Le Eco Scuole più belle del mondo

Qual è il luogo che, nella prima fase della nostra vita, ci accoglie più a lungo e nel quale vengono seminati i bulbi della nostra identità? Il luogo che, diventando idealmente una seconda “casa”, ricordiamo poi per tutta la vita anche per le esperienze acquisite e i gli incontri? La Scuola, indubbiamente. Intendendo l’istituzione che, per quasi 12 anni, dai primi giorni delle elementari agli ultimi della maturità, ci ospita e ci dona gli strumenti, morali e culturali, per affrontare con la giusta criticità e consapevolezza il resto della nostra esistenza. A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico, quindi, si propone la descrizione delle scuole – comprendendo nella categoria anche gli asili o i campus, nell’esperienza statunitense – più sostenibili ed eco-compatibili del mondo. Scuole che, inoltre, anche per far fronte alla fisiologica obsolescenza strutturale e alla necessità di garantire sempre condizioni di sicurezza ai “cittadini di domani”, sono state ammodernate e ristrutturate o, talvolta, ricostruite, sempre più spesso secondo i dettami della bioarchitettura e della bioedilizia, restituendo alle stesse funzionalità e vitalità.

Stati Uniti. In California, progettata dallo studio E. Architects, si trova la High Tech High School. La scuola, i cui spazi sono stati elaborati dopo un percorso partecipativo con i futuri fruitori, si affaccia sui canyon della Otay River Valley ed è, quindi, in stretta connessione con l’ambiente circostante in tutte le aree di lavoro e di studio. Questa scuola pubblica, che ospita più di 550 allievi, ha una forte impronta ecologica. Tutti gli spazi esterni, i cortili, i giardini, i campi sportivi e da gioco sono stati studiati per recuperare l’acqua e utilizzarla per l’irrigazione. L’efficienza idrica è garantita all’interno mediante orinatoi a secco, rubinetti, docce e WC con regolatori di flusso, con tali accorgimenti che riducono il fabbisogno d’acqua del 50%. Anche se l’80% del fabbisogno elettrico della scuola è coperto dai pannelli fotovoltaici sui tetti, la domanda energetica è comunque ridotta al minimo grazie a sistemi di ventilazione e di illuminazione naturali, all’efficienza degli infissi, ma soprattutto ad una progettazione compatta e ad uno studio bioclimatico del costruito.

Fonte: www.leanworkspace.wordpress.com

Fonte: www.leanworkspace.wordpress.com

Spostandoci in Minnesota, è degno di nota l’University Classroom Building, ideato dall’architetto David Salmela che ha utilizzato il sistema tedesco “Passiv haus” per realizzare un edificio ad altissima efficienza energetica e assolutamente performante: è previsto l’utilizzo di energie rinnovabili, il trattamento delle acque reflue e la gestione delle acque piovane, il riscaldamento passivo, la ventilazione e l’illuminazione naturale, l’utilizzo di materiali locali e naturali. Il livello inferiore delle copertura è un tetto verde che consente di isolare l’edificio, mentre la parte superiore è verniciata di bianco per riflettere la luce solare in eccesso. Un patio di fronte alla struttura diventa un punto di incontro e di studio per gli studenti anche nelle fredde giornate autunnali con le sue panche in legno di cedro riciclato ed un piacevole camino a legna.

Risalendo verso est e raggiungendo la “Grande Mela” New York, merita una menzione la “Public School 62”, nata con l’ambizioso intento di saldare architettura sostenibile ed educazione ambientale. Essendo un istituto fortemente innovativo, anche per la didattica sperimentata, gli studenti hanno a disposizione monitor che spiegano con parole semplici e disegni come fare per risparmiare energia e nei corridoi un display per aula indica quanto ogni classe si stia impegnando per vincere la “gara di sostenibilità” della scuola. Da un punto di vista impiantistico, sono presenti pannelli solari fotovoltaici che coprono interamente l’involucro edilizio; turbine eoliche e soprattutto una pompa di calore geotermica che minimizza i consumi per il riscaldamento. Non è stato trascurato, anche in questo caso, poi, l’uso di materiali naturali eco-compatibili, l’uso della luce naturale e della ventilazione passiva.

