Come la Street Art riqualifica le periferie

Cosa hanno in comune le aree dismesse, come ex ferrovie o ex caserme, e le gallerie stradali o i sottopassi? Cosa hanno in comune le saracinesche delle attività commerciali e i muri di recinzione che avvolgono il patrimonio edilizio esistente? La risposta potrebbe essere, essenzialmente, una: rappresentare la “tela” ideale sulla quale i “pittori 2.0”, gli street artist(“artisti di strada”), riversano la loro creatività. Affreschi policromatici realizzati, quasi esclusivamente e spontaneamente, nelle periferie per trasformarne l’estetica. Per (provare a) riconfigurarne l’identità logorata dal diffuso degrado urbanistico e sociale che le investe. In quei frammenti marginali di città – o, secondo alcuni, di non-ancora o non-più città, per i profondi e diversi disagi che le attraversano – ribattezzate dall’architetto italiano Renzo Piano come “le città del futuro” per le quali è, quindi, necessario immaginare e realizzare, subito, “un rammendo” coerente e intelligente. Se la Città, pertanto, nella sua complessità e precarietà, è il caleidoscopio attraverso cui osserviamo la nostra realtà, abbiamo sempre più bisogno di innovare i linguaggi per poterne comprendere le continue mutazioni antropologiche in corso e di sperimentare nuove forme di narrazione e rappresentazione. Gli street artist che, fino a qualche anno fa erano considerati veri e propri vandali che agivano clandestinamente e abusivamente, oggi, avendo sempre agito nelle periferie e in tutti quei non-luoghi ignorati dalle Istituzioni, sono molto ricercati e apprezzati dalle stesse e dalle associazioni culturali più lungimiranti, nell’intento di riqualificarle e di restituirle un futuro.

street art

Fonte: www.laforzadicambiare.it

Sebbene per alcuni storici dell’arte si potrebbe addirittura risalire all’epoca dei Sumeri e degli Egiziani se volessimo analizzare e considerare pure i graffiti ipogei, i primissimi esempi di street art, volendo restare nell’età moderna, si trovano nelle tante cittadine americane nelle quali per decenni ci sono stati scontri anche violenti tra bianchi e neri, con i secondi che usavano i muri per denunciare le discriminazioni e le disuguaglianze subite. In Europa, invece, dobbiamo rivolgere il nostro sguardo aBerlino, dove, dopo la caduta del Muro nel 1989, oltre cento artisti giunti da tutto il mondo hanno liberato il loro talento creativo sulla sezione muraria rimasta integra per comporre quello che oggi può essere considerato un “memoriale per la pace” e che ogni anno viene visitato da milioni di turisti. In un ideale viaggio, tra l’Europa e l’Italia, scopriamo alcune delle esperienze più interessanti.

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Fonte: www.edilapp.net

Parigi. Nella capitale francese, nella quale già erano presenti alcuni esempi di street o urban art proposti da alcuni dei più noti artisti internazionali e distribuiti su facciate cieche di edifici o al loro interno, gli attentati terroristici prima nella redazione di Charlie Hebdo e poi al Bataclan, hanno spinto il collettivo di writer Grim Team a realizzare alcune opere “patriottiche” attraverso la rappresentazione del motto della città di Parigi: “Fluctuat nec mergitur” (“È sbattuta dalle onde ma non affonda”).

Roma. L’Art Tribune ha definito Roma la capitale europea della street art, per qualità e quantità di opere, per la loro concentrazione omogenea tra centro e periferie, per il lavoro straordinario svolto in sinergia da associazioni culturali e amministrazioni, a favore di una produzione legale, pianificata e ben intrecciata con il tessuto cittadino”.

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Fonte: www.roma.repubblica.it

Una delle esperienze più innovative è stata vissuta nella borgata di San Basilio, fortemente contraddistinta da un atavico disagio abitativo. La convergenza di obiettivi, tra Istituzioni e associazioni culturali, infatti, ha visto il coinvolgimento – attraverso progetti educativi, didattici, culturali – delle scuole e della cittadinanza. Tra il 2014 e il 2015, nell’ambito di questoprogetto di arte pubblica partecipata, sono state realizzate – a cura di artisti internazionali come lo spagnolo Liqen, gli italiani Iacurci e Hitnes – oltre dieci opere sulle facciate delle palazzine dell’Ater (l’istituto di case popolari). Altri “affreschi urbani” sono stati realizzati nelle periferie di Tor Marancia e a Rebibbia, coinvolgendo i cittadini e trasformandone artisticamente le denunce sociali raccolte. A Tor Marancia, in particolare, il progetto di riqualificazione costato complessivamente 166mila euro voluto dall’associazione 999contemporary, sono state prodotte principalmente ma non solo da Mr. Klevra 21 opere sulle facciate delle undici palazzine del lotto uno, con la gestione affidata ai ragazzi della zona che si sono costituiti in associazione ai quali gli artisti hanno devoluto i diritti di riproduzione delle opere.

Milano. L’olandese Zedz nel capoluogo lombardo nel 2011 ha cambiato il volto a un cavalcavia nella periferia sud e ha lasciato un bellissimo murale a Baggio. Con il suo lavoro che deriva da studi grafici adattati al contesto architettonico. “Il mio scopo – ha dichiarato l’artista – è portare l’arte moderna nelle strade. Non voglio che le mie opere siano “bloccate” nelle gallerie, ma voglio capovolgere la prospettiva e metterle nelle strade, così possono essere viste da chiunque. L’arte è in movimento. Per me è importante fare qualcosa di nuovo e autentico, qualcosa che la gente non ha mai visto prima. E rendere le cose belle e accessibili a un grande pubblico”.

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Fonte: www.vita.it

Torino. Nel 2014, la città di Torino, insieme al Comitato Urban Barriera e la Fondazione Contrada Torino, ha indetto un bando internazionale d’arte pubblica B.ART – Arte in Barriera, per dare nuova vita a 13 facciate cieche del quartiere, così da riqualificare dal punto di vista sociale ed estetico tutta la zona e focalizzare l’attenzione su una parte della città spesso politicamente marginale, per una riqualificazione urbana e ad un accrescimento del valore estetico dell’area interessata. Il concorso è stato vinto da un giovane architetto pugliese conosciuto nel mondo della street art come Millo (Francesco Camillo Giorgino) che attraverso il suo progetto, Habitat, presenta una figurazione, quasi del tutto monocroma, giocata sul bianco e nero, in cui a campeggiare è la figura umana, senza età, senza sesso, senza razza, in grandi proporzioni: un uomo caricaturale e malinconico inserito, attraverso intricate linee, all’interno di un fitto tessuto urbano con cui interagisce in diversi modi.

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Fonte: www.cityproject.it

Messina. Nella città italiana, il Sindaco Accorinti ha fatto realizzare un dipinto che “raffigura quattro corpi nudi, dedicato da Nemo’S a Samia, l’atleta somala che sognava le olimpiadi di Londra ed è morta al largo di Lampedusa. Quell’opera racconta le tragedie nel Mediterraneo e l’oscenità di cadaveri restituiti dall’acqua, che l’indifferenza lascia stesi ad asciugare”.

La street o urban art, agendo da “angelo riparatore” che va a rassicurare e a consolare tutte quelle polarità urbane attraversate da profonde fragilità sociali e morali per lungo tempo trascurate, ci spinge, perciò, a condividere la tesi diBaudelaire che, descrivendo la bellezza nascosta nella bruttezza urbana, sostiene che “ci sono tante bellezze quanti modi consueti di cercare la felicità”.

Credits cover: www.darlin.it

Author: Giuseppe Milano, giornalista ambientale



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