Come le energie rinnovabili illuminano le Post Carbon Cities

Sarebbe stata una buona occasione per avviare una discussione nazionale, nell’ambizione di definire un nuovo Piano Energetico Nazionale che, coadiuvato da una coerente e visionaria strategia, spingesse il nostro Paese a diventare “un hub euro-mediterraneo” per lo sviluppo e l’uso delle energie rinnovabili. Per trasformarsi in uno Stato “post carbon” capace di anticipare e abbracciare un futuro prossimo nel quale i fabbisogni energetici, anche per motivi geo-politici internazionali, dovranno essere sempre più soddisfatti dalle energie pulite. La discussione sul referendum del 17 aprile sulla proroga delle concessioni alle società petrolifere che vorrebbero continuare ad effettuare ispezioni nei nostri mari al loro scadere, invece, almeno fino ad oggi, questa opportunità non l’ha concessa. Eppure, davanti all’urgenza provocata dagli effetti dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale, come anche della sempre più ampia urbanizzazione e antropizzazione dei paesaggi, ragionare sul futuro delle città diventa improcrastinabile. Perché, come rivelano le Nazioni Unite, la popolazione delle aree urbane crescerà da 3,4 a 6,3 miliardi, tra il 2009 e il 2050. Con le attività urbane che, proprio a causa della concentrazione di popolazione, saranno responsabili dell’80% delle emissioni di anidride carbonica prodotta globalmente ogni anno e del 75% dell’energia consumata. Essendo i centri urbani, perciò, come ormai noto, i luoghi che maggiormente influiscono sull’inquinamento globale, è da essi che devono emergere anche le risposte più coraggiose ed innovative per fronteggiare la crisi economica – politica globale in corso che è anche e soprattutto una crisi energetica – sociologica.

Post Carbon Cities

Fonte: www.wep-italia.org

Per provare a risolvere questo enigma, che è biunivocamente globale e locale, già a partire dal 2007, il ricercatore inglese Daniel Lerch ha coniato l’espressione di “post carbon cities”, ossia città non solo resilienti e adattabili ai cambiamenti climatici (tema già esplorato qualche settimana fa), ma anche capaci di non dipendere più dal petrolio e dai combustibili fossi per i propri fabbisogni energetici. Nel libro “Post Carbon Cities”, successivamente tradotto anche in italiano, lo studioso dichiara che “città, picco della produzione petrolifera e cambiamento climatico sono intimamente correlati, con le città responsabili del 40% delle emissioni di gas serra”. Sulla base di queste evidenze scientifiche, pertanto, alcune città inglese, come Bristol e Leeds, già da alcuni anni, hanno varato, dopo un processo di coinvolgimento della cittadinanza, dei piani strutturali con interventi anche radicali di trasformazione e rigenerazione urbana per meglio fronteggiare la sfida climatica e trasformare in opportunità quella che ad oggi è una criticità. Agendo dalla considerazione che le risposte, a simili complesse domande, non potranno mai essere soltanto di tipo politico o economico, ma dovranno essere necessariamente anche di tipo sociale, culturale ed ambientale.

Post Carbon Cities

Fonte: www.sunucla.blogspot.com

Per corroborare ulteriormente queste tesi, periodicamente, intervengono i rapporti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), ossia il principale organismo internazionale che monitora l’evoluzione dei cambiamenti climatici, mediante i quali – dalla considerazione che la temperatura media della superficie terrestre sia aumentata nell’ultimo secolo di 0,74°C, ma che potrebbe aumentare di oltre due gradi nei prossimi decenni – si evidenzia come il «climate turn» presuppone cambiamenti nei comportamenti e nelle abitudini, individuali e collettive, investendo, inoltre, ambiti che variano dalla cultura al cibo, dai trasporti alla giustizia sociale. A Copenhagen, per esempio, l’Amministrazione Comunale, insieme ad Hitachi e ad altre imprese private, ha lanciato “Copenhagen Big Data Platform”: un ambizioso progetto che mira a costruire una rete di database pubblici in grado di raccogliere i dati relativi ad ogni aspetto della vita cittadina, dalla rete elettrica all’inquinamento, dal traffico alla sicurezza stradale, dal consumo idrico alla gestione dei rifiuti. L’obiettivo è conoscere ancor più la città, già smart city, nei minimi dettagli per poi trasformarla entro il 2025 in una capitale ‘carbon neutral’. Si punta, pertanto, a raggiungere questa meta attraverso lo sviluppo di un sistema ancor più “efficiente di efficienza energetica”, con l’analisi dei big data che servirà a supportare la costruzione di infrastrutture ‘verdi’, modulare e rendere più efficiente la fornitura di energia a scala urbana.

Post Carbon Cities

Fonte: www.blogs.anderson.ucla.edu

In Italia, uno dei primi professionisti ad occuparsi di queste dinamiche tecniche-sociologiche afferenti alla progettazione e rigenerazione urbana in chiave climatica-energetica, è il bolognese Mario Cucinella. Nel promuovere Sos – School of Sustainability, un progetto internazionale di educazione post laurea per formare i futuri professionisti della sostenibilità – l’archistar italiano ha sostenuto che oggi più che mai “abbiamo bisogno di migliorare la qualità della vita dei nostri cittadini; abbiamo bisogno di più bellezza: la sostenibilità è qualcosa che avvolge il futuro della nostre città. Avendo l’urgenza di cominciare a progettare il tempo che verrà – ha proseguito – dobbiamo capire che in una società low-carbon, a basse emissioni, vivremo e lavoreremo a bassa energia, in palazzi a basse emissioni con riscaldamento e sistemi di raffreddamento intelligenti, guidando auto elettriche e ibride e vivremo in città più pulite con meno inquinamento nell’aria e migliori trasporti pubblici”. Nel comune bolognese di Monteveglio, infine, già nel 2009 e con un’apposita delibera della Giunta, ci si è attivati per adottare un modello virtuoso di transizione energetica e di conversione ecologica. Nei documenti ufficiali forniti dall’Amministrazione, infatti, è possibile leggere che si promuove un “Piano di Decrescita Energetica” per rendere Monteveglio un Comune “Post Carbon”.

Credits cover: www.farespazi.it

Author: Giuseppe Milano, giornalista ambientale



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