Giappone.  Il paese nipponico, attraversato nell’ultimo decennio da non pochi eventi sismici di diversa intensità, ha deciso di investire – verrebbe da dire “energeticamente” – nell’edilizia sostenibile, cominciando a costruire o a ristrutturare alcune delle architetture, anche simboliche, più importanti per una comunità, come, appunto, le scuole o gli asili. Un caso emblematico, perciò, è l’asilo di Kobe. Progettato dagli architetti Suga Architects Office, abbina le potenzialità del legno lamellare a una combinazione di spazi verdi su più livelli che permettono ai bambini di giocare all’aperto con qualunque clima. Presenti, poi, un tetto giardino che isola la struttura da calore ed umidità ed una corte interna che combatte l’effetto isola di calore favorendo la ventilazione naturale degli ambienti interni. La circolarità dei percorsi e le vetrate rivolte verso l’interno, infine, fanno sì che i bambini crescano, imparino e giochino mantenendo un contatto visivo costante con la natura.

India. A Bangalore, è stata realizzata, dallo studio Collective Project, la scuola “Ekya Early Years” in una vecchia fabbrica di orologi dismessa e oggetto di una profonda rigenerazione funzionale. La particolarità di questa colorata scuola è che, oltre all’asilo, è possibile frequentare corsi che seguono il metodo Montessori. Il nuovo complesso architettonico nasce su una superficie di circa 8mila metri quadri ed è circondato da una vasta area verde nella quale si trovano spazi attrezzati per il gioco, un laghetto artificiale ed aree per la sosta. Ma il cuore del progetto è la corte centrale chiamata “Jungle” caratterizzata dalla presenza di numerose piante e da riproduzioni di animali in cartone, proprio come fosse una mini giungla. Tutti gli ambienti destinati all’apprendimento si sviluppano intorno alla corte centrale avendo come obiettivo principale quello di creare una stretta connessione tra gli studenti e la natura. Tutti i percorsi e gli spazi, sia interni che esterni, pertanto, sono caratterizzati da un sapiente gioco di colori che oltre a dare un’identità alla scuola rende più gioiosi gli ambienti di studio, contribuendo a migliorare l’esperienza quotidiana dei bambini anche dal punto di vista visivo. Le lamelle colorate degli spazi esterni, infine, oltre a curare l’estetica dell’edificio, servono a coprire i percorsi e gli spazi principali, svolgendo la funzione di schermature solari.

Fonte: www.bangalore domusweb.it

Fonte: www.domusweb.it

Spagna. Nel cuore del centro storico della città di Medina–Sidonia, in Andalusia, gli architetti Maria Gonzales e Juanjo Lopez de la Cruz hanno progettato una scuola alberghiera, la “Escuela de Hostelería en Matadero”. La cui prima particolarità, che ne definisce l’originalità, è quella di nascere in un ex macello in disuso da tempo che è stato trasformato funzionalmente dopo una congrua opera di pianificazione. L’edificio principale si sviluppa attorno ad una corte centrale. La nuova struttura si integra a quella preesistente grazie alla funzione unificatrice del nuovo tetto che si piega ad abbracciare strutture nuove e antiche, assumendo conformazioni e altezze diverse, per meglio controllare l’irraggiamento solare. Sotto il tetto unificatore si compiono le funzioni della struttura, didattiche (cucina e aule) e pubbliche (mensa e bar). Le piccole corti, inoltre, sono coltivate ad orto: una forma di auto–produzione a chilometro zero di cui gli studenti beneficiano per produrre le erbe aromatiche che connotano i loro piatti speciali. Gli elementi della tradizione costruttiva del posto hanno fornito i materiali e le forme di una “nuova” architettura ecosostenibile: i muri dal pronunciato spessore garantiscono una forte inerzia termica minimizzando la dispersione energetica; i piccoli e frequenti patii sono veri e propri pozzi di ventilazione naturale all’interno del complesso; la copertura traspirante in ceramica migliora il tasso di umidità degli spazi interni.

