di altezza sono le sue dimensioni – nella quale, come materiale di costruzione, è stato utilizzato un mix costituito da rifiuti da costruzione riciclati, fibra di vetro, acciaio, cemento e additivi speciali. Secondo la ditta cinese, l’uso di questa macchina consente un risparmio di materiali tra il 30% e il 60%, e di velocizzare i tempi tra il 50% e il 70%. Volando da Oriente in Occidente, atterriamo in Olanda. Il Paese dei mulini, infatti, ad oggi è il principale Stato europeo innovatore di architetture 3D. L’architetto olandese Janjaap Ruijssenaars ha ideato un sistema che consentirà la produzione di elementi di base da circa 9×13,5 metri che andranno a costituire il modello dell’abitazione. Per la cui fabbricazione sarà impiegato, come materiale edilizio, un composto di sabbia, mista a un agente legante di nuova concezione che lo renderà più robusto del cemento. Questo materiale, tuttavia, seppur in minima parte, sarà presente poiché il progetto ne prevede l’utilizzo per alcuni elementi di rinforzo.

La stampa 3d per l'edilizia e l'architettura del futuro

Fonte: www.tomshw.it

Saranno necessari tre anni di lavoro, invece, per veder completato il primo edificio al mondo, il “3D Print Canal House”, quasi completamente realizzato con una stampante 3D, la Kamermaker, assemblata direttamente in cantiere. La struttura architettonica, non particolarmente coinvolgente da un punto di vista estetico, e costituita da 13 vani, ricalca nello stile le autoctone abitazioni strette ed alte, con il tetto spiovente e le molte finestre per beneficiare al massimo della luce naturale. Il progetto, a cura dello studio olandese DUS Architects, prevede l’uso di materiali plastici per la composizione dei principali componenti costruttivi. E sempre ad Amsterdam opera la giovane startup MX3D che, con l’aiuto di aziende come Autodesk (specializzata in software) e Heijmans (attiva nel settore delle costruzioni), ha progettato dei robot capaci di stampare autonomamente un intero ponte in acciaio, dal design ricercato e articolato. Per la realizzazione dell’opera, pronta presumibilmente per il 2017, i robot agiranno su supporti precedente assemblati e avranno braccia robotiche a sei assi che – si legge nella scheda di progetto – “inizieranno a sviluppare il ponte da una sponda, scaldando il metallo fino all’elevata temperatura di 1500°C, ed emettendo, di volta in volta, piccole quantità di metallo fuso, per permettere alla macchina di creare l’intelaiatura in tempo reale, modellando travi e altre parti strutturali”.

Fonte: www.progettarearchitettura.it

Fonte: www.progettarearchitettura.it

Spostandoci in Italia, merita di essere raccontata l’esperienza di WASP (acronimo di World’s Advanced Saving Project). Presentata nelle settimane scorse alla Maker Faire di Roma, i professionisti di Ravenna, già premiati con il Green Award al 3D Print Show di Londra, hanno realizzato stampanti che operano secondo un processo di additive manufacturing e sono ispirate dal comportamento della vespa vasaia. Wasp, infatti, significa appunto ape. Il fine di questi dispositivi, chiamati BigDelta, oggi disponibili nella versione da 4 e da 6 metri di altezza, è quello di realizzare case eco-compatibili con un limitato consumo di energia, con materiali naturali facilmente reperibili e non costosi come l’argilla. Se da un punto di vista materico si è scelta l’argilla perché adatta nel regolare l’umidità in un ambiente e perché ha una buona capacità di mantenere un microclima interno stabile; da un punto di vista energetico, invece, il fabbisogno è volutamente scarso di circa 300 watt, rispetto ad altri apparecchi simili impiegati in Cina e in altre parti del mondo, poiché l’azienda ha scelto di impiegare l’approccio “delta” che consente il movimento del solo estrusore capace di depositare strati sovrapposti di un impasto di argilla, sabbia e fibre che, una volta induriti, costituiscono la struttura dell’abitazione. Oltre ai vantaggi di riduzione dei consumi energetici e delle emissioni, della rapidità di realizzazione (con tre operai, ci vogliono solo due ore circa), dei costi contenuti e della facile adattabilità a situazioni differenti, anche valorizzando la modalità open source dei software usati per le varie sperimentazioni in corso, la ricerca si sta muovendo anche nell’elaborazione di nuove soluzioni relative a materiali costruttivi più ecologici e sostenibili in sostituzione del cemento.Vogliamo fare qualcosa per il bene comune, spiega il presidente dell’azienda Massimo Moretti, perché il nostro obiettivo è quello di riuscire a costruire case a km 0 in grado di utilizzare energie rinnovabili e materiali naturali disponibili sul territorio. Per questo la stampante per l’edilizia deve essere trasportabile per essere utilizzata anche in quelle zone, anche geograficamente compromesse, in cui manca l’elettricità“.

L’auspicio, quindi, è che gli apparati statali da un lato e tutti gli agenti professionali dall’altro concorrano congiuntamente, anche culturalmente, allo sviluppo di questa tecnologia, favorendone l’evoluzione, per consentire a questa innovazione di produrre quei benefici occupazionali ed ambientali richiesti dal nostro “sistema-Paese” e farlo competere autorevolmente nel mercato globale.

Credits cover: www.stampa3d-firenze.it

Author: Giuseppe Milano, giornalista ambientale



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