La rinascita delle stazioni ferroviarie dismesse: un viaggio per il futuro

Sono sorte prima dell’Unità d’Italia e per oltre 160 anni sono state – e potrebbero esserlo ancora – uno dei simboli della nostra Repubblica. Alcune, nel frattempo, sono state abbandonate; altre sono attualmente degradate. Diverse quelle già “riconvertite e rifunzionalizzate”, oltre, naturalmente, alla stragrande maggioranza di esse quotidianamente impiegate. Parliamo delle Stazioni Ferroviarie, vero monumento storico-archeologico del nostro Paese, la cui iconografia ci fa viaggiare tra passato, presente e futuro. E che ci consente, pertanto, di assegnare lo status di “bene comune” a questi luoghi che, per la loro destinazione, hanno concorso alla genesi del concetto di “mobilità come diritto dei cittadini”.

Nell’immaginario collettivo, da sempre, le stazioni sono identificate e rappresentate dal “fabbricato viaggiatori” dedicato agli arrivi e alle partenze (il luogo di “passaggio” da cittadino a viaggiatore, di “mediazione” tra città e impresa ferroviaria). La “stazione”, in realtà, è un insieme complesso di manufatti edilizi, nei quali sono concentrate una polifonia di funzioni e lavorazioni: ricoveri per locomotive e carrozze, magazzini per il carbone e depositi d’acqua, officine per grandi e piccole riparazioni, centrali elettriche, depositi merci, torri di segnalamento e spazi per gestire la circolazione. Negli ultimi decenni, per motivi essenzialmente finanziari, le Ferrovie dello Stato – da ente pubblico – hanno cambiato il loro status giuridico diventando una società per azioni, determinando, contestualmente, una rivisitazione della propria mission: ossia, essendo stato deciso di puntare sempre più sull’alta velocità e sull’alta capacità, a servizio principale di alcune aree geografiche, lentamente e gradualmente molte stazioni sono state abbandonate. Con questa tendenza, inoltre, accelerata dalla “rivoluzione digitale” che ha permesso, anche in un’ottica di contenimento della spesa, di erogare agli utenti viaggiatori servizi online, come la biglietteria, che hanno reso inutile la presenza degli addetti preposti. L’abbandono di molte ferrovie, quasi sempre ubicate nei centri urbanizzati e poste in aree strategiche, quindi, rischia di diventare, per molti Comuni e Regioni, un problema sia sociale, sia ambientale sia economico.

La rinascita delle stazioni ferroviarie dismesse: un viaggio per il futuro

Fonte: www.camera.archivioluce.com

Oggi, poi, come si può leggere da un documento redatto anni fa dal Gruppo Rfi, le stazioni “non sono più concepite come meri luoghi di transito, di arrivo e partenza dei viaggiatori (i cosiddetti non-luoghi di augeniana memoria), ma stanno acquisendo, sempre di più, una valenza commerciale e culturale, diventando luoghi d’incontro, di scambio e di relazione per tutti i cittadini. La stazione si apre alla città circostante, al territorio, diventa agorà e si propone come polo di attrazione urbana, centro di servizi e funzioni polivalenti dedicati a tutti gli abitanti e non solo punto cardine della mobilità collettiva”. La soluzione, pertanto, che sta suscitando molto interesse, non solo tra gli urbanisti ma tra tutti quelli che reputano complementari tra loro i processi di riqualificazione urbana e rigenerazione sociale, secondo uno schema che preveda anche la tutela e la valorizzazione ambientale, è la concessione in comodato d’uso gratuito ad associazione e organizzazioni di stazioni dismesse da parte di Rfi. Sollevando dalla gestione economica-finanziaria sia la stessa società sia, spesso, gli enti locali che, anzi, beneficiano degli effetti positivi prodotti da queste “imprese sociali”. Negli anni, quindi, Rfi ha dismesso quasi 1900 stazioni a realtà, diffuse in tutto il Paese, che ci consentono di disegnare la mappa di “un’altra Italia”. In tutti questi beni architettonici ristrutturati e rifunzionalizzati, infatti, sono nati centri culturali per giovani, aziende per il turismo sostenibile, servizi per gli anziani o i migranti o i senza fissa dimora, teatri e laboratori artistici. Vediamo, perciò, alcuni esempi.