Italia. Il nostro Paese, come negli ultimi anni hanno raccontato con propri report sia Cittadinanzaattiva sia Legambiente, ha un patrimonio edilizio scolastico abbastanza datato. Oltre il 50% delle strutture, infatti, è stato costruito prima del 1976, con una normativa anti-sismica diversa dall’attuale. Quando le scuole erano progettate e realizzate quasi tutte uguali, standardizzate, secondo un modello razionalista spinto all’inverosimile per il quale, in una gerarchia di valori, l’unico spazio degno era l’Aula. Anche le scuole italiane, poi, sono architetture assolutamente energivore e non sempre comfortevoli. Sulla base di queste premesse, oggi molti interventi mirano non solo ad adeguare gli istituti da un punto di vista statico-simico, ma anche e soprattutto da un punto di vista energetico-funzionale per rendere l’esperienza dell’apprendimento ancora più utile ed incisiva.

Dopo il caso pilota della scuola di Via Monte Ruggero, nel quartiere Tufello di Roma, nella quale sono state adottate per la prima volta le linee guida elaborate congiuntamente da Legambiente e dall’Istituto Nazionale di Bioarchitettura (Inbar), in questi ultimi mesi ha suscitato grande curiosità ed attesa il nuovo asilo nido – che sarà inaugurato proprio domani – progettato dall’architetto Mario Cucinella e realizzato a Guastalla, piccolo comune devastato dal terremoto del 2012. La nuova architettura, energeticamente autosufficiente e integralmente sostenibile, ha una ossatura in legno corroborata dalla presenza di grandi vetrate che conferiscono all’asilo trasparenza e leggerezza. Abbracciata dal verde, questa architettura – che, come ha scritto Cucinella, deve stimolare l’immaginazione dei suoi piccoli discenti – avendo la forma della balena di Pinocchio, ma anche del ventre materno, punta a educare i suoi 120 fruitori principali perché crescano comprendendo l’importanza di vivere in armonia e in equilibrio con la natura. La struttura è di classe energetica A; è dotata di pannelli termici fotovoltaici e produce autonomamente l’acqua calda. C’è un sistema di raccolta dell’acqua piovana che serve per annaffiare il giardino e non ci sono caloriferi né condizionatori: il riscaldamento degli ambienti passa dal pavimento con un sistema di canalizzazione dell’acqua calda.

Fonte: Guastalla aasarchitecture.com

Fonte: www.aasarchitecture.com

Puglia. Merita una citazione il progetto di ristrutturazione e manutenzione straordinaria della Scuola comprensiva “Edmondo De Amicis”, elaborato dagli architetti Fernando e Riccardo Russo nel piccolo comune di Bagnolo del Salento. I lavori si sono conclusi l’otto settembre scorso, in tempo per l’inizio del nuovo anno scolastico. La ristrutturazione ha previsto interventi non solo di rinnovamento energetico e funzionale dell’edificio che oggi ospita la nuova scuola dell’infanzia, ma anche una reinterpretazione dello stesso, rileggendo la struttura esistente sapendone cogliere le linee essenziali ma decise attraverso un uso sapiente e “giocoso” dei colori, capaci di connotare con forza l’intervento.

Fonte: Architetti Russo

Fonte: Architetti Russo

A Bari, infine, già dal 2012, nell’ aeroporto “Karol Wojtyla”, è attivo il “Fly Family”, un centro polifunzionale per i minori e l’infanzia. All’interno anche un nido (per bambini dai 3 mesi ai 3 anni), un centro per la diagnosi e la terapia dei disturbi dell’apprendimento (per bambini dai 4 ai 12 anni) e un dopo-scuola con laboratori pomeridiani, rivolti ai bambini da 6 ai 12 anni che non possono essere seguiti dalle famiglie nelle attività di studio. Finanziata dalla Regione Puglia con un milione di euro, pari al 50% del costo totale dell’investimento, questa architettura è assolutamente eco-compatibile. Presenta un tetto verde che isola l’edificio termicamente e acusticamente, garantendo l’assorbimento dell’acqua piovana. Il nuovo centro, inoltre, dispone di pannelli fotovoltaici sul tetto per la produzione di energia elettrica.

Credits: www.aasarchitecture.com

Autore: Giuseppe Milano, giornalista ambientale



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