Come l’economia circolare cambia la rigenerazione urbana

Prevenire è meglio che curare. L’Unione Europea, forse consapevole della perdurante e contemporanea fragilità economica ed ecologica del continente provocata tanto dalla quasi decennale e durissima crisi finanziaria quanto dagli effetti dei cambiamenti climatici e del dissesto idrogeologico, deve aver fatto proprio questo vecchio adagio. Negli scorsi mesi, infatti, la Commissione Europea ha elaborato un (primo) Piano d’Azione globale orientato a diffondere i principi dell’economia circolare, in netta antitesi con l’attuale e vigente modello lineare. Per economia circolare si intende un sistema integrato e articolato in cui il “valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse è mantenuto quanto più a lungo possibile e la produzione di rifiuti è ridotta al minimo”: ossia quando un prodotto raggiunge la fine del ciclo di vita, le risorse restano all’interno del sistema economico, in modo da poter essere riutilizzate più volte a fini produttivi e creare così nuovo valore. Per migrare da un’economia lineare ad una circolare, decisamente più ecologica, perciò, occorre sia un cambiamento culturale sia strutturale, essendo necessario ridefinire i paradigmi di riferimento: dalla progettazione dei prodotti ai modelli di mercato e di impresa, dai metodi di trasformazione dei rifiuti in risorse alle modalità di consumo. L’evoluzione dello schema, alimentato da una propria visione e sostenuto da un forte impulso d’innovazione, quindi, se sistemica, deve contemplare l’aspetto tecnologico, economico, politico, civico.

rigenerazione urbana

Fonte: www.news-town.it

E se, poi, dalla massimizzazione degli usi passiamo alla prevenzione e minimizzazione degli sprechi, possiamo riconoscere e comprendere meglio le caratteristiche dell’economia circolare: Risparmio, Riuso, Recupero, Riciclo, Rigenerazione, Rinnovabili. In quest’ottica, il Piano d’Azione della Commissione Europea intende fornire indicazioni agli Stati membri su una serie di ambiti economici e produttivi tra cui la progettazione ecocompatibile dei prodotti, l’utilizzo sostenibile delle risorse e la gestione dei rifiuti. E tra i segmenti produttivi considerati prioritari dall’organismo comunitario, anche per il suo tratto fortemente energivoro, troviamo l’edilizia, con il settore delle costruzioni e demolizioni foriero del maggior contributo annuo di rifiuti speciali a livello europeo: ogni anno si producono 500 milioni di tonnellate, quasi un milione di tonnellate pro-capite per ogni cittadino del continente. Queste indicazioni e prescrizioni europee – questo è l’auspicio – a fronte delle criticità dei cambiamenti climatici e del consumo di suolo, ancor più dovrebbero spingere e stimolare i singoli Paesi a investire nella rigenerazione urbana. Per città meno diffuse e più dense. Per città meno inquinate e più pulite. In Italia, come si evince dalle pubblicazioni dell’Istituto Nazionale di Urbanistica o dai dati dell’Ispra, oltre a migliaia di siti industriali e militari dismessi o degradati, ci sarebbero quasi 4 milioni di alloggi sfitti ed inutilizzati. E con quasi l’80% del patrimonio edilizio, per lo più residenziale, edificato entro il 1985 (e progettato ignorando l’interdipendenza col suo territorio), è evidente l’urgenza non solo di procedere, secondo una chiara e seria strategia nazionale organizzata sulla base di una visione sistemica che abbia al centro il diritto alla città, con interventi di rigenerazione urbana, di rifunzionalizzazione spaziale e di riqualificazione sociale, ma che questi, soprattutto, siano ispirati, appunto, dai dettami dell’economia circolare.

rigenerazione urbana

Fonte: www.ip-arch.com

Un’economia “green”, che contempli le energie rinnovabili e non quelle fossili (come nel caso del modello tradizionale lineare), che preveda soluzioni tecnologiche innovative per sostenere l’efficienza energetica, che valorizzi i materiali eco-compatibili o riciclati per ridurre drasticamente il consumo delle materie prime, che metta al centro la dignità dell’uomo e lo spinga a cercare, nel segno di una nuova coesione sociale, la cooperazione e la condivisione, in sostituzione della competizione e della divisione. Il miglioramento della qualità urbana non dipende, tuttavia, solo dall’efficientamento energetico o dalla manutenzione straordinaria e sostituzione edilizia: la rigenerazione urbana, infatti, rappresentando un nodo essenziale per l’economia circolare, apre la strada alla re-infrastrutturazione, alla rivisitazione dei sistemi di trasporto, al miglioramento della vivibilità attraverso la riscoperta degli spazi pubblici, alla valorizzazione del patrimonio culturale. La transizione verso la città ecologica, pertanto, va organizzata agendo questi tre tipi di simbiosi: quella all’interno dell’apparato produttivo della città, quella tra città con il suo sistema industriale e quella della città con il suo territorio extraurbano. Ogni simbiosi è fonte di risparmi di materie naturali ed energia e, quindi, di rilevanti benefici economici, sociali ed ambientali. Buone pratiche di rigenerazione urbana si stanno già realizzando in diverse realtà nazionali, sperimentando diverse simbiosi che confermano questo schema.

rigenerazione urbana

Fonte: www.globalrealestateexperts.com

Le esperienze avviate confermano, perciò, la tesi che cooperare conviene economicamente e che attraverso una rinnovata prossimità spaziale possiamo rigenerare le città, rinsaldando la loro identità. L’economia circolare, secondo Luigi Fusco Girard, dovrebbe, concludendo, consentire di decodificare la complessità urbana con una lettura “a scala umana”, per poter “valorizzare l’identità locale, la memoria, il patrimonio culturale-paesaggistico, facendo diventare gli spazi pubblici catalizzatori di relazioni, attraverso la cura e la gestione dei propri abitanti; valorizzare la capacità cooperativa dei cittadini e realizzare processi di reale partecipazione democratica sulla base del principio di sussidiarietà; investire nell’economia solidale ed ecologica”. Con la nuova organizzazione della città che, fondata sul recupero, il riuso e il riciclo delle risorse naturali, e in una rispettosa empatia emozionale tra cittadini e spazio urbanizzato, progredisca imitando il sapiente metabolismo circolare della natura.

Credits cover: www.festivaldelverdeedelpaesaggio.it

Author: Giuseppe Milano, giornalista ambientale



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