Puglia. A Grumo Appula, nel fabbricato che doveva diventare uno scalo merci, la cooperativa “Solidarietà” ha aperto il centro diurno “La locomotiva” per disabili, un servizio per minori a rischio, una foresteria e un deposito bici per chi prende il treno. Una palestra, una sala relax, un laboratorio informatico e uno di cucina, la mensa e la “stanza per gli apprendimenti”. Sono alcuni degli spazi del Centro diurno educativo per il rafforzamento dell’autonomia di persone con disabilità, inaugurato nel 2012 nei 1000 mq del fabbricato viaggiatori della stazione di Grumo Appula. Si tratta del primo centro riconosciuto a livello regionale per l’autismo. Nello scalo pugliese ha sede anche un centro per minori a rischio e gli uffici amministrativi della cooperativa sociale Solidarietà che gestisce i due servizi. Al centro della stazione i bambini e ragazzi pranzano, vengono aiutati a fare i compiti e sono coinvolti in attività sportive e laboratori manuali. Risultato di uno di questi laboratori è un flipper realizzato interamente con materiale riciclato, che campeggia nella sala per la ricreazione. Appeso ad una parete, un cartellone scritto a mano elenca messaggi educativi come: «È bello usare le mani per abbracciare, creare, giocare. Non è bello usarle per essere violenti».

Canne della Battaglia. Dagli anni ‘30, quando il luogo della storica contesa fu scoperto da un casellante, il sito archeologico lungo la linea Barletta-Spinazzola, è indissolubilmente legato alla ferrovia, che oggi promuove un modello di turismo sostenibile. È quella di un’inedita alleanza tra ferrovieri, archeologi e militari, la storia che nel 2003 ha portato RFI a concedere in comodato d’uso gratuito al Comitato Pro Canne della Battaglia i locali dell’antica stazione ferroviaria che costeggia il sito archeologico. Il Comitato, associazione composta da circa 30 volontari, alcuni dei quali guide professionali, si occupa di divulgazione storica attraverso visite guidate. Inoltre ogni 2 agosto organizza una rievocazione della battaglia di Canne.

Campania. Salerno. Da turisti con lo zaino in spalla ai richiedenti asilo politico; da artisti in servizio civile europeo a persone in condizione di emergenza abitativa. Diversità che convivono nello scalo convertito a struttura ricettiva promuovendo nuove forme di coabitazione. Non solo per persone senza fissa dimora. Dormire in stazione può essere un innovativo progetto di “cohousing sociale”, se lo scalo si attrezza per l’ospitalità. È la sfida della cooperativa sociale Desy, che gestisce la stazione di Codola in provincia di Salerno. Lo scalo, costruito a fine ‘800 in corrispondenza del primo traforo ferroviario realizzato dai Borboni, nel 2007 è stato concesso da RFI alla cooperativa in locazione agevolata (300 euro al mese). La stazione oggi funziona da ostello per turisti zaino in spalla che possono alloggiare a 20 euro a notte e visitare i vicini scavi di Pompei; luogo di permanenza per il Servizio Volontariato Europeo; centro di accoglienza per richiedenti asilo, con il rimborso della prefettura; centro di accoglienza temporanea per italiani segnalati dai servizi sociali del Comune per situazioni di disagio, la cui permanenza viene finanziata dai piani di zona socio-sanitari. Le splendide cantine della stazione vengono oggi utilizzate come sale per le attività comuni. Attraverso questi progetti, Desy offre lavoro a sei giovani della zona che vengono impiegati nelle attività di promozione, manutenzione, pulizia, logistica e amministrazione, mentre quattro volontari si occupano della prima accoglienza.

Lazio. Roma. L’ecostazione della Valle del Sacco. Centro di documentazione ambientale, sala riunioni e laboratorio didattico: sono i servizi offerti dall’associazione Tolerus che collabora con il presidio locale di Libera. E ha favorito la riapertura del bar della stazione, dove lavorano quattro giovani. Un grande murales che copre tutta la sua facciata racconta ai circa 1500 pendolari giornalieri lo spirito dell’ecostazione di Ceccano. Nell’appartamento del primo piano del fabbricato viaggiatori, ottenuto in comodato d’uso gratuito da RFI nel 2007, Tolerus ha realizzato servizi che mette a disposizione della cittadinanza: un centro di documentazione/biblioteca sulle tematiche ambientali; un’area adibita a museo e ad esposizione temporanee; una sala riunioni e convegni; un laboratorio didattico; una sala informatica e multimediale. «L’idea dell’ecostazione è nata a seguito di una lunga battaglia per la salvaguardia del Bosco Faito che, grazie all’impegno della popolazione di Ceccano, è stato dichiarato monumento naturale nel 2009».

