Vivere sull’acqua in una casa galleggiante

Nei secoli molti popoli indigeni hanno adottato soluzioni abitative galleggianti per proteggersi dagli animali o dalle piogge incessanti e rimanere a contatto con la natura, per cui se pensiamo a costruzioni sull’acqua anziché sulla terraferma l’idea non appare così rivoluzionaria: le palafitte sono case sull’acqua e le semplici barche, dotate di ogni comfort, assomigliano sempre più a delle abitazioni. L’aspetto innovativo se non nell’idea, risiede però senz’altro nell’evoluzione tecnica di questo tipo di dimora che negli ultimi anni sta diventando una nuova frontiera dell’architettura sostenibile. Siamo di fronte a vere e proprie case natanti che raggiungono alti livelli di design e di soluzioni tecniche.

Si chiamano houseboats perché pensate come imbarcazioni e alcune sono addirittura motorizzate tanto da permettere spostamenti; altre sono attaccate alla riva e altre ancora totalmente indipendenti. Spesso sono sfruttate come case vacanza o residenze estive, ma non mancano casi in cui fungono da prime abitazioni. L’Australia e il Canada sono dotate di un alto numero di case sull’acqua, ma anche l’Europa del Nord non è da meno. Parliamo nello specifico di Olanda e Germania.

Diversi canali della città di Amsterdam vantano un grande quantità di case galleggianti. Una volta le houseboats erano battelli che servivano per il trasporto delle merci. Nella Amsterdam odierna, hanno preso nuova vita diventando abitazioni complete di elettricità, acqua corrente, cucina, salotto e tutto ciò che serve a trasformare una barca in una casa.

www.amsterdam.netFonte: www.amsterdam.net

Frutto della ricerca su innovazione di materiali e architettura a basso impatto sono le case galleggianti del resort di Forst (Lausitz) costruite sulla riva meridionale del lago di Geierswald, in Germania. I fratelli Wilde hanno costruito una struttura di vetro e acciaio sostenuta da pontoni galleggianti assemblati con perni di accoppiamento. Dopo numerosi test e attività di ricerca, l’alluminio è stato il materiale scelto per rivestire la struttura. Le case sono realizzate al 90% con alluminio riciclato: la sua elevata flessibilità, unita alla sua facilità di lavorazione, hanno consentito di realizzare una copertura duratura e di alta qualità. Ad essa si abbina l’inserimento di impianti di ultima generazione, in grado di abbattere i consumi energetici. Il risultato è una vela in alluminio che emerge con forza dall’acqua e si colora attraverso un gioco di rimandi e riflessi generati dalle continue variazioni luminose del suo rivestimento.

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Questo è solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare. In Germania, infatti, le case galleggianti sono numerose e costruite secondo parametri sostenibili che prevedono impianti a voltaggio basso, ma sufficiente per far funzionare piccoli elettrodomestici. Sono dotate di tetti con pannelli fotovoltaici e, generalmente, realizzate in legno e bambù. Per le loro dimensioni modeste e per l’uso di materiale sostenibile sono soluzioni abitative non molto costose e che non necessitano di molta manutenzione.

Tutto italiano, invece, è il progetto della casa sull’acqua disegnata dallo studio Giancarlo Zema Design Group. E’ la casa WaterNest 100 di Londra, una casa di 100 mq, con un diametro di 12 m e alta 4 m. La struttura, realizzata in legno e alluminio, può ospitare comodamente quattro persone e produrre energia pulita sufficiente per coprire i consumi grazie ai pannelli fotovoltaici presenti sulla copertura. Gli arredi interni sono ecologici e l’impianto di micro-ventilazione è del tipo a basso consumo. Grazie all’uso di materiali sostenibili, l’abitazione è riciclabile fino al 98%. I balconi che corrono intorno permettono una vista sul fiume e danno la possibilità di riconciliarsi con la natura. Davvero graziosa nell’estetica, è unita alla terraferma da una passerella di legno che ne permette l ‘accesso. All’interno di Water Nest 100 si trovano soggiorno, sala da pranzo, camera da letto, cucina e bagno, ma in base alle esigenze gli ambienti possono assumere diverse configurazioni e diventare qualcos’altro: un bar, ristorante, uno spazio espositivo o un ufficio e tutto l’arredo è espressione di un sofisticato design caratterizzato dall’onnipresente presenza del legno.

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Ma perché dovremmo costruire case sull’acqua?

Costruire case galleggianti potrebbe essere una delle soluzioni per resistere a inondazioni e catastrofi naturali, causate dai cambiamenti climatici. In Nigeria, l’architetto Kunle Adeyemi ha progettato una scuola galleggiante in grado di resistere alle alluvioni, alloggiata su una base di 256 bidoni di plastica e con la struttura in legno di provenienza locale. La scuola di tre piani è atta ad ospitare circa cento studenti. L’idea di Adeyemi si fonda su un filone sempre più diffuso nell’architettura sostenibile: non cercare di combattere l’avanzare delle acque costruendo ulteriori barriere, ma adattarsi e seguire il moto delle tempeste con edifici galleggianti.

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Certo costruire una casa sull’acqua può apparire audace, ma pur osservando che non è una soluzione priva di difficoltà (pensiamo solo ai permessi o agli affitti di una superficie d’acqua), non possiamo non analizzare le situazioni di emergenza dovute a catastrofi naturali con cui sempre più siamo chiamati a confrontarci e a cui bisogna cercare delle soluzioni. Eppure, per quanto possa apparire bizzarra come idea, dovremmo guardare alle sperimentazioni (a quanto pare ben riuscite) di quei paesi dove, nonostante tutte le difficoltà, costruire una casa sull’acqua non è rimasto un capriccio o un sogno, ma si è trasformato in un’affascinante realtà.

Author: Simone Animobono

Credits Cover: www.cultura.trentino.it



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