Resilienza urbana: come le città si adattano al clima

Basta uscire di casa, ormai, per rendercene conto. Parafrasando un vecchio adagio, non ci sono più le stagioni di una volta. I cambiamenti climatici sono entrati, lentamente ma prepotentemente, nella nostra quotidianità. E in quella di tutta la popolazione globale. I cambiamenti climatici, come fossero matite colorate agitate da un demiurgico architetto, stanno ridisegnando le principali spazialità che attraversiamo ogni giorno: le nostre città. Gli uragani che hanno devastato città come New York e gli tsunami che hanno spazzato via alcune delle aree più povere del Sud-Est Asiatico, ma anche le fortissime precipitazioni che hanno affondato diverse città europee e i sempre più preoccupanti processi di desertificazione registrati nell’Area Euro-Mediterranea, sono stati, perciò, i messaggi più chiari lanciati dalla Natura, negli ultimi anni, ai Governi della Terra. E, probabilmente, questa inarrestabile e inedita serie di catastrofi naturali susseguitesi e manifestatesi con progressiva intensità, ha spinto, dopo alcuni falliti tentativi, i leader politici dei 195 Paesi che hanno partecipato a novembre alla Conferenza sul Clima di Parigi a ratificare un Patto, per contenere l’aumento della temperatura entro 1,5 gradi pianificando azioni e strategie per mitigare le conseguenze irreversibili dei cambiamenti climatici sulle nostre città. Perché sono le città il cuore della sfida climatica in tutto il mondo. Perché è nelle aree urbane che si produce la quota più rilevante di emissioni ed è qui che l’intensità e la frequenza di fenomeni meteorologici estremi sta determinando danni crescenti, alle persone e alle infrastrutture. Ed è sulla base di questa premessa, e della necessaria capacità di adattamento alle mutazioni della natura da parte dei nostri territori, che oggi, si parla diffusamente di resilienza urbana.

Resilienza urbana

Fonte: www.allsciencesites.com

Con questo termine, acquisito dal vocabolario della fisica contemporanea, impiegato, pertanto, per descrivere la “capacità di resistere a sollecitazioni impulsive, di reagire a urti improvvisi senza spezzarsi”. La città resiliente, quindi, è un sistema urbano che non si limita solo ad adeguarsi ai cambiamenti climatici che hanno reso sempre più vulnerabili le città con conseguenze sempre più drammatiche; ma è anche capace di elaborare risposte sociali, economiche e ambientali nuove che permettano alla Città di resistere nel lungo periodo alle sollecitazioni dell’ambiente e della storia. La resilienza urbana, volendo essere ancor più precisi, deve stimolare una reazione alla prevenzione. Le città resilienti, infatti, prendono consapevolezza della propria esposizione a determinati rischi e, conseguentemente, predispongono un piano proattivo ed integrato per prevenirli e, in caso di necessità, reagire in modo efficace. A questo scopo è importante migliorare la resilienza dei singoli sistemi che compongono una città, i quali sono fortemente interconnessi, perché così facendo si migliorerà la resilienza della città nel suo insieme. Essendo quella del “clima che cambia” una sfida globale, vediamo come alcune città, già da diversi anni, stanno gestendo e affrontando, mediante approcci interdisciplinari e integrati che rispondono ad una visione di lungo periodo, la complessità urbana e sociale tipica dei propri territori.

Copenaghen. La capitale della Danimarca, nel 2011, è stata investita da un nubifragio catastrofico che ha provocato danni per circa un miliardo di euro. Da qui la decisione di trovare il modo di proteggersi dalla violenza del clima del presente e del futuro. E’ stato affidato, perciò, allo studio di architettura Tredje Natur il compito di individuare soluzioni, per il quartiere San Kjeld, sia per favorire lo scolo dell’acqua sia per raccogliere quella in eccesso in bacini. Per fare defluire l’acqua piovana, i progettisti stanno modificando viali e parchi trasformandoli in punti di raccolta. Si prevede, inoltre, di favorire il deflusso verso il mare di milioni di litri d’acqua, attraverso le strade presenti nelle vicinanze dei bacini di raccolta, trasformate in canali di scolo. Il disegno urbanistico, poi, prelude ad una profonda trasformazione delle vie e delle piazze del quartiere, con la creazione di zone piantumate, dune verdi, piste ciclabili, sostituzione di pavimentazioni impermeabili con prati e mini parchi urbani, oltre alla sopraelevazione dei marciapiedi per la raccolta e il deflusso delle acque in eccesso verso il porto.
Resilienza urbana