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Fonte: www.it.wikipedia.org

Sicilia. Palermo. Ha il nome dell’attivista ucciso dalla mafia Peppino Impastato, la sede del tour operator Addiopizzo Travel che organizza itinerari in 300 strutture che hanno detto no alla mafia. Negli ultimi tre anni oltre 4500 visitatori le hanno scelte e l’attività è in forte crescita. A metà strada tra il centro di Palermo e l’aeroporto Falcone e Borsellino, vicina sia a Capaci sia a Cinisi, dove visse il giornalista antimafia Peppino Impastato, il tour operator Addiopizzo Travel ha trovato nella stazione ferroviaria di Isola delle Femmine la sede ideale per un’organizzazione impegnata a contrastare la criminalità organizzata. «Proprio sull’idea di Peppino Impastato della bellezza come strumento di lotta alla mafia, si fonda la nostra attività», spiega uno dei promotori Dario Riccobono, aggiungendo che «arrivare al lavoro in treno è coerente con l’idea di turismo responsabile che intendiamo promuovere». Viene realizzato un percorso cicloturistico nell’entroterra palermitano e di un percorso nei luoghi del cinema e della letteratura.

Liguria. Parco delle 5 Terre. I centri d’accoglienza turistica dell’ente Parco Cinque Terre sono stati realizzati in ex fabbricati viaggiatori ed ex magazzini merci lungo la linea ferroviaria, creando un’alleanza tra ambiente e sviluppo sostenibile. L’ente Parco Cinque Terre ha realizzato centri di accoglienza turistica nelle 6 stazioni della linea ferroviaria che attraversa il parco: Manarola, Corniglia, Vernazza, Monterosso, Riomaggiore e La Spezia. La convenzione, siglata per la prima volta nel 2011 e rinnovata il 22 aprile 2014, fa in modo che il viaggiatore possa, con un solo biglietto, salire e scendere a suo piacimento dai treni locali, nell’arco delle 24 ore, in tutte le stazioni comprese nel tratto ferroviario tra Levanto e Spezia.

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Fonte: www.fseonline.it

Emilia-Romagna. Si respira un’aria amichevole e allegra, all’ora di pranzo nei locali dell’ex dopolavoro ferroviario della stazione di Cervia Marittima, che dal 2007 sono stati concessi da RFI in comodato d’uso all’associazione Un posto a tavola. È stata poi avviata l’iniziativa Mensamica che offre il pranzo, ogni giorno dal lunedì al sabato, a circa 70 persone. Mensamica distribuisce anche sporte alimentari per la cena e offre la possibilità di fare docce e lavatrici a chiunque ne abbia necessità. Ma soprattutto crea legami di affetto e amicizia, a volte rapporti di lavoro che nascono e si rafforzano tra una portata e l’altra. Tutte le attività, dal ritiro del cibo, alla cucina dei pasti, alla preparazione della sala da pranzo, fino alle pulizie, alla manutenzione e alla contabilità vengono svolti dai circa 80 volontari che si alternano con turni settimanali.

Piemonte. Nell’ex sala d’attesa di prima classe ragazzi immigrati e di seconda generazione tengono laboratori di musica e ballo. É il progetto dell’associazione MondoQui per garantire la sicurezza in stazione. Laboratori gratuiti di break dance e hip hop si svolgono ogni pomeriggio sul pavimento di marmo intarsiato nell’ex sala d’attesa di prima classe della stazione di Mondovì. Il prossimo progetto è la creazione di un piccolo studio di registrazione: «In molti hanno il problema di non sapere dove andare a registrare le proprie cose e lo studio renderebbe questi spazi ancora di più un luogo di ritrovo» afferma uno dei promotori. Per i successivi lavori di messa a norma delle strutture, poi, sono stati avviati laboratori di autocostruzione e di tinteggiatura tenuto da un operaio macedone. Sono circa 50 i volontari-utenti che aiutano l’associazione MondoQui a organizzare eventi, serate e feste. Vengono da paesi molto diversi: Marocco, Albania, Macedonia, Etiopia, Congo.

Credits cover: www.skyscrapercity.com

Author: Giuseppe Milano, giornalista ambientale



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