Passivhaus: come si costruisce la casa dei sogni

Una casa passiva è un edificio ad altissime prestazioni energetiche, il cui fabbisogno per la climatizzazione sia invernale che estiva (riscaldamento e raffrescamento) è bassissimo. L’esigenza è talmente ridotta che è possibile riscaldare o raffrescare l’edificio con il solo impianto di ventilazione dell’aria: in unità fisicamente misurabili, questo valore deve essere inferiore a 15kWh/m²annuo. Le case passive consentono, perciò, di avere temperature piacevoli e costanti sia d’inverno sia d’estate. L’obiettivo è perseguibile perché si impiega il calore derivante dall’irraggiamento solare attraverso le finestre, quello prodotto dalle persone e dalle apparecchiature elettriche presenti in casa. Un’edilizia di questo tipo necessita solo del 10% del calore che serve per riscaldare un edificio tradizionale”. Con un articolo pubblicato su questo blog l’otto luglio scorso, con le parole ora richiamate, presentavo l’innovazione in edilizia rappresentata dalle “case passive”. Torniamo ad occuparcene, visto il consenso di quella riflessione e l’interesse che ha suscitato, per provare ad approfondire alcuni aspetti più tecnici, con l’auspicio che questa soluzione tecnologica-costruttiva possa diffondersi ulteriormente nel nostro Paese.

Fonte: www.espansioneonline.it

Fonte: www.espansioneonline.it

Oggi, infatti, le “case passive” italiane sono poco meno di duecento e sono quasi tutte ubicate nel settentrione, dove le condizioni metereologiche sono più rigide e più si avvicinano a quelle degli Stati nord-europei nei quali, più di 20 anni fa, fu sperimentato per la prima volta questo modello edilizio-architettonico. È nel Mezzogiorno, tuttavia, che si gioca la partita più avvincente poiché è dove, in estate soprattutto, l’esposizione al sole delle nostre abitazioni maggiormente incide sulla qualità della vita. L’esposizione al sole e le grandi vetrate che possono raggiungere anche il 40% totale del prospetto, l’orientamento dell’abitazione, l’uso della ventilazione con il riciclo del calore per scaldare l’acqua, l’uso di impianti rinnovabili e di materiali ecologici o naturali altamente performanti per la coibentazione, sono, infatti, i principali parametri che conferiscono al nostro alloggio lo status, e la possibile certificazione, di “Passivhaus”. Analizziamo, pertanto, singolarmente, questi elementi.

Isolamento termico. E’ ottenuto non solo aumentando lo spessore dell’isolante (max 30 cm contro gli 8-10 cm usato per le case tradizionali), ma anche e soprattutto inserendolo nello strato più esterno della parete. L’isolante è disposto su tutte le pareti esterne dell’edificio nella loro interezza, senza tralasciare la corretta coibentazione del tetto.

Calore interno. Tanto migliore sarà l’isolamento termico, tanto meglio l’edificio riuscirà a riscaldarsi attraverso le fonti di calore che si trovano in tutte le case e che di solito trascuriamo: gli elettrodomestici attivi, l’illuminazione, il sole che entra dalle finestre, la cucina, l’acqua calda che scorre nel bagno, gli stessi esseri umani che vi abitano. Benché minima, la quantità di calore prodotta da queste sorgenti non è trascurabile quando viene adeguatamente preservata.

Fonte: www.lebensraumholz.de

Fonte: www.lebensraumholz.de

Finestre termiche. Un punto debole nell’isolamento degli edifici è generalmente costituito dalle finestre. In una casa passiva il vetro delle finestre deve essere triplo, e non doppio. La superficie vetrata diventa determinante e assume un carattere fortemente isolante che giustifica immediatamente la progettazione di poche grandi finestre per questa tipologia costruttiva.

Forma ed esposizione. L’isolamento termico è ottenuto anche mediante lo studio della forma dell’edificio: edifici di volume compatto adsorbono meglio il calore rispetto ad architetture che presentano una morfologia più variegata. Nei climi più caldi occorre prevedere, in aggiunta, un’adeguata ombreggiatura delle pareti esposte al sole, per mantenere la casa fresca in estate.

Ventilazione. Nella casa passiva il problema è risolto con una ventilazione controllata che, attraverso un motore ad alta efficienza energetica e un apposito dispositivo per lo scambio di calore, permette all’aria in entrata di assorbire fino all’80-90% del calore dell’aria in uscita, prima di circolare all’interno. La ventilazione controllata serve anche a uniformare la temperatura delle diverse stanze dell’edificio, recuperando il calore dalle stanze dove se ne produce di più (come il bagno, la cucina, e gli ambiente più affollati) per cederlo alle stanze più fredde come le camere da letto e il soggiorno e al contempo ricambiare l’aria viziata.

Durante la fase di realizzazione e di montaggio di una casa passiva, ricordiamo che è indispensabile procedere con il Blower-Door-Test – prova che recepisce la UNI EN 13829 – per verificare che tutti i collegamenti e i componenti siano effettivamente quasi ermetici, dovendo scongiurare il rischio che si manifestino fenomeni quali i ponti termici o le muffe. E questo “assioma della sigillatura” della nostra abitazione non significa naturalmente che le finestre non possono essere aperte, ma che questa ipotesi, quando espressa, lo sarà solo per pochi minuti essendo più funzionale affidarsi al sistema di ventilazione adottato che conferisce in tutta la casa un diffuso e gradevole comfort.

Fonte: www.prefabbricatisulweb.it

Fonte: www.prefabbricatisulweb.it

I costi di costruzione, come è facile prevedere, sono più alti rispetto ad una casa tradizionale. Perché oltre alle soluzioni impiantistiche e all’utilizzazione di adeguati materiali, sarà necessario anche, in fase di posa in opera, l’impiego di manodopera specializzata e altamente qualificata per ottenere i benefici auspicati. In concreto, potremo parlare di un sovrapprezzo oscillante dall’8 al 20%, a seconda della tipizzazione del nostro progetto esecutivo. Riteniamo, tuttavia, che, oltre agli indubbi vantaggi ambientali ed “esistenziali”, con un più elevato tenore di vita, nel tempo i benefici sarebbero anche economici: non solo, infatti, si ridurrebbe di oltre il 70% la bolletta energetica annuale, ma ove si ottenessero gli incentivi statali disponibili l’investimento sarebbe ammortizzato in meno di 8 anni.

Credits: www.hartlhaus.it

Author: Giuseppe Milano, giornalista ambientale



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