Un viaggio tra le Eartships di Michael Reynolds

In diverse occasioni, sul nostro blog, abbiamo parlato di riciclo e di recupero, sottolineando come salvare un materiale alla fine del suo ciclo di vita per donargli una nuova collocazione, sia una pratica altamente sostenibile. Oggi vogliamo dare uno sguardo da vicino all’opera di un architetto che di questa pratica ha fatto la base del suo lavoro. E’ Michael Reynolds, architetto americano, impegnato nella sperimentazione di abitazioni sostenibili, realizzate completamente con materiale di scarto.

Conosciuto anche come “architetto dei rifiuti”, Reynolds promuove l’uso di materiale riciclato e di fonti energetiche rinnovabili per le costruzioni. Bottiglie, pneumatici, oggetti di plastica di qualsiasi tipologia, diventano parte integrante di case che spesso sono appariscenti, caratterizzate da colori vivaci e forme insolite. Queste abitazioni, chiamate earthships, sono pensate in maniera tale da non necessitare di sistemi di riscaldamento, ma di sfruttare al massimo l’energia solare, l’acqua piovana e la capacità di raffrescamento naturale.

Michael Reynolds

Fonte: www.sharingame.org

Nel 1972 Reynolds realizzò la Thumb House, uno dei suoi primi progetti, utilizzando bottiglie di birra, uno strato di malta e uno di intonaco, posizionando i vetri orientandoli verso Sud, in modo da formare delle serre solari in grado di trattenere il calore quando colpiti dalla radiazione solare e rilasciarlo gradualmente nell’arco della giornata, mantenendo così una temperatura intorno ai 20°C. La Thumb House è stata una delle prime sperimentazioni di earthship che si sono andate via via perfezionando con l’aggiunta di pannelli solari e tetti conformati in modo da convogliare l’acqua piovana nelle cisterne di accumulo, dalle quali l’acqua viene riutilizzata per usi alimentari e sanitari.  Una parte delle acque grigie, inoltre, viene riutilizzata come concime per le coltivazioni della casa che, grazie al’impiego di semplici serre, assicura la produzione alimentare durante tutto l’anno.

Michael Reynolds

Fonte: www.revit-projects.blogspot.com

La caratteristica delle earthships, navi della terra, è quella di integrarsi perfettamente con l’ambiente. Le loro forme organiche permettono di creare continuità e non distacco rispetto alla natura che le circonda e sembrano in qualche modo nascere dalla terra. Potremmo dire che esse rientrano tra quelle costruzioni “radicalmente” sostenibili, che fin dalle loro fondamenta sono composte di terra e i cui muri di sostegno spesso sono costruiti con gomme usate, riempite di terra e accatastate come mattoni. E’ la costruzione in cui convivono materiali naturali e prodotti industriali riciclati che cerca di non pesare sull’ambiente e che sfrutta al massimo le potenzialità dell’architettura passiva.

Michael Reynolds

Fonte: www.voyageforum.com

Certo, il percorso di Reynolds non è stato sempre facile, poiché dopo le prime realizzazioni negli anni ’70 arrivarono lamentele proprio da chi aveva deciso di vivere in questo tipo di case, sostenendone la non sicurezza e la mancanza di comfort. Il Consiglio di Stato degli architetti del New Messico, tolse la licenza a Reynolds che, però tenace, dopo 17 anni riconquistò il titolo e le licenze necessarie per poter continuare a costruire le sue case, perfezionandole.

Oggi esse costituiscono un tipo di abitazione realizzata con materiale non convenzionale, che però ha permesso la sperimentazione di un modo di costruire alternativo e sostenibile e che spesso ha dato risposte anche a situazioni d’emergenza come quella che si determinò nel 2004 in seguito allo Tsunami sulle coste dell’India e dell’Indonesia. In questa occasione ci si rese conto che le earthships potevamo trasformarsi in una soluzione rapida per aiutare coloro che improvvisamente si erano ritrovati senza una casa e così vennero realizzate costruzioni in bambù, terra, vetro, plastica e pneumatici. Da quel tragico evento, sono state impiegate in innumerevoli altre situazioni di emergenza dai terremoti alle inondazioni, semplicemente applicando il principio costruttivo dell’Earthship Biotecture ed unendo la terra cruda ai rifiuti.

E’ sicuramente un concetto di casa rivoluzionario, ma a quanto pare possibile e se vogliamo, sotto questa o altre forme, auspicabile, perché in grado di ridurre l’impatto sull’ambiente e lo sfruttamento energetico.

Author: Simone Animobono

Credits Cover: www.green-city.su



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