Fonte: www.lifegate.it

Rotterdam. La città olandese ha avviato nel 2008 la propria strategia sui cambiamenti climatici che ha portato nel 2010 a due successivi programmi di mitigazione e adattamento. Il Rotterdam Climate Proof prevede di rendere la città completamente resiliente al 2025 (ossia le nuove costruzioni saranno limitate ad edifici in grado di adattarsi al clima, con quartieri galleggianti e piazze d’acqua), mentre la Rotterdam Climate Initiative si pone come obiettivo al 2025 la riduzione delle emissioni di CO2 del 50% rispetto ai livelli del 1990. Per “water squares” o piazze d’acqua si intende spazi urbani concepiti come aree di gioco o relax e caratterizzati da un aspetto “variabile” o elastico rispetto alle condizioni climatiche. In pratica, le water squares, rimarrebbero luoghi asciutti per la maggior parte dell’anno, mentre in caso di precipitazioni si trasformerebbero in vere e proprie “piazze d’acqua”, allagate ad hoc per un periodo rigorosamente a termine.
Resilienza urbana

Fonte: www.buonenotizie.it

New York. All’indomani dell’uragano Sandy, l’ex sindaco di New York, Bloomberg ha lavorato per trasformare la città in uno spazio urbano preparato agli effetti dei cambiamenti climatici, primo fra tutti l’innalzamento del livello del mare, con interventi sul paesaggio e sugli edifici. Con questa mission e vision oggi alimentata dall’attuale sindaco De Blasio che, molto ambiziosamente, ha stanziato risorse pari a 2-3 miliardi di euro per convertire ecologicamente una delle città più importanti del mondo. E con “Dryline” – il progetto della municipalizzata statunitense che propone un sistema di protezione a sud di Manhattan contro le inondazioni integrato su larga scala per affrontare la vulnerabilità alle inondazioni – New York si è classificata terza nella quarta edizione della Global Holcim Awards for Sustainable Construction, uno dei più importanti concorsi internazionale per la progettazione sostenibile.

Bologna. Il capoluogo dell’Emilia-Romagna è, forse, la città italiana che più ha investito, finora, sull’adattamento climatico. Per provare ad avere una città non solo “intelligente” (smart), ma anche resiliente. Nella consapevolezza che la vulnerabilità dei territori e il peggioramento del comfort climatico sono tra i principali fronti di intervento sui quali bisognerebbe intervenire con urgenza. In particolare, per il fenomeno del global warming, a Bologna si sta lavorando per risolvere la criticità delle ondate di calore. Prevedendo, quindi, interventi non solo di efficientamento energetico, ma anche di rinaturalizzazione degli spazi urbani pubblici per mitigare i rischi e abbassare le temperature della città.

Resilienza urbana

Fonte: www.edisonpulse.it

Milano. Promosso dalla Rockefeller Foundation per diffondere e sviluppare in tutto il mondo strategie urbane improntate alla resilienza, con il progetto “100 Resilient Cities”, la città di Milano è entrata nel 2013 in questo network con la promessa di agire su due ambiti. Il primo considera la rigenerazione urbana e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente in chiave sostenibile. Il secondo, invece, punta a convertire ecologicamente il trasporto pubblico e a ridurre i fabbisogni energetici.

Concludendo, quindi, è solo riportando tra le priorità politiche del nostro Paese una strategia generale di governo del territorio e delle acque, mediante un’efficace politica di adattamento ai cambiamenti climatici per la mitigazione del rischio da frane e alluvioni, che si riuscirà a passare dall’emergenza alla reale prevenzione. Considerando, però, anche le misure e gli interventi da mettere in atto nella logica multidisciplinare e sistemica della pianificazione di bacino, coerentemente con quanto previsto dalle direttive europee e definendo altresì gli strumenti inequivocabili per la loro puntuale e conforme attuazione.

Credits cover: www.carloiacovini.com

Author: Giuseppe Milano, giornalista ambientale



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